Filosofia e pedagogia in Tommaso d’Aquino

Ricevo e pubblico volentieri questo contributo sul De Magistro di san Tommaso che va ad arricchire la riflessione sull’insegnamento fatta su questo blog dall’Autore. In questo contributo, Lubrino cerca di evidenziare l’attualità di questo grande classico della tradizione filosofica e teologica.

L’Autore, Giuseppe Lubrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di Joseph Ratzinger. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a Torre Annunziata. Collabora con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri: Introduzione al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso di Crescita con Benedetto XVI (2025).

Buona lettura [Giovanni Covino].


San Tommaso d’Aquino (1225–1274) compose l’opera De Magistro durante gli anni della sua docenza a Parigi (1252–1259). In questo trattato sull’educazione, il pensatore medievale esplora il ruolo del maestro e il processo di apprendimento che coinvolge i discenti.

Per l’Aquinate, il vero Maestro è Dio, ma l’uomo può insegnare agli altri. Attraverso l’insegnamento, il maestro facilita nell’allievo il passaggio della conoscenza da potenza ad atto: il discente conosce la verità in potenza, e il maestro — mediante ragione ed esperienza — guida tale verità a divenire atto.

Questi concetti, chiaramente influenzati dalla filosofia aristotelica, sono alla base del pensiero pedagogico di Tommaso. Il discente, nella sua visione, possiede i “semi della conoscenza”, ovvero i principi primi che il maestro aiuta a sviluppare.

Le principali modalità di apprendimento delineate da Tommaso sono due:

  • Inventio: scoperta autonoma attraverso la ragione;
  • Disciplina: apprendimento guidato dal maestro.

Per Tommaso, la Sapienza nobilita l’uomo, facilitando la sua elevazione morale e intellettuale, ed è fonte di crescita personale e maturazione. Il suo pensiero pedagogico rappresenta un punto di equilibrio tra due teorie:

  1. Quella secondo cui il sapere proviene esclusivamente da un agente esterno (come Dio o l’anima universale);
  2. Quella, di ascendenza platonica, secondo cui tutto è già noto e l’insegnamento si limita alla reminiscenza.

La pedagogia tomista si configura come una via intermedia: il sapere è potenzialmente presente nell’uomo, ma spetta al maestro il compito arduo di attualizzarlo.

In questo si coglie una differenza sostanziale tra il pensiero pedagogico di Tommaso e quello di Sant’Agostino. Per l’Ipponate, il processo educativo è frutto esclusivo dell’illuminazione interiore del Logos, che aiuta il discente a “ricordare” la verità. Tommaso, invece, sostiene che la conoscenza esista in potenza e che sia grazie al maestro che essa si realizza.

Da ciò emergono due metodi educativi distinti:

  • Agostino: introspezione e illuminazione divina come prerequisiti alla conoscenza;
  • Tommaso: ragione, esperienza e deduzione come strumenti indispensabili.

Questi approcci riflettono anche due visioni antropologiche differenti:

  • Per Agostino, l’uomo è peccatore e bisognoso della grazia;
  • Per Tommaso, l’essere umano è, per virtù della ragione, capace di conoscere e scegliere.

Alla luce di queste considerazioni, è evidente come la centralità dell’esperienza nell’educazione, secondo San Tommaso, mantenga intatta la sua validità anche nel contesto pedagogico contemporaneo.

Si pensi, ad esempio:

  • alla teoria dell’apprendimento esperienziale di Kolb, in cui lo studente vive un’esperienza reale (laboratorio, progetto, simulazione), riflette su quanto vissuto, e ne deduce successi e difficoltà;
  • al pensiero di John Dewey, padre dell’attivismo pedagogico, secondo cui “l’esperienza è il fulcro dell’educazione”;
  • alle celebri teorie di Jean Piaget, che vedono l’apprendimento svilupparsi dall’esperienza concreta fino alla rappresentazione mentale;
  • al contributo di Kurt Lewin, per il quale l’esperienza è fondamentale nella formazione dei concetti e nel cambiamento comportamentale.

Alla luce di quanto emerso è evidente che il pensiero cristiano ha ispirato e influenzato l’intera cultura occidentale. Pertanto, anche in ambito educativo e scolastico il Cristianesimo può ancora dare il suo contributo in modo eminente attraverso la disciplina dell’Insegnamento della Religione Cattolica che può favorire nei discenti percorsi formativi adeguati perché essi acquisiscono e sviluppano competenze spendibili nella vita quotidiana. L’IRC può far scoprire ai giovani le ricchezze del pensiero cristiano antico ed aiutarli a coglierne le implicazioni per affrontare con lucidità le sfide poste dall’attuale scenario educativo e sociale.

Giuseppe Lubrino

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.