Le parole mai dette. Genealogia di un delitto, capitolo 3

Il racconto – come i precedenti (clicca qui per altri racconti) – è frutto di fantasia dell’Autore, anche se i personaggi principali sono realmente esistiti. Di seguito alcune note importanti per la comprensione del testo…[per leggere la Nota preliminare clicca qui]. Se non hai letto i capitoli precedenti:


III.

Torino, 6 gennaio 1889

«Non può essere» – continuava a ripetere Peter.

«Perché no? Pensaci un attimo: è venuto ieri con aria indifferente e con il solo scopo di chiudere in fretta la situazione. Poi quell’uomo…».

«Quale uomo?» – chiese Peter con aria preoccupato.

«L’uomo che stava parlando con il commissario. L’ho notato mentre ero alla finestra: il commissario ha passato non so che all’uomo, poi è rientrato…».

«Strano» – disse Peter con aria preoccupata.

Nietzsche continuava a riflettere. Rimuginava su quanto accaduto, mentre Peter continuava a porre domande. La sua voce era come una specie di ronzio che faceva da sfondo al suo tentativo di uscire da quella situazione mista di rabbia e disperazione.

«…hai sentito quello che ho detto?» – disse Peter, con un leggero fastidio.

Nietzsche alzò lo sguardo e lo guardò dritto negli occhi. Poi disse:

«…no, mi spiace, Peter, cosa dicevi?».

Con pazienza, l’amico ripeté quello che aveva appena detto e Nietzsche non fece altro che annuire.

«Dovremmo andare – disse Peter, riprendendo il filo del discorso – di nuovo dal commissario e chiedere spiegazioni, non credi?».

«No, no! Meglio non andare per il momento…vediamo quello che succede. Nel frattempo…».

«Nel frattempo cosa?».

Friedrich si era bloccato. Una luce chiara, limpida illuminava la sala da pranzo dove i due amici erano seduti l’uno di fronte all’altro. Un raggio di sole colpiva il ritratto di Lou che era posto in una graziosa ed elegante cornice sul tavolino accanto al divano: i suoi occhi incrociarono lo sguardo di Lou che, seppur in un ritratto, mostrava un’intensità unica. Una rara combinazione di spiriti era la loro unione, una combinazione di natura e passione, di intelligenza e sentimento. In quel momento, Nietzsche, come rapito, tornò indietro nel tempo: la memoria – in modo dolce e perfido – gli portò alla mente il giorno dell’incontro con Lou.

***

Roma, 3 aprile 1882

La rara bellezza della città eterna avvolgeva Nietzsche che annotava nella sua mente ogni linea di quel palcoscenico pieno di ricchezze storiche che si scontrava con la modernità nascente.

Sentì la voce di Paul e si voltò. Gli apparve una giovane donna, un viso luminoso che si guardava intorno con un’aria graziosa e quasi indifferente o innocente – Nietzsche non lo capì al momento.

«Ti presento la signorina Lou Salomé».

Nietzsche, continuando a fissarla negli occhi, avvicinò le labbra alla sua mano e con voce flebile disse.

«Incantanto».

«Lou, Vi presento Fridrich Nietzsche, filosofo, “martello” del nostro tempo» – disse Paul, ridendo e aggiungendo: «Avete letto qualche sua opera?».

«Non ancora» – disse la donna. «Spero di farlo quanto prima».

I suoi occhi, le sue movenze, il leggero, delicato modo di parlare avevano rapito immediatamente il filosofo. Allo stesso modo, Lou non faceva che guardare Nietzsche e porre, mentre passeggiava tra le vie della città eterna, domande sulla sua filosofia.

«…c’è un piccolo problema nel Vostro ragionamento, Friedrich…».

«Ditemi pure…» – rispose con estremo, inusuale garbo.

«Come una forza, una volontà, così come descritta, può in modo casuale generare la realtà in tutta la sua bellezza? Come si spiegherebbero l’amore, la giustizia, la bontà d’animo?».

Nietzsche non rispose. Si limitò ad un leggero sorriso che Lou notò, nonostante i vistosi baffi lo coprissero. Non passò molto dal loro fidanzamento. Forse fu questo il balsamo più prezioso per la precaria salute di Friedrich.

***

Il fastidioso suono delle parole di Peter riportò Friedrich nel presente: il dolce ricordo venne come spento. In quello stesso momento una nuvola coprì il sole e un’ombra calò sull’immagine che Nietzsche stava guardando.

«Friedrich, allora come cosa vuoi fare?».

«Voglio aspettare. Voglio sapere chi è stato…» – disse con una voce roca e tremula.

Le parole incespicavano nei grossi baffi bagnati dalle lacrime.

«…non continuare a farti male, amico mio».

Nietzsche lo guardò con aria compassionevole: Peter non sapeva, Peter non conosceva il cuore di Nietzsche. In fondo, nessuno, se non Lou, lo conoscenva.

In quel momento, il trillo del campanello della porta ruppe il silenzio tra i due. Era il commissario Siccardi.

«Prego» – disse Nietzsche, rivolgendosi con gentilezza al commissario.

«Signor Nicc…Friedric…il medico ha svolto le sue indagini. La signora Salomé può avere il suo ultimo saluto».

Nietzsche era fermo. Immobile. Impassibile.

«Gli esami hanno confermato quello che sospettavamo: la signora è stata colpita più volte in diverse parti del corpo con calci e pugni. In modo selvaggio. Il colpo fatale è stato quello alla testa. È stata usato un oggetto pesante…come una statua…qualcosa comunque di molto pesante…ecco…».

«C’è altro?» – chiese Nietzsche, fissando il commissario.

«Niente. Ho già ripreso le mie indagini. Con la mia squadra stiamo facendo il possibile…».

«Grazie».

Siccardi si voltò. Si allontanò da Nietzsche, e raggiunse, con passo goffo e indeciso, la porta che riportava ancora segni dell’infrazione del giorno precedente.

Dopo aver salutato Nietzsche, scese le due rampe di scala e uscì dal palazzo. Si fermò e guardò, con aria sospetta, a destra e a sinistra. Accese il suo sigaro e s’incamminò.

Più avanti, sotto i portici di via Po, un uomo attendeva il commissario.

Giovanni Covino

[continua]


Nota: immagine di copertina generata con IA – WordPress; immagine di Nietzsche generata con Grok di X.

Risposte

  1. Avatar Keep Calm & Drink Coffee

    I sentimenti positivi possono essere davvero un balsamo per la salute.

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    1. Avatar Giovanni Covino

      Hai ragione. Alla fine questo – almeno spero – emergerà con maggior forza.

      Piace a 1 persona

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.