Alfonso Maria de’ Liguori, un filosofo e teologo morale da riscoprire

Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) è stato proclamato santo da papa Gregorio XVI nel 1839 e dichiarato dottore della Chiesa (doctor zelantissimus) nel 1871 da papa Pio IX. Il Martirologio romano ci dice che s. Alfonso «rifulse per la sua premura per le anime, i suoi scritti, la sua parola e il suo esempio». Spese la sua vita impegnandosi «nella predicazione e scrisse libri, specialmente di morale, disciplina in cui è ritenuto un maestro». In questo breve ritratto, vorrei soffermarmi proprio su quest’ultimo punto.

Il 21 dicembre 1726, il Nostro, dopo una breve, ma brillante esperienza come avvocato nelle aule del Tribunale di Napoli, viene ordinato sacerdote. Sin dall’inizio, forte anche degli studi pregressi, si occupa di morale e nel 1748 pubblica quella che, assieme a Verità della fede, è il suo più importante lavoro: Theologia moralis, frutto di studio e ricerca, nonché di esperienza concreta. Le diverse edizioni dell’opera (nove delle quali curate dallo stesso Autore) mostrano le intenzioni di un uomo attento sia all’universalità della legge che alla coscienza del singolo che vive nella storia: proprio questa sensibilità portano il Nostro alla ricerca della c.d. “via mediana”, come scrive nella prefazione della seconda edizione:

«Poiché, dopo avere per anni e anni letti e riletti moltissimi sostenitori sia della sentenza benigna sia di quella rigida, li ho trovati o eccessivamente favorevoli all’indulgenza o troppo inclini all’austerità, allora ho pensato valesse la pena pubblicare un libro che, seguendo la via mediana, esponesse le sentenze più consone alla verità e maggiormente necessarie da conoscersi per dirigere le coscienze».

La morale è un campo molto complesso e de’ Liguori, grazie anche alla sua esperienza di pastore d’anime, conosce bene questa complessità e cerca, in tutti i modi, di guidare e illuminare evitando gli estremi del lassismo e del rigorismo.

Non pochi però sono gli attacchi. Nel 1773, un anno dopo la pubblicazione della settima edizione di Theologia moralis, il canonico di Martina Franca, Pasquale Magli (1720-1776), lo accusa – come lo stesso de’ Liguori dice in una lettera – di essere «seguace di Hobbes, Spinoza  e di Epicuro», di essere un determinista e materialista.

Tuttavia l’intento del Nostro è evidente: evitare di considerare la persona umana come un automa che applica in modo meccanico la legge. È questa attenzione che ha portato Giovanni Paolo II (cfr. Lettera Apostolica Spiritus Domini) a definire Alfonso «rinnovatore della morale», capace di guardare il volto dell’uomo e la sua fragilità alla luce del fine universale della persona stessa. È in questa circolarità che si trova l’attualità del pensiero alfonsiano.

Giovanni Covino


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