Cosa resta dell’autorità? Scienza, politica e Covid-19

Siamo quasi giunti – si spera – alla fine dell’emergenza Covid-19. Tra gli scontri (sempre più accesi) sull’ermeneutica del dato, pare sia certo il calo dei contagi, sicché, dopo mesi di sacrifici, si cerca di ripartire.

Nonostante ciò, il mondo dei media continua a spingere sull’acceleratore delle certezze assolute, certezze che il mondo scientifico al momento non può dare. La ricerca – come ha detto recentemente il filosofo della scienza Michele Marsonet – è fatta da esseri umani che «a causa dei loro limiti cognitivi, raggiungono dei risultati solo con grande fatica e senza poter ricorrere a un metodo standard – pressoché automatico –in grado di farci conseguire gli obiettivi voluti senza molti sforzi». Occorre pazienza.

Dall’altro lato, la politica è sempre più vittima di quel meccanismo propagandistico che essa stessa ha creato. Spesso, gli interventi di ministri, viceministri, presidenti di regione, che un giorno sì e l’altro pure hanno commentato in tutte le modalità possibili la situazione del bel Paese, danno l’impressione di una continua “guerra” elettorale. Una valanga di parole in un continuo sketch in vista delle elezioni. Parole e immagini viaggiano da un social all’altro e raggiungono altissime vette come il coro da stadio in (sals-)assembramento e relativa “nota regionale”. Insomma, un modus operandi che di certo non aiuta nel clima di incertezza di cui sopra.

Così, il cittadino, bombardato da una miriade di notizie, è sempre più in confusione soprattutto perché l’autorità di chi parla, in primis quella politica, si perde nella sua caricatura, una caricatura che tratta le persone come incapaci di qualsiasi comprensione o di atti responsabili e perciò via con decreti, note ministeriali, dati, contro dati, prima ondata, seconda ondata, distanze sociali, lanciafiamme, spiegazione del dato, la scienza dice, il tal virologo ha detto ecc ecc ecc

In questa situazione così difficile non sarebbe male riprendere il vecchio concetto di autorità, un concetto assai caro al filosofo Giuseppe Capograssi. Per il pensatore abruzzese l’autorità «ha il potere e la capacità di far crescere una comunità e di promuovere lo sviluppo della vita». Ma questo può avvenire solo quando al primo posto viene messa la verità e non la propaganda.

Giovanni Covino

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