Giobbe, la sofferenza e la provvidenza divina

L’uomo si trova spesse volte a riflettere su quanto accade e cerca, in ogni modo, di penetrare il mistero delle sue esperienze. La stessa ricerca filosofica si nutre di questo desiderio: nella sua essenza, infatti, la filosofia è ricerca di senso, è il tentativo di raggiungere quel sapere in grado di placare la sete di verità della ragione e il desiderio di infinito del cuore.

Quando la realtà vissuta mostra al singolo anche il volto del dolore e della sofferenza, il desiderio di cui sopra si fa ancor più impellente. Conoscere il senso di questa esperienza diviene sempre più importante: la ricerca del senso del tutto s’intreccia con la ricerca del senso della sofferenza vissuta dal singolo, l’interrogativo circa il mistero del mondo con quello della propria irripetibile singolarità, del proprio originale vissuto di gioie e dolori.

Nella tradizione filosofico-religiosa, tali interrogativi trovano espressione viva e concreta in uno dei libri più conosciuti dell’Antico Testamento: il Libro di Giobbe. Nel testo, il protagonista soffre perché colpito da diverse sventure: prima la perdita dei beni materiali, poi per la perdita dei figli ed infine perché colpito da malattia. Giobbe, inoltre, è un uomo giusto, retto, timoroso di Dio, quindi la sua sofferenza sembra ancora più irragionevole. Perché Giobbe soffre? Perché Dio permette tale sofferenza? Come si può conciliare il bene della creazione, la provvidenza divina con il male vissuto da Giobbe?

In una serie di articoli cercherò di affrontare tali questioni seguendo da vicino le riflessioni del filosofo e teologo medievale Tommaso d’Aquino che, tra il 1261 e il 1264, presso la curia di papa Urbano IV, tenne una serie di lezioni proprio su Giobbe (Expositio super Job ad litteram), interrogandosi sul senso della sofferenza e, nello specifico, della sofferenza del giusto.

«In questo libro si procede a illustrare la tesi partendo dal principio che gli eventi umani sono governati da Dio. Ora, ciò che più di tutto sembra in contrasto con la provvidenza di Dio circa gli eventi umani è la sofferenza dei giusti: infatti la constatazione che a volte ai cattivi vadano bene le cose, anche se a una prima analisi si presenta fuori della logica e in contrasto con la provvidenza, può in qualche modo trovare una giustificazione nella misericordia divina; ma che i giusti soffrono senza motivo sembra scalzare completamento il fondamento stesso della provvidenza» (Commento al libro di Giobbe, ESD, Bologna 1995, prologo, p. 24).

Come di può facilmente intuire da quanto detto, l’uomo che soffre è un mondo misterioso che vive in un mondo altrettanto misterioso.

Giovanni Covino

Immagine di copertina: Giobbe dialoga nella sofferenza con i tormentatori e poi con l’angelo del Signore (fonte qui).

2 pensieri su “Giobbe, la sofferenza e la provvidenza divina

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