Ordo amoris. “Da uomini nobili, nobili azioni”: il bene e la virtù dell’amicizia

Quando si parla di amicizia si fa riferimento ad un valore che mette in primo piano la relazione tra soggetti, tra un io e un tu. L’amicizia, infatti, si presenta come un valore indispensabile per i rapporti interpersonali e per la società stessa: essa riguarda il bene proprio dell’uomo e la sua crescita nella virtù così come la crescita della comunità in cui si vive.

Tommaso d’Aquino, sulla scia di Aristotele, considera l’amicizia, da un lato, un valore fondamentale, dall’altro una virtù: l’Aquinate ne sottolinea quindi sia l’aspetto oggettivo (il valore, il bene che l’amicizia rappresenta nella vita di tutti e, di conseguenza, nella società) sia l’aspetto soggettivo (come un habitus dell’uomo che permette appunto di conservare l’ordine morale). Leggiamo quanto dice il filosofo:

«Poiché la virtù è ordinata al bene – spiega –, come si è detto sopra [q. 109, a. 2], là dove si riscontra un bene speciale da compiere è necessario che vi sia una virtù speciale. Ora il bene, come si è detto [ib.], è costituito dall’ordine, per cui l’uomo nella vita quotidiana deve essere ordinato come si conviene in rapporto agli altri, sia negli atti che nelle parole: in modo cioè da trattare tutti secondo il dovuto. Si richiede quindi una virtù speciale che conservi l’ordine suddetto. E questa virtù è denominata amicizia o affabilità».

Tommaso d’Aquino, Summa theologiæ, II-II, q. 114, a. 1, resp.

Il rispetto e la conservazione di questo valore è dunque di estrema importanza e, come per altri valori, chiama in causa tutti i rapporti fondamentali menzionati: nei segni dell’amicizia si mostra, infatti, quel rispetto nei confronti dell’altro, rispetto che si esprime nel desiderare il suo vero bene. In questo modo, è possibile comprendere altresì l’ammonimento o il richiamo come frutto di questo desiderio.

Naturalmente, non ogni rapporto è amicizia in senso stretto, ma ciò non esclude quel minimo di affabilità capace di regolare il rapporto con gli altri e trattarli nel modo dovuto, escludendo ogni forma di simulazione. Com’è noto, Aristotele ha trattato in modo esteso questo argomento, attraverso un’accurata classificazione e mettendo al vertice l’amicizia fondata sulla virtù:

«L’amicizia degli uomini virtuosi – afferma il filosofo greco – è virtuosa e cresce col loro frequentarsi. Si ritiene, poi, che diventino anche migliori col mettere in atto l’amicizia, cioè correggendosi a vicenda: essi, infatti, si modellano l’uno sull’altro, imitando le qualità che loro piacciono; di qui il detto: “Da uomini nobili, nobili azioni”».

Aristotele, Etica nicomachea, IX, 1172 a; per una panoramica generale sull’amicizia cfr Majuri, L’amicizia, Roma 2013; il classico De amicitia di Cicerone.

Giovanni Covino

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