L’individualismo radicale di Max Stirner

Non conoscevo Giovanni Feliciani prima della lettura del libro L’individualismo radicale di Max Stirner. Nichilismo e terrorismo nell’Europa della seconda metà dell’Ottocento (perla scheda clicca qui), e devo ammettere che lo studio attento del suo volume ha aperto uno spazio importante di riflessione e confronto, nonché mi ha dato la possibilità di ricordare i miei primi studi filosofico-politici.

Abbiamo dinanzi un libro che porta il lettore ad interrogarsi su diverse ed importanti questioni: la natura dello Stato, la libertà, l’individuo, la legge, i divieti, i condizionamenti. Sono temi – come riportato nelle pagine introduttive – che hanno appassionato l’Autore per una vita intera: dalla sua tesi di laurea – il libro che qui presento (pubblicato postumo) – fino al suo ultimo lavoro su Vivere al ritmo della radicalità nella storia (2015). Il concetto più importante che emerge dalle pagine di questo denso volume è quello di “anarchia”, ma occorre comprendere bene ciò che l’Autore intende quando usa questa parola. Come sottolinea Neri nella prefazione non si tratta di un concetto, per così dire, “volgare”, ma al contrario, «il messaggio “anarchico” di Feliciani più profondo è, insomma, un viatico di pace e di armonia lontano anni luce dagli epiloghi dell’anarchismo insurrezionalisti di fine Ottocento e primi Novecento. In altre parole, Feliciani ricostruisce una vera e propria filosofia anarchica in cui il perno centrale non è l’assenza di regole o di leggi, ma l’individuo e le sue esigenze specifiche» (p. 17).

Qui – in questo desiderio della «libertà individuale senza condizioni» (p. 21) – si inserisce l’interesse del Nostro per le riflessioni di M. Stirner, F. Nietzsche e, secondo quanto dice ancora Neri, per il pensiero di G. Simmel, riflessioni che avvicinano Feliciani alla corrente della c.d. “filosofia della vita” che fanno del centrale concetto centrale di “anarchia” una sorta di mezzo che aiuta l’Autore a riflettere sull’uomo e sulla sua condizione: «ciò che voglio dire è che a me sembra – leggiamo nella prefazione – che parlare di anarchia per Feliciani sia stato più un mezzo che un fine, un pretesto per parlare della Condizione Umana tout court» (p. 21).

Il testo si compone di un’introduzione (pp. 27-38) e di tre capitoli:

  • il primo, Preludio alla soppressione radicale di tutti i valori: Max Stirner (pp. 39-71);
  • il secondo, Il Nichilismo russo (pp. 73-87);
  • il terzo ed ultimo, Il Terrorismo anarchico (pp. 89-97).

Un’appendice su Stirner e Nietzsche (pp. 99-103) conclude lo studio.

Ritornando al tema del “vitalismo”, possiamo dire che esso è, in un certo senso, confermato dallo stesso A., quando afferma che «tutti gli sforzi intellettuali fatti fino ad ora dagli storici, dai filosofi e dai formulatori di dottrine in genere vanno visti e interpretati come un tentativo di dare un senso alla vita. Ma il significato di quest’ultima non può provenirle dall’esterno, non può esserle appiccicato da teorici e da intellettuali in genere; esso sta nella vita stessa e cioè nello stesso vivere la vita» (p. 27). La filosofia, in questo quadro, ha il fine di mettere in dubbio la realtà; tuttavia, tale dubbio non deve essere fine a se stesso («bisogna stare attenti – dice Feliciani – a non fare del dubbio una filosofia», p. 29). Il dubbio deve concentrarsi su ciò che ingabbia la condizione umana e ne condiziona la libertà: «rivolte, ribellioni, insurrezioni, hanno caratterizzato, nel corso dei tempi, l’insopprimibile desiderio degli esseri umani a non farsi sottomettere» (p. 38). In questo quadro concettuale va inserito il discorso su Stirner e la ricerca dell’affermazione dell’autenticità dell’io: si tratta, secondo il Nostro, di «un individualismo» come «stato d’animo, sensazione di vita, attitudine intellettuale e sentimentale davanti alla società» (p. 70). Questo porta il discorso – come si diceva inizialmente – al di là di un “anarchismo volgare” e vicino all’affermazione di una “filosofia della vita”, di una filosofia come strada per l’affermazione della propria libertà come autentica espressione dell’essere umano. I riferimenti storico-filosofici dei capitoli secondo e terzo completano la riflessione aprendo una finestra teoretica sul nichilismo nietzscheano e sul “superamento” dell’uomo: «”Dio è morto” così proclama Nietzsche: l’esistenza umana si trasforma e l’uomo può trovare la sua libertà creatrice. Gli antichi dogmi perdono il loro fondamento: si avvicina l’ora della soppressione radicale di tutti i valori» (p. 102).

L’uomo, dunque, supera l’uomo nel senso di un cammino di perfezione che abbraccia la vita «nei suoi molteplici aspetti»; e questo cammino è esso stesso «un eterno canto alla vita».

Giovanni Covino

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