Libertà, fede e finitezza: esistenzialismo e cristianesimo a confronto

Ricevo e pubblico volentieri questo contributo su Esistenzialismo e cristianesimo. Nel Novecento, una delle correnti più significative, l’esistenzialismo, ha posto l’accento sull’uomo nella sua fragilità, libertà e angoscia. In questo orizzonte, il cristianesimo si presenta come interlocutore privilegiato, capace di offrire una prospettiva di speranza e redenzione. Il dialogo tra esistenzialismo e cristianesimo non è dunque un esercizio teorico, ma un confronto vitale su ciò che significa esistere, scegliere, credere.

L’Autore, Giuseppe Lubrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di Joseph Ratzinger. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a Torre Annunziata. Collabora con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri: Introduzione al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso di Crescita con Benedetto XVI (2025).

Buona lettura [Giovanni Covino].


L’esistenzialismo, come corrente filosofica, nasce nel cuore del Novecento, ma affonda le sue radici nell’Ottocento, nella riflessione di pensatori come Søren Kierkegaard e Friedrich Nietzsche, per poi svilupparsi nelle opere di Jean-Paul Sartre, Martin Heidegger, Karl Jaspers e Gabriel Marcel.

Secondo la periodizzazione proposta da Giovanni Reale e Dario Antiseri, l’esistenzialismo si configura come una risposta radicale alla crisi della metafisica tradizionale e alla disumanizzazione della modernità. È una filosofia che mette al centro l’uomo concreto, la sua angoscia, la sua libertà, la sua finitezza.

In questo senso, l’esistenzialismo si avvicina al cristianesimo, che da sempre parla all’uomo nella sua condizione storica, ferita e bisognosa di salvezza. Kierkegaard, considerato il padre dell’esistenzialismo, è anche un pensatore cristiano. Per lui, la fede non è adesione intellettuale, ma salto esistenziale, scelta radicale che coinvolge tutta la persona. In una delle sue opere scrive: “La verità è soggettività” (cfr. Postilla conclusiva non scientifica), indicando che la verità non è un concetto astratto, ma un’esperienza vissuta.

Il cristianesimo, in questa prospettiva, è incontro personale con Cristo, non sistema dottrinale.

Nietzsche, invece, rappresenta l’altra faccia dell’esistenzialismo: la negazione di Dio come condizione per l’affermazione dell’uomo. “Dio è morto”, scrive in La gaia scienza, non come constatazione teologica, ma come provocazione culturale. Il cristianesimo risponde a questa sfida non con il potere, ma con la Croce, non con l’orgoglio, ma con l’umiltà.

Heidegger, in Essere e tempo, analizza l’esistenza come esserci gettato nel mondo, segnato dalla temporalità e dalla morte. Il cristianesimo riconosce questa finitezza, ma la apre alla speranza: “Se moriamo con Cristo, vivremo anche con lui” (2 Timoteo 2,11).

Sartre, con il suo ateismo radicale, afferma che l’uomo è condannato a essere libero, senza fondamento, senza senso dato. Il cristianesimo, invece, propone una libertà orientata, una vocazione, una chiamata all’amore.

Gabriel Marcel, esistenzialista cristiano, parla di “presenza” come esperienza dell’altro, come apertura al mistero. Per lui, la fede è fedeltà, è speranza incarnata. In Il mistero dell’essere, scrive: “Essere è essere in relazione.” Il cristianesimo, con la Trinità, afferma che Dio stesso è relazione, comunione, amore.

Nell’attuale scenario sociale, l’esistenzialismo e il cristianesimo si incontrano nel bisogno di autenticità, nella ricerca di senso, nella lotta contro l’alienazione.

I giovani, oggi, vivono spesso in una condizione esistenziale segnata da ansia, precarietà, solitudine. L’esistenzialismo dà voce a queste inquietudini, ma rischia di lasciarle aperte. Il cristianesimo le assume e le trasfigura, offrendo una speranza che non è evasione, ma incarnazione. Come scrive Giovanni Reale: “Il cristianesimo è la risposta più alta alla domanda di senso dell’uomo.” E Dario Antiseri aggiunge: “La fede cristiana non è contro la ragione, ma oltre la ragione.”

In questo dialogo, l’esistenzialismo può aiutare il cristianesimo a non cadere nel moralismo, e il cristianesimo può aiutare l’esistenzialismo a non cadere nel nichilismo.

Esistere e credere, dunque, non sono opposti, ma due vie che si cercano, si interrogano, si illuminano a vicenda.

Giuseppe Lubrino


Bibliografia

  • Søren Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica, 1846
  • Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, 1882
  • Martin Heidegger, Essere e tempo, 1927
  • Jean-Paul Sartre, L’essere e il nulla, 1943
  • Gabriel Marcel, Il mistero dell’essere, 1951
  • Giovanni Reale, Per una nuova interpretazione di Platone, 2003
  • Dario Antiseri, Invito alla filosofia, 1992
  • Papa Giovanni Paolo II, Fides et Ratio, 1998
  • Papa Francesco, Christus vivit, 2019

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.