L’illusione di prevedere la Storia futura

Perché è così difficile prevedere il corso futuro della storia?

La risposta più ovvia rimanda ai limiti delle nostre capacità, anche se non tutti accettano tale spiegazione. Si e disposti a riconoscere che non si può prevedere il destino di un individuo, ma per vari motivi alcuni non rinunciano all’obiettivo di formulare previsioni circa il futuro di entità complesse come società e nazioni. È un sogno antico, presente in quanto tale sin dalle epoche più remote.

Nonostante gli insuccessi il sogno continua a essere perseguito anche ai giorni nostri. Dal momento che siamo noi a fare la storia, dovrebbe pur esistere un metodo in grado di condurci alla previsione storica, proprio come c’è il metodo che consente di prevedere i fenomeni naturali. Il fascino che questo modo di pensare esercita sull’animo umano è perenne. Ne troviamo già tracce nelle civiltà antiche, e in epoca moderna è stato Marx a coltivare tale disegno ipotizzando l’avvento della società comunista senza classi e senza conflitti.

Non a caso Xi Jinping ha scelto, nella Cina neocomunista, di attribuire di nuovo al marxismo-leninismo il ruolo di dottrina ufficiale (e unica) dello Stato. Più recentemente Francis Fukuyama, prendendo spunto dalla caduta del muro di Berlino, pronosticò che dopo l’implosione dell’Unione Sovietica non esistevano più alternative plausibili alla democrazia liberale. Ciò significa che a suo avviso questo tipo di ordinamento era destinato a propagarsi, senza incontrare ostacoli significativi, all’intero pianeta.

A partire da simili premesse era pure plausibile pensare che la stessa democrazia liberale potesse essere esportata nei contesti storico-geografici in cui non era ancora insediata. Non è andata affatto così, come tutti sappiamo. E si noti anche che nessuno aveva previsto la diffusione del fondamentalismo islamico, né che l’Occidente sarebbe stato sfidato apertamente da potenze autoritarie, quali Russia e Cina.

È chiaro, in ogni caso, che una vera previsione storica sarebbe possibile solo se vivessimo in un mondo artificiale. Dovendo condurre le nostre esistenze nel mondo reale, occorre rassegnarsi al fatto che il futuro è aperto.

Michele Marsonet, Filosofo, già Preside di Lettere e Filosofia UniGe

Fonte: Il Giornale del Piemonte e della Liguria,

rubrica La Lanterna del filosofo, 7 febbraio 2024

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.