
Se non hai letto il primo capitolo:
IV.
Socrate, ripresosi dal torpore, si trovò in un luogo alquanto buio. Sembrava una specie di caverna. Si voltò e due uomini gli si pararono dinanzi. Il primo era magro, non molto alto, con una testa di dimensioni più grandi rispetto al resto del corpo, con indosso abiti curiosi e in testa qualcosa simile ai capelli; l’altro di statura alta e di corporatura robusta, portava un saio bianco con una specie di coprispalle nero.
Socrate li scrutava con una certa inquietudine in volto. I due ricambiavano lo sguardo, ma con aria ammirata. Il silenzio venne rotto dall’uomo più alto.
«Socrate, per noi è un onore conoscerti di persona».
L’uomo parlava una lingua straniera, ma, con suo grande stupore, Socrate riusciva a capire quello che diceva.
«Voi mi conoscete?» – chiese.
«Sì, ti sembrerà strano…anzi, inizialmente è stato strano anche per noi, ma nell’illogicità di quello che accaduto è l’unica cosa logica capace di spiegare questa situazione…».
«Ci penso io» – disse l’uomo più basso, esprimendosi in una nuova e più curiosa lingua, ma che comunque Socrate riusciva a comprendere.
«Va bene. Sarò – come diceva il mio maestro – un bue muto».
«Allora, Socrate, non interrompermi. Ti prego di ascoltare tutto. Ti sembrerà strano, ma è la verità. Dopo tre giorni abbiamo capito che quello che sto per dirti è l’unica cosa possibile, come diceva il mio caro amico. Noi ti conosciamo perché veniamo dal futuro: io sono Immanuel Kant e vengo dal XVIII secolo, lui è Tommaso d’Aquino e viene dal XIII secolo… non ho tempo per spiegare tutto quello che è successo circa la conta degli anni…comunque per farla breve: io sono nato o nascerò, boh non so, diciamo nascerò tra 2164 anni, lui, invece, tra 1665 anni».
«Non capisco…siete due pazzi…questa è l’unica soluzione».
«No, Socrate, non siamo pazzi…».
A quel punto, per convincere Socrate della veridicità della loro storia, i due iniziarono a narrare aneddoti della vita di Socrate (circa i suoi insegnamenti o della vita alquanto movimentata con Santippe) o quelli di altri filosofi, eventi della storia greca e altri piccoli episodi.
Il filosofo greco ascoltava, impassibile. Era il ritratto dell’incredulità. Le rughe disegnavano sulla sua fronte curve che partivano dalla tempia e raggiungevano l’altra, con un doppio movimento inarcato sulle due sopracciglia.
«Come siete arrivati qui?» – chiese incuriosito Socrate.
«Sia io che Tommaso – disse Immanuel – abbiamo trovato un piccolo libro con delle istruzioni: diceva di recarci in un posto ad un’ora ben precisa. Ho dovuto rinunciare alla mia solita passeggiata quotidiana…»
«…sì – intervenne Tommaso – mi ha ripetuto mille volte che lui, professor Immanuel Kant, ogni giorno alla stessa ora, passeggia…tanto che gli abitanti della sua città regolano l’orologio…».
«Cosa?» – chiese Socrate, mentre Kant, con un sorriso orgoglioso, ascoltava l’intervento di Tommaso.
«…l’orologio…uno strano aggeggio che segna le ore del giorno…».
Socrate sembrava non capire, ma decise di non approfondire il discorso per non perdere ulteriore tempo.
«…dicevo – riprese Kant – la curiosità dello scienziato mi ha spinto a seguire quello strano libro: sono arrivato alle 15:30 in punto in una zona periferica della mia città natale. E, all’improvviso, tra i rovi, una luce venne fuori avvolgendomi completamente. Così ieri son arrivato qui…nella magnifica Grecia antica… Herrlich!».
«Caro Socrate, a me è successa la stessa cosa. Ti risparmio i dettagli – disse l’uomo alto e grosso – perché supponiamo che siamo qui per qualche motivo».
Dopo aver attentamente ascoltato, Socrate decise di lasciare da parte ciò che per lui era di manifesta illogicità e raccontò ai due uomini tutto quello che era accaduto due giorni prima, sperando di trovare il colpevole del misfatto.
Immanuel e Tommaso, dal canto loro, si mostravano sinceramente dispiaciuti e il maestro, quando vide il loro volto, comprese l’importanza di Platone per la storia a venire. I tre perciò decisero di unire le loro forze e le loro menti per scoprire l’arcano mistero della morte di Platone.
V. 1.
Era mattina. E il sole splendeva alto sulla città di Atene. Socrate fu il primo a svegliarsi, dopo quella surreale notte. I tre filosofi erano rimasti svegli a pensare sul da farsi e a riflettere sugli indizi che Socrate aveva scovato durante la sua breve indagine [continua].
Giovanni Covino



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