Ritratti di filosofi. Hilary Putnam: il ritorno del “genio maligno”. The case of the brains in a vat

Hilary Putnam, filosofo e matematico statunitense, è nato a Chicago il 31 luglio del 1926. È noto per i suoi contributi sulla filosofia della mente e sulla filosofia del linguaggio, ma le sue ricerche hanno toccato anche la metafisica, l’etica e, nell’ultimo periodo, la filosofia della religione. È morto ad Arlington il 13 marzo 2016.

Tra le sue opere: Filosofia della logica: nominalismo e realismo nella logica contemporanea, Verità e etica, Ragione, verità e storia, Mente, linguaggio e realtà, La sfida del realismo, Matematica, materia e metodo, Mente, corpo, mondo, Etica senza ontologia, Filosofia ebraica, una guida di vita, La filosofia nell’età della scienza.

In questo “ritratto” vorrei soffermarmi sul celebre esperimento “cervelli in una vasca”. Si tratta di un remake filosofico: Putnam ripropone il “genio maligno” delle Meditazioni metafisiche di Cartesio in una versione aggiornata (che ricorda, in ambito cinematografico, il film Matrix). Il filosofo, infatti, immagina la seguente situazione: uno scienziato malvagio estrae il cervello dal corpo di una persona e lo colloca in un recipiente di sostanze nutritive che lo mantengono in vita. Le terminazioni nervose sono collegate a un computer sofisticatissimo in grado di procurare l’illusione che tutto sia perfettamente normale (sembra che ci siano persone, oggetti, cielo, ecc…).

Uno scenario di certo inquietante, ma si tratta solo di un “esperimento mentale” che Putnam usa per sostenere la sua posizione gnoseologica (definita “realismo interno”) e per confutare, da un lato, lo scetticismo e, dall’altro, per criticare il realismo metafisico. Leggiamo il seguito del discorso del filosofo statunitense:

«Se il “mondo possibile” è veramente quello reale e noi non siamo, effettivamente, che cervelli in una vasca, quando diciamo che “siamo cervelli in una vasca” intendiamo in effetti che siamo cervelli in una vasca nell’immagine, o qualcosa del genere (ammesso che il nostro discorso abbia comunque un significato). Ma parte dell’ipotesi secondo cui noi saremmo cervelli in una vasca è che noi non siamo cervelli in un una vasca nell’immagine (l’essere cervelli in una vasca, cioè non fa parte della nostra allucinazione), per cui se siamo effettivamente cervelli in una vasca, allora l’enunciato “siamo cervelli in una vasca” dice qualcosa di falso (se pur dice qualcosa). In breve, se siamo cervelli in una vasca, allora “siamo cervelli in una vasca” è falso. Così esso è (necessariamente) falso».

In altri termini, Putnam mostra che quanto descritto nell’esperimento, per essere qualcosa di reale, non può ammettere la domanda “siamo cervelli in una vasca?”. Chiedersi ciò confuta l’affermazione “siamo cervelli in una vasca”.  

Giovanni Covino


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