Teoria della “suppositio”. Parte 1: Le regole della “suppositio”

Questo articolo inaugura una nuova rubrica Logica…mente. Il primo articolo, di M. Padovano, espone la teoria della suppositio. Si tratta della prima parte – le regole – di questo interessante argomento [Giovanni Covino].


In Logica formale o Logica minor si sa che quando si comincia a trattare del sillogismo si parla fin da subito delle regole (e poi figure) per una corretta deduzione.

Ad una attenta analisi risalta agli occhi che le regole e le figure del sillogismo dipendono da un altro valore logico: il valore di sostituzione o di supplenza. Più precisamente si parla di suppositio di un termine nel senso della «funzione che questo ha – rimanendo identico il suo significato – di tenere nel discorso il posto di una cosa per la quale questa sostituzione è legittima, vista e considerata la copula». Così J. Maritain (Logica minore. Elementi di filosofia II, Ed. Massimo 1990) ispirandosi alla definizione che offre Vincenzo Ferreri, il santo domenicano, nel suo trattato De suppositionibus che si inserisce nel solco della logica modernorum iniziata, senza smentire nessuna delle scoperte logiche precedenti, proprio interessandosi delle supposizioni: Acceptio termini pro aliquo de quo verificatur juxta exigentiam copulae.

Storicamente uno dei testi più importanti per capire il nuovo corso della disciplina definita di volta in volta philosophia rationalis (perché si occupa dell’ens rationis), ars artium, e così via, è il trattato Summulae logicales di Pietro Ispano che vi dedica il Tractatus VI il quale segue la trattazione dei sillogismi e precede quella delle fallacie: «Suppositio vero est acceptio termini substantivi pro aliquo» – dice l’Ispano (Tract. VI,3); e ancora: «suppositio vero est acceptio ipsius termini iam significantis rem pro aliquo»(loc.cit). Dallo sviluppo della definizione i logici hanno scoperto ben sette regole di corretta supplenza che significano corretta costruzione di proposizioni e quindi sillogismi. Possiamo elencare queste regole

I: Ogni proposizione il cui soggetto non supplisce è falsa, se essa è affermativa

II: In una conseguenza corretta il modo d’esistenza in rapporto al quale è considerata la suppositio non deve variare dall’antecedente al conseguente

III: In ogni proposizione affermativa il predicato ha un valore di sotituzione particolare indeterminato (suppositio disiuncta)

IV: Per contro, in ogni proposizione negativa il predicato ha un valore di sostituzione universale (suppositio distributa)

V: Quanto al soggetto, il suo valore di sostituzione è determinato in ogni proposizione dal significato del predicato. È questa – precisa Maritain op.cit p. 87 – la regola fondamentale in materia di suppositio.

VI: Il soggetto di una proposizione quando non è accompagnato da alcun segno, ha un valore di sostituzione universale in materia necessaria e particolare in materia contingente.

VII: È chiaro che ogni conseguenza nella quale il genere di suppositio di un termine cambia da una proposizione all’altra, è una conseguenza sbagliata.

Consideriamo ora innanzitutto alcune proposizioni per renderci meglio conto di che cosa stiamo parlando: “L’uomo è una specie del genere animale”, “Uomo è un concetto incomplesso in re et voce”, “L’uomo corre”, “Ogni uomo è dotato di libero arbitrio”, e così via.

Notiamo che il significato (la definizione di uomo) non varia. Variano però:

1) il modo di esistenza [attuale (passata, presente, futura), possibile o “immaginaria”];

2) il riferimento: in alcuni casi uomo è riferito a quell’ente reale che è animale razionale, in altri casi a se stesso in quanto concetto o termine.

Da queste distinzioni segue la classificazione dei valori di sostituzione e le regole conseguenti.

Prendiamo due affermazioni:

“L’uomo è una parola di quattro lettere”

e

“Giovanni è uomo”.

È evidente che non posso dedurre: “dunque Giovanni è una parola di quattro lettere”. Perché? Perché l’esistenza di uomo nella prima affermazione è un’esistenza ideale. Nella seconda è un modo di esistenza reale. In altri termini cambiando il valore di sostituzione si hanno due termini diversi.

Se prendiamo poi le affermazioni:

“Un centauro è un uomo-cavallo”

e

“Un centauro è un essere immaginario”,

non si può concludere logicamente: “dunque esiste realmente quell’ente immaginario che è il centauro”, perché si passa da un modo di esistere ad un altro. Da qui la seconda regola.

Ma se prendiamo:

“Uomo è un nome di due sillabe”

e la confrontiamo con

“Ogni uomo è mortale”,

vediamo che il termine uomo ha due riferimenti diversi e separati: nella prima affermazione si riferisce a se stesso come termine, nella seconda si riferisce alla cosa significata. Si parla così di suppositio materialis nel primo caso (il termine supplisce per se stesso considerato come segno), di suppositio formale nella seconda (il termine supplisce per la cosa da esso significata. La suppositio formale si distingue poi in: suppositio impropria (ad esempio il caso delle figure di pensiero in retorica) e suppositio propria quando supplisce alla cosa da esso significata con proprietà. La suppositio formale propria si distingue in supposito simplex o logica (es.: “Uomo è una specie nel genere animale”, “Mammifero è un ramo zoologico”) dove uomo e mammifero suppliscono in quanto enti logici con tutta la loro forma di universalità senza passare ai soggetti singoli che possiedono tale natura; e in suppositio reale o personalis quando sta in luogo e della cosa immediatamente significata e della cosa mediatamente significata.

Quest’ultimo valore di sostituzione si distingue in valore di suppositio:

  1. Particolare determinata (suppositio disiunctiva): “qualche cane abbaia”;
  2. Particolare indeterminata (suppositio disiuncta): “qualche strumento è necessario per suonare” (per seguire un esempio di Maritain, nel libro citato);
  3. Collettiva (suppositio copulata): “I Barbari erano popoli senza codici legislativi”;
  4. Universale (suppositio distributa): “Ogni uomo è mortale”. Questo valore si distingue in completo (es. : “l’uomo è mortale”) e in incompleto (pro generis singulorum)come in “Ogni animale è nello zoo” dove non si intende ogni singolo animale ma “ogni tipo o specie di animale”.

Sulle altre distinzioni da farsi in materia di suppositio continueremo in seguito. Speriamo anche di poter offrire una riflessione logico-materiale ossia riguardante i presupposti gnoseologici della suppositio al fine di dimostrare come nel nominalismo e nel concettualismo trattare di questo valore logico indubitabile è materialmente incoerente.

Fr. Mario Padovano op


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