Il tintinnio dei boccali di Burrobirra

«“Burrobirra!” disse Harry senza riflettere. “Sì, mi piace quella roba!”».

La bevanda preferita dai maghi è senza alcun dubbio la Burrobirra (ingl.: Butterbeer). Presente nei locali più famosi del mondo fantastico creato da J. K. Rowling – da Testa di Porco ai Tre Manici di Scopa, passando per Il Paiolo magico –, questa bevanda può essere servita sia fredda che calda e ha un basso contenuto alcolico, caratteristica che permette ai giovani aspiranti maghi di poterne bere senza particolari effetti. Al contrario, risulta fatale per gli elfi. Nel quarto volume della saga, Winky, l’elfa domestica di Crouch, dialoga, tra un “hic”e l’altro, con i nostri protagonisti:

«“Si” disse Harry, “non lo [si riferisce a Crouch] vediamo dalla prima prova. La Gazzetta del Profeta dice che è malato”. Winky si dondolò ancora un po’, fissando confusamente Harry. “Padrone – hic – malato?”. Il labbro inferiore prese a tremare. “Ma non siamo certi che sia vero” intervenne rapida Hermione. “Padrone ha bisogno della sua – hic – Winky!” piagnucolò l’elfa. “Padrone non può – hic – farcela – hic – tutto solo…”. “Altre persone riescono a fare i lavori di casa da soli, sai, Winky” disse severamente Hermione. “Winky – hic – non fa solo – hic – i lavori di casa per il signor Crouch!” strillò l’elfa indignata, dondolandosi più forte che mai e versando la Burrobirra sulla camicia già coperta di macchie. “Padrone affida – hic – a Winky – hic – il più importante – hic – il più segreto…”. “Cosa?” chiese Harry. Ma Winky scosse violentemente la testa, rovesciandosi addosso dell’altra Burrobirra» (IV, 484).

Se per gli elfi – come si può notare – non è raccomandabile, la burrobirra è sempre una buona idea per piccoli e grandi, anzi è una buona idea non solo nel mondo magico visto che di Buttered Beere si parlava già nel 1594 in un manuale di cucina (Cfr. A Good Huswifes Handmaide, 1594, To make Buttered Beere) e se ne continua a parlare.

Le regole non scritte dello stare insieme per gustare piatti e bevande sostanziano la nostra esperienza comune e non poteva di certo mancare nella saga Harry Potter: bere burrobirra è un’azione che va a definire i personaggi e le situazioni che vivono, descrive un costume. Come l’erba piparina per gli Hobbit di Tolkien, la scelta di bere un bel boccale insieme è di grande utilità: in alcuni casi aiuta a pensare, in altri riscalda l’animo e tira su, in altri ancora semplicemente rinsalda l’amicizia nella genuinità di un brindisi, come quando Harry, Ron e Hermione si ritrovano – dopo aver trovato la Mappa del Malandrino – al locale Tre Manici di Scopa:

«Harry e Hermione si fecero strada fino in fondo al locale, dove c’era un tavolino libero tra la finestra e un bell’albero di Natale vicino al camino. Ron tornò cinque minuti dopo con tre boccali schiumanti di Burrobirra bollente. “Buon Natale!” disse allegramente alzando il suo. Harry ne bevve a lunghi sorsi. Era la cosa più squisita che avesse mai assaggiato e gli parve che lo scaldasse da dentro» (III, 186).

L’allegria dello stare insieme, segno di un legame profondo, si riversa nel tintinnio dei tre boccali: un modo, come tanti altri, per ristorare l’animo e coltivare l’amicizia. In fondo è un gesto come questo che permette di cogliere quegli aspetti semplici, ma genuini della vita.

Giovanni Covino

Lascia un commento



Segui il blog anche sulle maggiori piattaforme Podcast

Creato con WordPress

Giovanni Covino, autore e curatore del blog.