Il mondo piccolo di Giovannino Guareschi: uno sguardo semplice verso l’alto

Giovannino Guareschi (1908-1968) è uno degli scrittori più importanti del Novecento. A lui si devono tantissime iniziative ed opere, tra cui la magnifica saga del “mondo piccolo” che ha come protagonista l’energico parroco Don Camillo e come antagonista il sindaco comunista Peppone. Le vicende si svolgono in un paese immaginario della bassa padana emiliana che, nella trasposizione cinematografica, corrisponde a Boretto e, soprattutto, Brescello (diventato ormai il paese di Don Camillo e Peppone).

La penna di Guareschi è stata capace di descrivere un periodo importante del nostro paese con leggerezza, ma senza superficialità; una penna pungente e, allo stesso tempo, in grado, di descrivere con delicatezza i sentimenti delle persone comuni, quelle con il cuore diviso tra le speranze illusorie dell’ideologia (comunista) e il buon senso cristiano (stupende in questo senso le pagine de Il compagno don Camillo). L’obiettivo principale: salvaguardare il seme della fede cattolica. In uno dei famosi dialoghi tra Cristo e don Camillo, leggiamo:

Don Camillo spalancò le braccia: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione? (…) L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. (…) Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”. Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. (…) Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta”.

La fede cattolica come espressione della tradizione, da non considerarsi però come un reperto archeologico, un mondo passato che strenuamente ci si ostina a conservare, ma come espressione di un patrimonio che rivela «l’uomo all’uomo», come ebbe a dire san Giovanni Paolo II. La semplicità del “mondo piccolo” non è, quindi, superficialità, ma – come già ho detto – è la genuina descrizione della realtà: dal mondo piccolo ci viene uno sguardo onesto verso l’alto, uno sguardo capace di aiutare anche nei momenti di difficoltà come quando il Po, il fiume «ampio e profondo», viene fuori e distrugge tutto ciò che incontra. Allora solo il suono delle campane risolleva l’animo della gente che ha perso tutto, ridonando speranza:

Quelli che erano scappati coi birocci e coi camion avevano raggiunto gli altri disgraziati accampati con le bestie ela roba salvata nei paesi vicini e tutti, lasciati i ragazzi aguardare i carri, s’erano buttati verso il paese con birocci,moto e biciclette e si erano ritrovati sulla strada dell’arginedavanti al loro paese oramai allagato.Guardavano muti il paese che era lì sotto, a mezzo miglio, e ognuno vedeva la sua casa anche se non la vedeva.Nessuno parlava: le vecchie piangevano senza strepito.Stavano lì a veder morire il loro paese, e lo vedevanogià morto.«Non c’è un Dio!» disse con voce cupa un vecchio.In quel momento suonarono le campane.Suonarono le loro campane, non c’era da sbagliarsi, anche se i rintocchi avevano qualcosa di diverso.Tutti gli occhi adesso guardavano soltanto il campanile.Don Camillo, quando aveva visto la gente sull’argine maestro, era sceso. L’acqua, superati i tre gradini del portale, era già entrata in chiesa. «Gesù, perdonatemi se mi ero dimenticato che oggi è domenica» disse don Camillo inginocchiandosi davanti all’altar maggiore. Prima di andare in sagrestia a prepararsi, passò nello stambugio del campanile, dove l’acqua era già a mezza gamba perché aveva il pavimento più basso della chiesa. Si attaccò a una corda sperando che fosse quella giusta. Ed era la giusta e la gente sull’argine sentì il richiamo della campana e disse: «La Messa delle undici!». Le donne giunsero le mani e gli uomini si tolsero il cappello.

Giovanni Covino

Immagine di copertina tratta dal sito ufficiale di Giovannino Guareschi.

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