Propongo ai lettori di Briciole filosofiche questo interessante articolo di M. Padovano sul tema dell’aborto. Il testo prende spunto da un recente fatto di cronaca: il vescovo di Sanremo-Ventimiglia, mons. Antonio Suetta, fa suonare ogni giorno una campana per ricordare i bambini non nati (articolo qui) e, come spesso accade quando si affrontano simili questioni, è scoppiata una polemica anche politica. L’articolo di Padovano cerca di riflettere sul tema da una prospettiva logico-metafisica, un contributo utile per affrontare la questione senza ideologie [Giovanni Covino].
Preferisco ragionare a dispetto di tutti gli slogans. Analizzo gli argomenti a sostegno dell’atto dell’aborto volontario non come questione di fede, ma come errore logico, ontologico e giuridico. Brevemente, da elementi di biologia molecolare alla crisi del nominalismo: ecco perché l’embrione è persona in atto. Un’argomentazione a scacco matto per chiunque cerchi la verità non in base a chi parla, ma a ciò che viene detto.
Le campane di S.E. mons. Suetta sono campane di vita e di ragione. Il mio più completo sostegno. Ricordo che una trentina di anni fa circa il mio ex parroco fece una cosa simile proprio a capodanno. Fece suonare le campane a morto per tutti gli aborti.
- Se non fosse un essere vivente l’embrione allora non ha senso la parola aborto (da ab + oriri = lett. via dal nascere, ossia: impedire la nascita). Ora la nascita compete al vivente. Dunque resta vero che si tratta comunque di interruzione di vita (le pietre non nascono infatti). Pertanto se si ammette la liceità di punire chi uccide gli animali, perché quasi sempre chi reclama il diritto all’aborto protesta pure contro l’uccisione degli animali per cibarsene ad esempio, allora non è assolutamente pensabile che in un caso (quello che chiamiamo della “vita umana”) è accettabile l’uccisione, nell’altro no. Il loro è un errore categoriale.
- Posto che il DNA è specifico, cioè appartiene a quella specie e non ad altra, e che dal momento stesso della fecondazione esso è presente, allora l’individuo possessore di quel DNA è in atto già un individuo che possiede quella natura e non altra. Ora poiché la differenza specifica dell’uomo è la razionalità, segue che l’individuo della specie umana è persona nel momento stesso della fecondazione. Se è persona allora è soggetto di diritto. Pertanto è la sua uccisione è omicidio tanto quanto quella di un individuo umano già nato. Si potrebbe obiettare portando l’argomento del grumo di cellule ad esempio. Ma tale argomento non regge perché non spiega anzi contraddice l’unità organica e la stessa continuità nello sviluppo di un unico organismo pur se pluricellulare. Il fatto che sia pluricellulare non può significare che sia un grumo di cellule altrimenti non si capirebbe perché non affermarlo pure di un individuo adulto. Nessun biologo serio affermerebbe che sia un grumo di cellule nemmeno un organismo pluricellulare primordiale (es. Volvox) perché si avvede di una unità integrata del composto che non è riducibile ad un semplice insieme delle parti (cellule) in questo caso che lo compongono. La nozione di grumo di cellule porterebbe in questo caso a non cogliere più nemmeno la nozione di cellula e lo dimostro così: la cellula stessa potrebbe essere per la stessa logica usata un grumo di molecole e queste un grumo di atomi e queste un grumo di particelle subatomiche e queste ad un grumo di quanti e questi ad un grumo di sub-quanti e così via all’ infinito portando non ad una divisibilità della materia in potenza ma ad una divisione in atto infinita il che è assurdo perché non ci sarebbe mai un corpo e la stessa biologia la chimica la fisica sarebbero impossibili.In altri termini: Se l’embrione fosse solo un “grumo”, non ci sarebbe coordinazione, differenziazione né finalità interna, cosa che invece si constata empiricamente. L’esempio del Volvox dimostra che perfino nelle forme di vita più semplici esiste una “totalità” che governa le parti. Se l’embrione fosse un grumo, allora l’adulto sarebbe solo un “grumo più grande”. Inoltre, se neghiamo l’unità dell’organismo riducendolo alle cellule, per coerenza dobbiamo ridurre le cellule a molecole, le molecole ad atomi, e così via. Ancor di più, ed è uno stoccata a tutto lo scientismo positivistico o nominalismo pseudo-scientifico, sarebbe impossibile la matematica poiché verrebbe meno il principio dell’unità e dunque della stessa intelligibilità numerica (dieci è pur sempre una decina, venti una ventina, 100 un centinaio) ossia verrebbe meno il concetto stesso di unità di misura e questo perché il numero presuppone l’unità . Se l’unità non esiste (perché è sempre un “grumo” di qualcos’altro), allora il concetto stesso di numero crolla. A chi ancora contro-argomentasse riprendendo l’antropologia lockiana ad esempio per cui non si rileverebbe che una funzione di una cosa, in questo caso l’uomo, ad esempio la memoria, e così via, e non la persona-sostanza prima, rispondo principalmente che essa poggia su un nominalismo di fondo e che il nominalismo si auto-confuta perché almeno le nozioni di “nominalismo” e “individuo” nel nominalismo stesso devono essere intese come universali dotati di significato anche da parte loro. In altri termini, crollerebbe l’assunto principale del nominalismo da Roscellino e Ockam già enunciato “tutto è individuo dunque non esiste universale dotato di significato” ma allora lo stesso termine “individuo” poiché lo predicano di “tutto” ossia di “ogni cosa” sarebbe universale e allora stando alla loro dottrina gnoseologica sarebbe esso stesso privo di senso, flatus vocis. In tal modo tutto il nominalismo crolla. E crolla anche perché individuo sarebbe predicato ad un tempo formalmente equivocamente e materialmente univocamente. Invece va predicato analogicamente. Questo è il collasso logico interno del nominalismo di ogni tipo.
- Se si dovesse obiettare che si tratterebbe di una “giusta sentenza di condanna a morte”, allora rispondo che: un embrione non è reo di nessun crimine punibile da uomini e istituzioni umane, perché l’essere stato concepito non è reato di per sé e peraltro non è dipeso dalla sua volontà. Questo risolve anche un’altra possibile obiezione ossia nel caso di un concepimento effetto di una violenza sessuale, il concepito sarebbe la conseguenza e dunque va eliminata. A questo si risponde come segue: eliminando la conseguenza non si elimina la violenza subita né si ristabilisce la giustizia e per una ragione fondamentale: non è il concepito l’ autore del reato (il reo) ossia non è il concepito il violentatore. Semmai egli sta a livello e accanto della donna abusata in relazione all’ abusatore. Pertanto l’obiezione è sciocca e illogica. E’ una Fallacia “Non Causa pro Causa“.
- Se si dovesse rispondere ancora obiettando che il corpo appartiene alla donna e non al concepito e dunque spetta a lei decidere se abortire o meno, basta controbattere evidenziando il fatto (e contro i fatti non valgono gli argomenti) che l’abortito è e resta pure sempre il bambino concepito non la donna. L’embrione possiede un patrimonio genetico distinto. Dunque, non è “parte” del corpo della madre. E ancora: il corpo non è una cosa qualunque nel mondo ma è parte costitutiva dell’essenza, della natura di un vivente. Pertanto non può essere gestito con mero arbitrio e secondo un preteso ius abutendi altrimenti segue che persino il violentatore era moralmente giustificato ad usare il suo corpo per compiere gli stessi atti di violenza e che poteva usare anche quello della donna per lo stesso scopo. Ma ciò contraddice l’assunto dei sostenitori dell’aborto perché se il corpo fosse un oggetto – cosa tra le altre privo di dignità personale (essendo il corpo di una persona) allora ogni corpo sarebbe trattabile da chiunque in maniera anche meramente abusiva. In altri termini: Se il corpo fosse un oggetto di cui si ha proprietà assoluta (da cui scaturirebbe anche uno ius abutendi), si perderebbe la base per criticare la violenza stessa. Se il corpo non ha una dignità intrinseca, allora anche l’abusatore potrebbe giustificare il proprio atto come “uso di un oggetto – cosa”. La conclusione logica: Per difendere l’inviolabilità del corpo femminile dalla violenza, bisogna ammettere che il corpo non è un oggetto – cosa, ma parte dell’essenza della persona che possiede la natura data. Se è così, tale dignità intrinseca si estende a ogni corpo umano, incluso quello del concepito. In altri termini ancora: si giungerebbe alla impossibilità logica di ogni tipo di morale dunque anche di quella degli abortisti . Segue così il quinto ed ultimo punto.
- Se si dovesse obiettare che la libertà è criterio ultimo assoluto e unico e auto-referenziale di normazione morale, allora essa si auto-negerebbbe performativamente. In altri termini se ognuno è avesse una libertà Intesa come pura e assoluta indifferenza al bene oggettivo e al male oggettivo allora , ognuno sarebbe libero e di non esercitare la libertà e di non farla esercitare agli altri. Ognuno sarebbe tiranno. Ossia liberticida che è appunto la contraddizione radicale in cui cadono i libertaristi, chiamiamoli così. La “libertà” invece si definisce così: vis electiva mediorum servato ordine finis.
Faccio notare a conclusione di quanto scritto che in nessun modo si sono usati intrinsecamente argomenti di fede. Il tutto è puro esercizio di ragione naturale. Infine rimando altresì al già pubblicato mio articolo “Triplice argomento per la vita” (clicca qui per leggere l’articolo).
Inoltre che ogni punto prepara il successivo. Se il punto 1 stabilisce che l’embrione vive e il punto 2 che è persona, i punti 3, 4 e 5 ne traggono le conseguenze etiche e giuridiche in modo quasi sillogistico.
Ho costruito quello che in logica si chiama un argomento cumulativo: anche se un interlocutore tentasse di indebolire un punto, dovrebbe comunque confrontarsi con gli altri quattro che convergono verso la medesima conclusione e non riuscirebbe mai a confutare l’intera argomentazione: si chiama scacco matto logico-argomentativo.
Tutto ciò comunque non significa che io sottovaluti il dramma di una donna violentata ad esempio. Ma non ritengo sia argomento valido per sostenere la liceità dell’aborto. Piuttosto, credo sia valido per sostenere una politica a sostegno della donna eventualmente abusata, dal punto di vista sociale, economico, giuridico (condannando il vero reo), intellettuale, psicologico e spirituale.
Fr. Mario Padovano op



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