Aristotele, nell’opera che sarà poi intitolata Metafisica da Andronico di Rodi, dice che «la ricerca della verità sotto un certo aspetto è difficile, mentre sotto un altro è facile». Questo per una ragione semplicissima: l’uomo è un essere limitato, un essere finito perciò – continua il filosofo greco – «è impossibile […] cogliere in modo adeguato la verità, e che è altrettanto impossibile non coglierla del tutto» (Metafisica, II, 1).
Trattasi di un punto di partenza fondamentale per ben cominciare una fatica – la ricerca del vero – che, oltre a quanto appena detto, richiede altre due qualità: costanza e pazienza. Naturalmente, tutto questo verrebbe meno se venisse negata a priori – e pertanto senza adeguata giustificazione – la capacità, al netto delle difficoltà, dell’uomo di raggiungere la verità.

Non è questo il caso dell’ultimo lavoro di Adriano Virgili: Elementi di filosofia della religione (Phronesis, Palermo 2024, pp. 326, d’ora in avanti EFR) è un’introduzione allo studio sistematico del fenomeno religioso le cui «pagine riflettono la fiducia nell’idea tradizionale che esista la verità (anche nelle questioni di carattere religioso) e che gli esseri umani possono fare progressi verso la sua scoperta» (EFR, 19). Scopo principale è «offrire al lettore una panoramica generale della disciplina così come questa viene concepita secondo la cosiddetta prospettiva analitica, anche se il suo approccio non è strettamente analitico» (EFR, 5).
Il primo aspetto che risalta all’occhio è, in base a quanto appena detto, l’ampio raggio d’azione dell’Autore: i riferimenti bibliografici – posti alla fine del volume per non appesantire la lettura e perseguire così lo scopo fondamentalmente divulgativo (cfr. EFR, 5) – permettono di capire subito che si ha in mano un testo di grande spessore teoretico. L’Autore ha studiato attentamente l’argomento e in profondità, con un taglio – mi pare di poter dire – squisitamente metafisico. Difatti, l’obiettivo, sin dalle prime battute, è quello di giungere alla radice del concetto stesso di religione, analizzando minuziosamente le “leggi” che regolano il fenomeno stesso. Il primo capitolo – Religione e filosofia della religione (pp. 7-19) – giunge, dopo una dettagliata analisi degli aspetti comuni delle diverse tradizioni religiose e con il supporto dei riferimenti bibliografici di cui sopra, ad una prima definizione: la religione è «l’insieme di credenze e pratiche che propone il superamento della negatività ritenuta intrinseca della condizione umana attraverso uno o più percorsi pensati come efficaci ed immediatamente disponibili» (EFR, 16).
Possiamo, con questa definizione, cogliere quell’aspetto squisitamente metafisico di cui parlavo poco sopra: la dimensione religiosa affonda le proprie radici nella coscienza che ogni uomo ha – sempre e ovunque – della sua condizione di finitezza e, allo stesso tempo, quella percezione, accompagnata spesso dai sentimenti di angoscia e inquietudine, di un tarlo che rode il cuore dall’interno (peccato, sofferenza, materia, corruzione…). Trattasi della coscienza della propria e altrui miseria che spinge l’uomo non solo a filosofare, per trovare un senso all’esistenza nella sua interezza, ma che, altresì, lo apre proprio alla dimensione oggetto d’indagine, quale “via” privilegiata per rapportarsi alla propria vera natura e al principio da cui essa stessa proviene, ciò che comunemente – per citare Tommaso d’Aquino – tutti chiamano Dio.
Questo conduce il lettore ad affrontare il tema metafisico per eccellenza: An Deus sit, per dirla ancora con le parole dell’Aquinate (cfr. Summa Theologiae, I, 2). Essendo il fenomeno religioso un richiamo immediato alla sfera del divino, la trattazione è di primaria importanza e l’Autore lo sa bene visto che dedica all’argomento buona parte del volume (pp. 20-142) snocciolando la questione prima in negativo – con un’analisi dettagliata dell’ateismo, dell’agnosticismo e del problema del male – poi in positivo – con la descrizione e i relativi approfondimenti degli argomenti per l’esistenza di Dio. Relativamente a questa parte del volume, sottolineo due aspetti:
- il primo: gli argomenti o le vie descritte per raggiungere il Prinicipio primo sono tratti dalla tradizione filosofico-religiosa e stati calati nel contesto contemporaneo con un’interessante analisi delle prove di autori recenti (come per esempio Plantinga, l’argomento del fine tuning, del disegno intelligente ecc.);
- il secondo: un paragrafo (cfr. pp. 139-142) è stato opportunamente dedicato alla figura di Antonio Livi e alla filosofia del senso comune. Un accenno già è stato fatto nelle pagine precedenti di questa recensione. Qui vorrei solo sottolineare che, per l’analisi del fenomeno religioso, è di grande importanza il riferimento a quelle che Livi definisce “certezze del senso comune” poiché – come sottolinea l’Autore – vanno a costituire le condizioni di possibilità dell’atto di fede quale accettazione delle verità rivelate da Dio (qui, come si può intuire, ci troviamo nell’ambito della tradizione cattolica).
Dopo questa interessante trattazione, l’Autore dedica la seconda parte del volume ad altri importanti temi che rientrano appunto nell’ambito dell’oggetto di studio. Dapprima soffermandosi sul concetto di esperienza religiosa (pp. 143 ss.), poi sulle varie concezioni della realtà ultima (pp. 169 ss.) e, infine, spiegando con più precisione i concetti di semplicità, onnipotenza e onniscienza di Dio (pp. 194 ss.). L’ultima parte del volume prende in esame il rapporto religione e morale (pp. 222 ss.), i miracoli (pp. 239 ss.) e il fondamentale tema dell’immortalità dell’anima (pp. 252 ss.).
Conclude il lavoro un capitolo, a mio parere, di grande importanza sulla pluralità religiosa. La presenza, infatti, di tante tradizioni religiose pone un problema di non poco conto: il problema della vera religione. Esiste la vera religione? Come possiamo trovarla? A questo problema di natura teoretica se ne aggiunge un altro, vale a dire la presenza di persone che soggettivamente, perciò liberamente, pensano/credono che oggettivamente la propria scelta religiosa sia quella giusta e pertanto assoluta.
È indubbiamente un problema di grande importanza soprattutto nell’attuale contesto storico, contraddistinto dalla globalizzazione e soprattutto è un problema di non semplice risoluzione che richiede prudenza e rispetto, da un lato, e grande onestà intellettuale, dall’altro.
Giovanni Covino



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