L’eterno nel tempo: il mistero del Natale e la virtù dell’umiltà

“A lui io non son degno di slegare il laccio del sandalo”. Le parole di Giovanni Battista, che chiudono il passo evangelico di questa terza domenica di Avvento, offrono la possibilità di riflettere su una delle virtù più importanti della tradizione cristiana, la virtù dell’umiltà.

Il filosofo Immanuel Kant – nella Metafisica dei costumi (II, § 11) – parla dell’umiltà morale come di un “sentimento” che mostra “la piccolezza del nostro valore in confronto con la legge” e la distingue da una falsa umiltà (umiltà spuria, la definisce) con la quale l’uomo vuole conquistare un “valore morale” rinunciando al “valore di morale sé”. Distinzione importantissima quella del filosofo di Königsberg perché mette in guardia dalla pericolosissima insidia di considerare l’umiltà come una sorta di rinuncia della propria persona.

Niente di più lontana dalla virtù di cui stiamo parlando. L’umiltà è, infatti, un giusto mezzo, una giusta misura che dà la possibilità all’uomo di riconoscere la propria dignità e, nello stesso tempo, dà la consapevolezza della propria finitezza. In questo Giovanni Battista è – come dicevo poc’anzi – un esempio: riconosce di essere la voce che grida per richiamare tutti verso Colui al quale non è degno di sciogliere il laccio del sandalo.

Ma c’è dell’altro.

La bimillenaria tradizione della Chiesa vede nell’atteggiamento umile ciò che più si avvicina al mistero dell’Incarnazione che stiamo per celebrare. Questa verità della fede cristiana mostra, infatti, tutta la grandezza di Dio che sceglie di farsi piccolo e vicino all’uomo assumendo la natura che Lui stesso ha creato: “il Verbo del Padre, per mezzo del quale sono stati creati i tempi, divenuto carne, ci ha donato il suo Natale nel tempo” – dice sant’Agostino (Discorso 191,1).

La Sapienza di Dio risplende, quindi, ancor di più in questo “abbassamento” e l’uomo – anche oggi – non può non stupirsi guardando un “sì alto” e “magnifico processo” (Dante, Paradiso, VII, v. 113). Da Dio, Misura che supera ogni misura, impariamo – riflettendo sul mistero del Natale – a percorrere la via humilitatis.

Giovanni Covino

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