Ricevo e pubblico volentieri questo contributo sul rapporto tra psicologia e cristianesimo. La ricerca dell’uomo non si limita alla ragione e alla fede, ma passa anche attraverso la psiche, con i suoi desideri, paure e ferite. Freud, Jung e Frankl hanno offerto letture diverse del rapporto tra religione, inconscio e bisogno di senso, mettendo in luce il potere terapeutico della verità, dell’integrazione e della speranza. Confrontarli con Gesù significa esplorare come la psicologia e il cristianesimo possano dialogare, non come rivali, ma come vie complementari che aiutano l’uomo a guarire, crescere e ritrovare il sé autentico.
L’Autore, Giuseppe Lubrino (1990), è un docente di religione e studioso del pensiero di Joseph Ratzinger. Ha conseguito la Laurea Magistrale in Scienze Religiose e attualmente insegna a Torre Annunziata. Collabora con diverse riviste culturali e teologiche e ha già pubblicato tre libri: Introduzione al pensiero di Joseph Ratzinger: una paideia cristiana (2023), In cammino per la Quaresima con Benedetto XVI (2025) e Giovani, Fede e Identità: Un Percorso di Crescita con Benedetto XVI (2025).
Buona lettura [Giovanni Covino].
Nel cuore dell’essere umano si agitano forze invisibili: desideri repressi, paure ancestrali, ferite non elaborate.
La psicoanalisi, con Freud e Jung, ha cercato di dare voce a questo mondo sommerso. Il cristianesimo, da parte sua, parla al cuore dell’uomo, riconoscendo la sua fragilità e il suo bisogno di redenzione. Mettere Freud e Jung a colloquio con Gesù significa esplorare le profondità dell’anima, interrogarsi sul senso della sofferenza, sul bisogno di guarigione e sul destino dell’essere umano. Sigmund Freud, in Il futuro di un’illusione (1927), scrive: “La religione è una nevrosi ossessiva universale dell’umanità.” Per Freud, la religione nasce da un bisogno infantile di protezione, una proiezione del padre ideale. In Totem e tabù (1913), interpreta il senso di colpa religioso come derivante dal parricidio originario. Tuttavia, Freud riconosce anche il potere terapeutico della parola, della confessione, della verità che libera. In L’Io e l’Es (1923), afferma: “Dove era l’Es, deve subentrare l’Io.” Questa tensione tra oscurità e consapevolezza è centrale, pur con declinazioni metafisico-antropologiche differenti, anche nel cristianesimo, dove la salvezza passa attraverso la verità: “La verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32).
Carl Gustav Jung si distanzia da Freud, riconoscendo nella religione una funzione psichica fondamentale. In Risposta a Giobbe (1952), scrive: “La figura di Cristo rappresenta il Sé, l’interezza dell’essere umano.” Per Jung, il cristianesimo è un processo di individuazione, in cui l’uomo integra la propria ombra e si apre alla trascendenza. In Psicologia e religione (1938), afferma: “La religione è un atteggiamento dell’anima che corrisponde a un bisogno psicologico profondo.” La croce diventa simbolo di integrazione, di accettazione del dolore, di riconciliazione tra conscio e inconscio. Gesù, in questa prospettiva, è il mediatore tra le polarità dell’anima.
Viktor E. Frankl, fondatore della logoterapia, pone al centro della sua psicologia il bisogno di senso. In L’uomo in cerca di senso (1946), scrive: “Chi ha un perché per vivere può sopportare quasi ogni come.” Frankl, sopravvissuto ai campi di concentramento, vede nella fede una risorsa esistenziale. La religione, per lui, non è illusione ma risposta al vuoto interiore. In La volontà di significato (1970), afferma: “La religione è la più profonda delle esperienze umane.” Il cristianesimo, in questa luce, offre una salvezza che non è evasione, ma incarnazione del senso nella sofferenza.
La psicologia della religione, come disciplina scientifica, studia il rapporto tra esperienza religiosa e dinamiche psichiche. Secondo Mario Aletti: “La psicologia della religione è agnostica metodologicamente: non giudica la verità della fede, ma ne osserva gli effetti sul comportamento e sul benessere del soggetto.” Autori come William James (cfr. Le varietà dell’esperienza religiosa, 1902), Antoine Vergote e Flournoy hanno mostrato come la religione possa essere fonte di equilibrio, resilienza, trasformazione.
La fede, vissuta come relazione con il trascendente, può diventare spazio terapeutico e luogo di rinascita. Nel nostro tempo, segnato da depressione, ansia, alienazione, il dialogo tra psicoanalisi e cristianesimo è più che mai urgente. La terapia psicoanalitica cerca di portare alla luce ciò che è rimosso.
Il cristianesimo offre una guarigione integrale, che tocca il cuore, la memoria, la storia personale. Gesù non è solo maestro morale, ma guaritore dell’anima: “Venite a me, voi tutti affaticati e oppressi, e io vi darò ristoro” (Matteo 11,28). Freud ci insegna a non fuggire dalla verità. Jung ci invita a integrare l’ombra. Frankl ci ricorda che il senso è più forte del dolore. Gesù ci mostra che la verità è amore, che la salvezza è relazione, che la guarigione è possibile. In un mondo frammentato, questo dialogo può restituire profondità, mistero e speranza all’esperienza umana nella sua integralità.
Giuseppe Lubrino
Bibliografia
- Sigmund Freud, Il futuro di un’illusione, 1927
- Sigmund Freud, Totem e tabù, 1913
- Sigmund Freud, L’Io e l’Es, 1923
- Carl Gustav Jung, Risposta a Giobbe, 1952
- Carl Gustav Jung, Psicologia e religione, 1938
- Viktor E. Frankl, L’uomo in cerca di senso, 1946
- Viktor E. Frankl, La volontà di significato, 1970
- William James, Le varietà dell’esperienza religiosa, 1902
- Mario Aletti, Psicologia della religione, 2001
- Eugen Drewermann, Psicoanalisi e cristianesimo, Queriniana, 1992
- Papa Francesco, La forza della vocazione, 2018



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