“Nuje nun simm’ Cravunar’, Nuje nun simm’ Rialist…”.La camorra tra XIX e XX secolo, pt. 2

Introduzione

La conoscenza delle origini di un fenomeno o quantomeno lo sforzo di entrare a contatto con le origini è la chiave di accesso per la comprensione dello stesso. Questa comprensione risulta ancora più necessaria quando tale fenomeno interessa il nostro vissuto e lo influenza come nel caso del fenomeno camorristico, fenomeno complesso che si presenta oggi come una organizzazione strutturata, un vero e proprio sistema che ha ormai varcato i confini delle proprie origini geografiche.

Certo, rintracciare il giorno natale della camorra è impresa difficile. Gli storici sono però concordi nel ritenere la camorra una delle organizzazioni malavitose più antiche d’Italia. Alcuni segnano l’inizio delle attività camorristiche nel XVII secolo, altri nel XVIII, ma, al netto della data di inizio, tutti ritengono si tratti di un fenomeno che nasce per la presenza di un vuoto di potere, uno spazio da occupare.

Se non hai letto la prima parte, segui il link: “Nuje nun simm’ Cravunar’, Nuje nun simm’ Rialist…”.La camorra tra XIX e XX secolo, pt. 1


3. L’inchiesta Saredo (1900–1901): una svolta?

La comprensione del fenomeno che stiamo approfondendo, della sua affermazione e della sua diffusione può essere più chiara tenendo conto di un altro importante passo dello Stato compiuto al principio del nuovo secolo. Si tratta dell’inchiesta Saredo. L’indagine avviata dalla Stato prende il nome da Giuseppe Saredo, nominato per indagare sull’amministrazione comunale di Napoli. Gli obiettivi sono:

  1. verificare accuse di corruzione e mala gestione;
  2. analizzare rapporti tra politica e criminalità.

Una dimostrazione del cambio di passo dell’organizzazione criminale che ormai aveva posto le sue mani su parecchi ingranaggi della macchina politica. Difatti, Saredo mostrerà:

  1. infiltrazione camorristica nell’amministrazione comunale;
  2. sistema di favori e controllo elettorale;
  3. evidenza di una rete clientelare (politici, imprenditori e camorristi).

Nel testo, leggiamo:

«In corrispondenza quindi alla Bassa camorra originaria, esercitata sulla povera plebe in tempi di abbiezzione e di servaggio, con diverse forme di prepotenza si vide sorgere un’alta camorra, costituita dai più scaltri e audaci borghesi. Costoro, profittando della ignavia della loro classe e della mancanza in essa di forza di reazione, in gran parte derivante dal disagio economico, ed imponendole la moltitudine prepotente e ignorante, riuscirono a trarre alimento nei commerci e negli appalti, nelle adunanze politiche e nelle pubbliche amministrazioni, nei circoli, nella stampa».

Un quadro chiaro e preciso della camorra che porterà poi a drastiche azioni come lo scioglimento del consiglio comunale nonché alla consapevolezza nazionale del fenomeno come problema politico e non solo criminale.

Conclusione: significato storico del periodo

Come possiamo concludere questo breve excursus? Il periodo compreso tra il 1840 circa e l’inchiesta Saredo è, come si è visto, complesso, così come complesso è descrivere il fenomeno camorristico. Tuttavia, potremmo definire alcuni passaggi al fine di delineare le fasi della trasformazione dell’organizzazione: da società criminale locale a organizzazione con funzione sociale e politica; dalla tolleranza istituzionale alla percezione come minaccia nazionale; dalla marginalità all’integrazione nel sistema clientelare urbano, per formare, poi, un vero sistema.

Se allarghiamo lo sguardo oltre il periodo considerato, emerge con maggiore evidenza la portata della trasformazione analizzata. Le dinamiche che abbiamo osservato – il radicamento in contesti di debolezza istituzionale, la capacità di mediazione sociale e l’intreccio con il potere politico ed economico – non appartengono soltanto al passato, ma costituiscono tratti strutturali che accompagnano l’evoluzione della camorra fino all’età contemporanea.

Oggi, infatti, questo fenomeno si presenta come una realtà profondamente mutata nelle forme ma non nelle logiche strutturali: forse meno visibile nella dimensione tradizionale del controllo territoriale diretto, ma sempre più orientata verso attività economiche complesse, mercati globali e circuiti finanziari. In questa prospettiva, lo studio delle origini non rappresenta soltanto un esercizio di ricostruzione storica, ma uno strumento essenziale per comprendere le modalità con cui il fenomeno continua ad adattarsi e a riprodursi nel presente.

«Nel nuovo millennio la camorra è diventata famosa nel mondo. Ma soprattutto è forte e potente sul piano organizzativo ed economico. Da tempo si colloca sullo stesso piano di Cosa Nostra e della ‘ndrangheta […] Gli utili della camorra sono calcolati in maniera approssimativa – l’unica possibile – sulla stessa linea di quelli percepiti da Cosa Nostra: quasi 13 miliardi di euro nel 2008 […] Nel 1993 la Commissione parlamentare antimafia aveva stimato il fatturato annuo delle tre organizzazioni criminali del Sud intorno ai 20-24.000 miliardi di lire. Nel 2008 la valutazione dell’Eurispes (Istituto di studi politici e sociali) fa ascendere questo dato a circa 70 miliardi di euro. Sono dati tendenziali, non accertabili. Indicano comunque che, in un quindicennio, il fatturato delle principali mafie italiane si sarebbe all’incirca quintuplicato. E questa una impressionante conferma del crescente predominio del crimine organizzato […]»[1].

Giovanni Covino


Note al testo

[1] F. Barbagallo, Storia della camorra, cit., p. 269. Cfr. https://www.ilsole24ore.com/art/la-traccia-soldi-le-mafie-salotti-buoni-finanza-AG0cJkM?refresh_ce=1

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.