Gli intellettuali nel Medioevo è un testo dello storico francese Jacques Le Goff la cui prima pubblicazione risale al 1957. Nonostante sia datato e tante pagine siano state scritte sul tema, il piccolo volume ha ancora oggi il suo fascino e un’importanza fondamentale per tutti coloro che vogliono accostarsi al Medioevo, cercando di coglierne luci e ombre – come tutte le epoche storie – senza pregiudizi.

Il volume di compone di tre parti:
- la prima parte si intitola Il XII secolo. Apparizione degli intellettuali. In queste pagine Le Goff si sofferma sulla nascita di questa nuova figura legata al mondo della cultura, descrivendo il nuovo mestieri, i mezzi e il ruolo;
- la seconda parte è dedicata al XIII secolo. La maturità e i suoi problemi. Qui l’argomento principe è l’università e sono da segnalare le pagine dedicate alla struttura della disputa;
- l’ultima parte affronta il passaggio Dal maestro universitario all’umanista. L’importanza dell’intellettuale nel mondo politico “moderno” che segna la fine convenzionale del Medioevo.
Il volume si conclude con un’utile cronologia e con ottimi riferimenti bibliografici.
Detto ciò, la prima cosa da tener presente sono le dimensione del volume: nell’edizione Mondadori (2019) è un testo (compreso di bibliografia) di 174 pagine, pertanto – visti i numerosi argomenti trattati – un testo per forza di cose generico, solo in alcuni casi specifico (la già citata bibliografia alla fine del volume può già dare un’idea della complessità del tema). Insomma trattasi di un punto di partenza per ulteriori approfodimenti.
Il secondo punto riguarda l’uso del termine “intellettuale”: nella prima pagina Le Goff chiarisce che l’uso che ne fa è da leggersi in una «prospettiva comparativa» che «non separa il punto di vista sociologico – che pone l’accento sulla coerenza del tipo e della struttura – dallo studio storico – che valorizza le connessione, i mutamenti, le svolte, le fratture, le differenze, l’inserimento nella società globale di un’epoca». Solo in questo senso l’uso del termine – conclude Le Goff – «è giustificato e utile» (p. 3). Una nota iniziale da tener presente visto che il sostantivo viene usato per scrittori e uomini di cultura in genere dalla fine dell’Ottocento in poi.
Partendo da quanto appena detto, mi soffermo sul terzo e ultimo punto che merita – a mio parere – attenzione particolare e che si trova nella seconda parte del testo: la Scolastica. In queste pagine, Le Goff dice:
Oltre ai suoi strumenti, il tecnico intellettuale ha il suo metodo, la scolastica, della quale illustri eruditi, tra i quali in primo luogo figura monsignor Grabmann, hanno raccontato la costituzione e la storia. Il padre Chenu nella sua Introduzione allo studio di san Tommaso d’Aquino ce ne ha data una nitida esposizione. Cerchiamo ora di chiarire cosa sia questa scolastica, vittima di denigrazioni secolari e tanto difficile da penetrare senza preparazione a causa del suo aspetto tecnico che sembra fatto per respingere il profano, e quale sia la sua portata. Una frase di padre Chenu deve servirci da guida: “pensare è un mestiere le cui leggi sono state minuziosamente fissate”.
Gli intellettuali nel Medioevo, p. 83
Seguono a questo punto le leggi di cui sopra, quei pilastri che vanno a definire il mestiere del pensatore di questo periodo:
- leggi del linguaggio: i pensatori e i professori del Medioevo sono attenti alle parole che usano, al loro rapporto con la realtà, al concetto che esprimono;
- leggi della dimostrazione: attenzione ai procedimenti, alle esposizioni, alle tesi che si sostengono. Gli scolastici del XIII secolo non si accontentano della forma, delle sole parole, ma mirano ad un «pensiero valido»;
- autorità: si cerca il supporto nelle argomentazioni di altri pensatori. «Il cristianesimo e il pensiero antico arricchito dal suo passaggio attraverso il mondo arabo» (p. 84);
- la teologia come scienza: la fede si appella continuamente alla ragione per “dar ragione” (cfr. la prima lettera di Pietro, 3, 15), accompagnati dalla consapevolezza che la grazia non annulla la natura, ma la perfeziona (secondo il noto principio tomista).
Da qui, come da base ben solida, si innalza la struttura universitaria, espressione più alta del mondo intellettuale e che trova la sua piena attuazione nella disputatio, vero e proprio esercizio di pensiero che mette insieme tutti i punti di cui sopra.
Così si sviluppa la scolastica, maestra di rigore, stimolatrice di un pensiero originale, ma obbediente alle leggi della ragione.
Gli intellettuali nel Medioevo, p. 87.
Questa parte dedicata alla scolastica è uno degli aspetti più interessanti del testo: dà un po’ di luce ad un periodo che per anni è stato considerato solo ed esclusivamente buio. Se è vero che non esiste un’epoca perfetta, un’età dell’oro (perché non esiste l’assoluta perfezione nel mondo) è altrettanto vero che nel passato, anche quello più oscuro, può trovarsi qualcosa di buono: nostro compito è salvaguardarlo e tramandarlo. Anche questo è progresso.
Giovanni Covino



Lascia un commento