Ordo amoris. L’etica e la “ragnatela globale”: la sfida del mondo virtuale

Nella seconda metà del secolo scorso, è stata coniata l’espressione “etica applicata” per indicare «un insieme di norme che hanno per oggetto ambiti particolari dell’esperienza umana» e che si presenta come il «tentativo di raccogliere la sfida posta dallo sviluppo scientifico e tecnologico» (A. Da Re, Filosofia morale. Storia, teorie, argomenti, Mondadori, Milano 2008, pp. 275-276).

Ora, tra i problemi etici che si presentano nella cosiddetta età della tecnica, occorre senza dubbio ricordare quelli che concernono il mondo della comunicazione e in modo particolare quella “ragnatela globale” che è il World Wide Web.

Naturalmente, essendo un discorso su un particolare ambito che riguarda l’uomo e il suo agire, anche in esso vige la c.d. “legge morale naturale”. Il discorso, quindi, si presenta, come un’applicazione delle norme etiche generali ad un particolare ambito (in questo senso “etica applicata”), tramite la virtù della prudenza, senza, tuttavia, dimenticare – come ricorda ancora Da Re – che «l’etica applicata si costituisce necessariamente come un ambito di ricerca interdisciplinare, nel quale competenze e sensibilità molteplici e diversificate sono chiamate ad integrarsi reciprocamente» (A. Da Re, Filosofia morale, cit., p. 276). Nel caso specifico, una conoscenza adeguata della “realtà virtuale” (in modo da evitare gli eccessi: la divinizzazione o la demonizzazione) e, allo stesso tempo, una solida base filosofica (in modo da avere ben presenti alcune verità metafisiche ed etiche sull’uomo). Si tratta di instaurare un circolo virtuoso tra diversi ambiti conoscitivi, tenendo ben presente il fine: il pieno sviluppo della personalità umana.

Internet è un “mondo” vastissimo e per tale ragione difficilissimo da controllare: vi è in esso un flusso di informazioni esorbitante che costringe il fruitore ad un discernimento più accorto rispetto agli altri mezzi di comunicazione. Oltre a ciò, grande rilievo hanno assunto, in questo terzo millennio, i social network che sono, oramai, presenti sempre più nel nostro quotidiano e lo scandiscono regolarmente:

«L’espandersi di una “grande rete” (World Wide Web) come immensa ragnatela planetaria – spiega Luigi Alici – determina la nascita di uno spazio di “pura comunicazione”, all’origine di una rivoluzione digitale che sta trasformando non solo le modalità di informazione e comunicazione, ma anche le abitudini di vita e il modo di pensare, portandoci, secondo alcuni, alle soglie di una nuova fase dell’umanità: “Siamo ridiventati nomadi […]. Muoversi non è più spostarsi da un punto all’altro della superficie terrestre, ma attraverso universi di problemi, mondi vissuti, paesaggi di senso”».

L. Alici, Filosofia morale, cit., p. 333. La citazione nel testo di Alici è di P. Lévy, L’intelligenza collettiva. Per un’antropologia del cyberspazio, Feltrinelli, Milano 2002, p. 16

Nonostante il giudizio appena riportato (“siamo alle soglie di una nuova umanità”) sia, a mio parere, eccessivo, si può di certo convenire sull’importanza della rivoluzione digitale: con essa vengono superati «i vincolo spazio-temporali», si ha un maggiore e un più veloce accesso alle informazioni con «spazi di controllo interattivo, creazione e autogestione delle fonti informative» (L. Alici, Filosofia morale, cit., p. 334). D’altro canto, non bisogna dimenticare che «l’immaterialità del “non-luogo” digitale» può presentare dei rischi (Ibidem): il “ mondo liquido” di internet può portare l’uomo “fuori” dal mondo reale (in una sorta di dipendenza) restando così ingabbiato in questa ragnatela virtuale o – come accennavo poco sopra – mettere in circolo informazioni che sfuggono al controllo della legge.

Esistono, tuttavia, delle condotte che vengono riconosciute come corrette anche nell’ambito del web. Il termine che viene utilizzato a tal proposito è “netiquette”, composto dall’inglese net (work), “rete”, e dal francese etiquette, “etichetta”, “buona educazione”, quindi letteralmente “etichetta nella/della rete”: nel mondo del web, il termine indica, quindi, un insieme di norme (a volte imposte dai gestori di un determinato spazio virtuale) che regolano l’accesso degli utenti alle reti telematiche, permettendo la fruizione dei contenuti e/o un rispettoso scambio di opinioni. Quando si parla di netiquette parliamo, dunque, di una serie di norme di buon senso che dovrebbero essere rispettate durante qualsiasi relazione virtuale con altri utenti di internet.

Ho utilizzato l’espressione “relazione virtuale”, ma occorre tener presente che nonostante ci si trovi in un “mondo” diverso, la relazione di cui si parla è pur sempre una relazione interpersonale: dall’altra parte della tastiera c’è sempre una persona che ha una sua dignità che va rispettata. Anzi, nella comunicazione in internet, occorre usare maggiore attenzione (si pensi ai messaggi di posta elettronica oppure ai pensieri, commenti ecc. lasciati su social come Twitter o Facebook), in quanto questo tipo di relazione manca dell’importante contatto visivo che permette di avere un dato in più per interpretare correttamente quanto viene detto (Si è cercato di sopperire a questa mancanza con l’utilizzo delle emoticon, o faccine, cioè con riproduzioni virtuali delle principali espressioni facciali umane. . Si tratta, quindi, di esser ancor più prudenti e far uso ancor più del nostro senso morale: le leggi della navigazione non devono essere altro che un richiamo deciso al buon senso come punto fondamentale per rapportarsi correttamente all’altro nella rete.

Giovanni Covino

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