La storia di una verginità che si difende

La bella estate di Cesare Pavese è un romanzo breve pubblicato nel 1949, dopo quasi dieci anni dalla sua stesura. Il testo è un ritratto delicato, intimo e preciso di una giovane donna, Ginia, che vive, tra le trame decadenti della città di Torino, il passaggio dall’ingenuità dell’adolescenza all’età adulta.

Com’è noto, lo stesso Cesare Pavese definì il racconto come “la storia di una verginità che si difende”, proprio per evidenziare il Leitmotiv dell’opera che, seppur breve, presenta momenti descrittivi di rara intensità e che si concentrano proprio sull’innocenza che cerca di donarsi all’altro e alla vita, ma che poi alla fine vede smarrirsi tra le nebbie di una superficiale indifferenza.

In questo testo, come anche in altri, Pavese riesce ad essere semplice e profondo allo stesso tempo: descrive in ogni pagina le speranze della giovinezza e dipinge le luci e le ombre dell’amore che Ginia, nella sua ingenuità, spera di vivere.

L’illusione prende presto il posto della speranza quando le proprie idee, in questo caso l’idea di un amore sincero e travolgente di Ginia, fanno i conti con la cruda e spietata realtà che ci circonda.

Al termine della lettura sembra quasi sentire un peso sullo stomaco: il lettore percepisce la malinconia che nasce dalla discrepanza tra il tentativo di vivere la propria vita e le delusioni che questa, quasi inevitabilmente, porta con sé.

La bella estate sembra essere un’aspirazione frustrata del cuore.

Giovanni Covino

Lascia un commento



Segui il blog anche sulle maggiori piattaforme Podcast

Creato con WordPress

Giovanni Covino, autore e curatore del blog.