Una lacrima ha radici più profonde di un sorriso
Émil Cioran
I.
Il suono delle sirene riempiva le strade di Baunei, mentre il sole iniziava a calare, regalando ai turisti presenti sulle coste poco lontane il consueto, ma sempre nuovo, spettacolo dell’imbrunire.
Quei rumori, che annunciavano un arresto, stridevano con la bellezza presente in ogni angolo di quei paesini su quella striscia della costa orientale della Sardegna.
Nessuno era abituato a sentire quel suono. I volti stupiti osservavano le auto sfrecciare verso l’abitazione di Giuseppe Sanna. Il caso era stato chiuso definitivamente grazie alla confessione della moglie: Paolo Salaris era soddisfatto della sua indagine, così come il commissario di Nuoro, Felice Nieddu che non faceva altro che congratularsi con il suo vice per il lavoro svolto. Era stata un’indagine difficile, ma l’intuizione iniziale di Salaris si rivelò giusta. Sanna, l’uomo arrestato, aveva purtroppo ceduto alle sue debolezze. Una doppia vita, una doppia famiglia che lo aveva condotto, pian piano, in un vicolo cieco. La rabbia, impossessatosi della sua anima, fece il resto e non rimase che il dolore delle famiglie, ormai distrutte, andate in frantumi come uno specchio. Il male aveva messo ancora una volta le sue radici in un cuore e aveva squarciato, inevitabilmente, la tela della vita.
«Allora – disse il commissario Nieddu con aria soddisfatta rivolgendosi a Salaris – cosa facciamo ora?».
«Direi che possiamo tornare alla base» – rispose sorridendo Salaris.
«Ma no, Paolo…ora si va a cena e domani, con tutta calma, partiremo per Nuoro. Avverti gli altri».
Il commissario Nieddu era fatto così. Amava la buona compagnia, passare del tempo con i suoi amici e chiudere un’indagine con una cena era per lui un imperativo categorico. I movimenti un po’ impacciati, dovuti alla sua stazza, gli occhiali tondi che scendevano sul naso e la sua espressione bonaria lo rendevano naturalmente simpatico. Sembrava un vecchio Chesterton sardo. E con Salaris legò immediatamente, anzi sembrava che lo conoscesse da sempre.
Dopo il comando, simpaticamente tassativo, Salaris si avviò verso la macchina e comunicò quanto stabilito dall’alto. E così tutta la squadra, dopo circa mezz’ora, si trovò su una piacevole terrazza affacciata sul mare nella bella località di Santa Maria Navarrese.
La luce del sole aveva ormai lasciato spazio al tenue bagliore della luna che si rifletteva nelle splendide acque della costa. Una leggera brezza creava piccole increspature su quello che altrimenti si presentava come una vasta tavola di un blu scuro, incantevole. Il pensiero di Salaris si perdeva dinanzi a quell’orizzonte che l’occhio non riusciva a contenere, e il silenzio, proveniente dalla profondità del mare, sembrava pronunciare la nostra destinazione ultima. Era come trovarsi dinanzi ad un maestro: la bellezza di quel silenzio istruiva l’animo di chi cercava di trovare, nelle pieghe ferite dell’esistenza, un senso.
«Come si conciliava – pensava Salaris – quello spettacolo con gli abissi altrettanto profondi della libertà umana?».
Era difficile per il vice commissario, come per chiunque, trovare una risposta semplice. Era come guardare un Giano bifronte: da un lato la bellezza di ciò che lo circondava, dall’altro le storpiature e le brutture delle azioni dell’uomo.
Al tavolo, tutti, naturalmente, erano contenti di come fossero andate le cose e l’atmosfera gioviale era la perfetta conclusione del lavoraccio di quelle settimane. All’improvviso, con un gran sorriso e con quella abituale voce squillante, il commissario Nieddu prese la parola e propose un brindisi:
«Per il commissario Salaris!».
Tutti alzarono i calici pieni di vino.
«Grazie» – disse con un leggero imbarazzo, Salaris. «…ma vice-commissario».
«No, no, commissario. E sappi, Paolo, che non è il vino a parlare» – disse con voce alta, per poi mostrare a tutti la solita risata fragorosa.
Salaris inarcò le sopracciglia. Il suo volto esprimeva il dubbio seguito a quelle parole.
«Sì – continuò Nieddu – COMMISSARIO Salaris. Proprio oggi, Paolo, mi hanno confermato la tua promozione».
«Come?».
«Sì, hanno chiesto qualche mese fa informazioni. E le mie referenze sono state ovviamente tutte positive. Stavano valutando diversi nomi per un posto importante. Comunque, non sarai più vice. Riceverai la chiamata nei prossimi giorni. Tu mostrati sorpreso, eh?» – disse Nieddu ridendo.
Salaris non sapeva cosa dire[MOU1] . Gli altri agenti non facevano che complimentarsi con il vice-commissario per la promozione e chiedevano della nuova destinazione. Nieddu continuava a ridere. Aveva già detto troppo, perciò restò in silenzio, prese la bottiglia e riempì nuovamente i calici.
La serata trascorse così nella piacevole compagnia di colleghi e amici. Forse erano serate come quelle a poter dare una risposta alla domanda che Salaris si era poco prima posto dinanzi alla sconfinata notte di quel mare. Forse la chiave di tutto la si poteva trovare proprio nella semplicità di un’amicizia, nell’ascoltare la voce di quel silenzio, nel cercare di custodire la bellezza, senza lasciarsi trasportare dai marosi nella tempesta della vita.
Giovanni Covino
continua…



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