Ricevo e pubblico volentieri questo contributo sul De Magistro di sant’Agostino, in cui si cerca di evidenziare l’attualità di questo grande classico della tradizione filosofica e teologica.
L’Autore, Giuseppe Lubrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di Joseph Ratzinger. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a Torre Annunziata. Collabora con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri: Introduzione al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso di Crescita con Benedetto XVI (2025).
Buona lettura [Giovanni Covino].
Il “De Magistro” di Sant’Agostino è un’opera teologica e filosofica monumentale. Scritta tra il 388 e il 391 durante il suo ritorno in Africa, rappresenta l’ultimo dialogo di Agostino con il figlio Adeodato, un metodo ripreso dalla tradizione platonica.
In quest’opera, Agostino esplora il tema della conoscenza e dell’insegnamento. L’apprendimento autentico, egli sostiene, non è una mera trasmissione di nozioni e parole, ma il frutto di un’illuminazione divina interiore, una rivelazione all’anima. Agostino evidenzia il ruolo delle parole, mostrandole come “segni” che rimandano a un significato ulteriore, senza però contenere la verità in sé. La verità è quindi una prerogativa esclusiva di Dio, il vero Maestro che, tramite l’illuminazione interiore, guida l’anima umana nella ricerca e nel raggiungimento della verità. L’anima non “ricorda” la verità, come nella tradizione platonica, ma è condotta dal Maestro interiore alle sue sorgenti, conseguendo un grado di comprensione basato sulle proprie potenzialità.
In tale prospettiva, il maestro umano ha la funzione di “stimolare” e suscitare nell’anima interesse, passione e determinazione nella ricerca e comprensione della verità. Questa, tuttavia, potrà essere acquisita e sviluppata solo grazie all’aiuto e all’illuminazione della grazia divina. Nel “De Magistro” è sotteso uno dei grandi temi della ricerca agostiniana: il rapporto tra fides et ratio, ovvero “credo per comprendere e comprendo per credere”. Per Agostino, la conoscenza è la conseguenza di una mutua collaborazione e cooperazione tra fede e ragione nell’interiorità dell’uomo. Queste due dimensioni fondamentali non si oppongono né si confondono, ma cooperano in sinergia, predisponendo l’anima alla conoscenza e alla comprensione del mistero della vita. L’uomo può raggiungere la felicità nella misura in cui si lascia “abitare” interiormente da Cristo, unico e vero Maestro capace di guidarlo gradualmente alla comprensione della verità e della totalità della realtà.
Attualità del “De Magistro”
Dal punto di vista pedagogico e didattico, è evidente come questo approccio abbia anticipato le principali teorie pedagogiche contemporanee. In esso si possono cogliere i semi del puerocentrismo, che pone l’allievo al centro del processo di apprendimento, della pedagogia induttiva, che vede il docente come guida e valorizza la partecipazione attiva dell’allievo, e della pedagogia direttiva. Questo rende il pensiero agostiniano in ambito pedagogico-educativo sempre attuale e valido anche oggi. Per Agostino, la conoscenza non è solo una trasmissione di dati, ma coinvolge l’intera persona, sottolineando l’importanza dell’interiorità, ovvero della coscienza.
In un’epoca dominata dalle immagini e dall’apparenza esteriore, riportare l’attenzione sulla “cura” della dimensione interiore significa richiamare l’urgenza di “educare e formare” l’essere umano, anziché insistere — come spesso accade nell’attuale panorama scolastico — solo sulla dimensione pratica del “saper fare”. Leggere e approfondire Agostino oggi significa approcciarsi al mistero della vita ponendosi alla scuola di uno dei più grandi maestri dell’umanità.
L’eredità di Agostino in Benedetto XVI
Non a caso, Agostino ha ispirato molti tra i grandi dell’umanità fino ai giorni nostri, incluso il teologo Benedetto XVI, che ha attinto dal pensiero agostiniano le basi della sua speculazione teologica e pastorale. A tal proposito, si legga quanto segue:
“Quando leggo gli scritti di sant’Agostino non ho l’impressione che sia un uomo morto più o meno milleseicento anni fa, ma lo sento come un uomo di oggi: un amico, un contemporaneo che parla a me, parla a noi con la sua fede fresca e attuale. In sant’Agostino che parla a noi, parla a me nei suoi scritti, vediamo l’attualità permanente della sua fede; della fede che viene da Cristo, Verbo eterno incarnato, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. E possiamo vedere che questa fede non è di ieri, anche se predicata ieri; è sempre di oggi, perché realmente Cristo è ieri, oggi e per sempre. Egli è la Via, la Verità e la Vita. Così sant’Agostino ci incoraggia ad affidarci a questo Cristo sempre vivo e a trovare in tal modo la strada della vita vera.” (Benedetto XVI, Udienza Generale, Aula Paolo VI, mercoledì 16 gennaio 2008).
Porre all’attenzione del tempo presente la figura e l’opera di Agostino è stato uno dei punti cardine dell’insegnamento ratzingeriano. Benedetto XVI ha sempre indicato in Agostino un modello di conversione emblematico e attuale. L’esperienza personale di Agostino è caratterizzata da una “tormentata ma felice” ricerca della felicità e del senso ultimo della vita umana. Si leggano le parole di Ratzinger:
“Il percorso esistenziale e intellettuale di Agostino sta a testimoniare la feconda interazione tra fede e cultura. Sant’Agostino era un uomo animato da un instancabile desiderio di trovare la verità, di trovare che cosa è la vita, di sapere come vivere, di conoscere l’uomo. E proprio a causa della sua passione per l’uomo ha necessariamente cercato Dio, perché solo nella luce di Dio anche la grandezza dell’uomo, la bellezza dell’avventura di essere uomo può apparire pienamente.” (P.J. Lasanta, Dizionario antologico dottrinale di Benedetto XVI, Vol.II, (M-V), Fede & Cultura, 1° agosto 2016, pp. 51-52).
Per Benedetto XVI, sant’Agostino costituisce una miniera di sapienza da conoscere e scoprire per ampliare i propri orizzonti spirituali e culturali. Egli, dall’antichità ai giorni attuali, è un faro che illumina l’intera storia del pensiero umano. A tal riguardo, si legga quanto segue:
“Sant’Agostino sia per noi, proprio anche per il mondo accademico, modello di dialogo tra la ragione e la fede, modello di un dialogo ampio, che solo può cercare la verità e così anche la pace. Come annotava il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II nell’Enciclica Fides et ratio, ‘il Vescovo di Ippona riuscì a produrre la prima grande sintesi del pensiero filosofico e teologico, nella quale confluivano correnti del pensiero greco e latino. Anche in lui, la grande unità del sapere, che trovava il suo fondamento nel pensiero biblico, venne ad essere confermata e sostenuta dalla profondità del pensiero speculativo’.” (Fides et ratio, n. 40. Cf. P.J. Lasanta, Dizionario antologico dottrinale di Benedetto XVI, Vol.II, (M-V), Fede & Cultura, 1° agosto 2016, pp. 54-57).
Giuseppe Lubrino



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