Tribunali, eretici, censura. Una storia dell’inquisizione in Italia

Il lavoro dello storico è un lavoro assai complesso. Occorre, come per ogni seria ricerca, pazienza e prudenza per muoversi in un mare tanto vasto. È un cammino pieno di ostacoli sia esterni (come la mancanza di sufficienti testimonianze) sia interni (come i nostri personali pregiudizi). Lo storico francese Marc Bloch definiva la storia «scienza degli uomini nel tempo» e  paragonava il lavoro dello storico all’«orco di una fiaba» sempre attento a fiutare la sua preda (cfr. Apologia della storia o Mestiere dello storico, Einaudi, Torino 2009, p. 23). Proprio l’oggetto della ricerca ci fa capire la complessità di cui sopra e quanto duro sia questo lavoro di scavo del passato.

Lo studio di Christopher Black, Storia dell’inquisizione in Italia, è un esempio di quanto appena detto. Pubblicato nel 2009 con il titolo The Italian Inquisition (Yale University Press, New Haven and London), ha visto la luce in edizione italiana nel 2013, seguito da una nuova edizione del 2018 (edito da Carocci, Roma).

«“L’Inquisizione in Italia” – esrodisce l’Autore – può sembrare un argomento oscuro e poco attraente, ma non si tratta di una storia così macabra come le leggende e i pregiudizi possono suggerire […]. L’argomento, in realtà, comporta una sfida intellettuale nei confronti di una vasta materia di studio, che può aiutarci ad approfondire aspetti significativi di storia religiosa e sociale. Rivela tutta la stranezza della natura umana e delle sue bizzarre filosofie» (p. 15).

Il testo si compone di dieci capitoli. Partendo dall’instaurazione dell’Inquisizione romana nel 1542, l’Autore si propone di analizzare i rapporti che la stessa aveva con gli organi locali, per poi passare al funzionamento dei tribunali: schema del processo, giudici, notai, verbali, difese, torture, sentenze ecc. Di estremo interesse sono le pagine dedicate a Fra Elisio Masini (pp. 170 ss.), un’analisi dettagliata del lavoro dell’inquisitore, e quelle sulla stregoneria (pp. 343 ss.). Per quanto riguarda quest’ultimo argomento, Black evidenzia le raccomandazioni della Congregazione romana e dei manuali (cfr il Sacro Arsenale di Masini) alla cautela. Nel 1626 – racconta l’Autore – Firenze sembrò precipitare nel panico a causa della stregoneria. La Congregazione di Roma scrisse all’inquisitore di Firenze e, dopo aver vagliato le prove, concluse (p. 346):

«simili materie sono fallacissime, et come l’esperienza cotidiana mostra assai maggiore dell’apprensione degli huomini che nella realtà de’ successi, reducendosi troppo facilmente a malificio ogni malattia dela quale non sia conosciuta subito la causa, o trovato efficace il rimedio […] la voce levata, che in Fiorenza et nel contado sieno molte streghe non ha fondamento reale» (sulla stregoneria cfr. anche lo studio di G. Romeo, Inquisitori, esorcisti e streghe nell’Italia della Controriforma, Sansoni, Firenze 1990).

Lo studio di Black si presenta, quindi, di estremo interesse e si inserisce – come lo stesso Autore dice – nel solco degli studi di John Tedeschi che definito «il padrino dell’immagine corrente dell’Inquisizione»: Tedeschi, infatti, «ha sfatato in maniera energica e decisa la “leggenda nera” che avvolgeva, in passato, l’Inquisizione romana. Il modo in cui Tedeschi ha illustrato i tentativi degli inquisitori di giudicare con equità, di educare oltre che punire, ha avuto un forte impatto sul mio approccio interpretativo». Ciò naturalmente «non vuol dire che illegalità, brutalità, corruzione e altre bassezze umane fossero del tutto assenti» (p. 21), come in tutte i periodi storici.

Giovanni Covino


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