Hostilia

Premessa

La storia – intesa come disciplina scientifica – non è cosa semplice. Marc Bloch (1866-1944), uno degli storici più importanti del Novecento, la definiva «la più difficile tra le scienze» e questo perché la «ἱστορία» (historia) – che ha origini antichissime – necessita di ricerche precise e di vaste conoscenze. Tuttavia è la sua stessa difficoltà ad aver esercitato e ad esercitare interesse e fascino.

In questo contributo, vorrei soffermarmi sulla città di Ostiglia e, in modo particolare, sulle sue origini e su ciò che questa cittadina ha significato per Roma.

Sulle rive del fiume Po, a sud-est rispetto al capoluogo Mantova, sorge Ostiglia (Ustìlia nel dialetto mantovano). In epoca romana, è ricordata con il nome di Hostilia. Questa cittadina rappresentò – per i romani – uno snodo importantissimo per gli scambi commerciali che dall’Emilia erano diretti a Verona o verso i territori dell’attuale Germania. Hostilia, infatti, si trovava sulla via Claudia Augusta Padana.

Ad Hostilia nacque anche lo storico e biografo romano Cornelio Nepote (100 a. C. – 27 a. C.): ne troviamo testimonianza nell’opera di Plinio il Vecchio, che definì Nepote «Padi accola», vale a dire «abitante delle rive del Po» (Plinio, Naturalis Historia, III 127).

In seguito, Hostilia mantenne la sua importanza anche per gli Ostrogoti – che giunsero in Pianura Padana dopo la dissoluzione dell’Impero romano –, per i Longobardi – che giunsero in queste zone tra VI e VII secolo d. C. – ed infine per i Franchi – dopo il 774 d. C.

Le origini di Hostilia e la sua importanza per Roma

Come dicevo prima, Hostilia fu un importante snodo della via Claudia Augusta, una strada romana la cui realizzazione risale alla prima metà del I secolo d.C. Su questo argomento ritorneremo tra breve, ora soffermiamoci sulle origini, partendo da un testo di uno storico del 1800 che apre il suo studio su Ostiglia con queste parole:

«L’origine di Ostiglia non emerse mai dalla nebbia del passato, ma Ostiglia ha fama di essere antica. Sui di lei esordii vi sonno le tradizioni che la dicono coeva con Roma e tenuta in conto di nobile e forte; notano ch’era di un florido commercio, e che perciò alcuni Scrittori di buon nome s’interessano di conoscerla»[1].

Anche in questo caso, notiamo – come già detto in precedenza – il riferimento al “florido commercio” e alla fama di “antichità” della cittadina, caratteristiche che ritornano in tutte le testimonianze sulla cittadina mantovana.

Per quanto riguarda l’origine del nome, moltissime sono le supposizioni: lo storico Maffei dice, per fare un esempio, che esso potrebbe derivare dalle “bocche” o “porticelle” – dette “Ostia”, “Ostiola” o “Ostium” – che dalle paludi «mettevano nel Po». Lo storico Giambattista Visi (1737-1784), autore di uno studio su Notizie storiche della città e dello stato di Mantova (2 vol., 1781-1782) e nato proprio ad Ostiglia, afferma, invece, che il suo nome e la sua fondazione sarebbero legati a Quinto Curio Ostilio (senatore romano del I secolo a. C.).

Comunque sia, le diverse testimonianze dimostrano l’antichità della città. Essa è ricordata anche dal già citato Plinio (23-79 d. C.) che parla nella sua Historia di Melara (Rovigo) e di Ostiglia per «la cultura delle api». Tacito (56-120 d. C.) cita, invece, Hostilia nei movimenti delle truppe durante la guerra civile romana tra Vitelliani e Flaviani (Vespasiani), e la chiama «vicum Veronensium», presentandosi come importantissimo punto strategico militare.

Inquadriamo brevemente il periodo storico di cui parla Tacito.

Il contesto è quello della Roma imperiale (periodo compreso tra il 27 a. C. e il 476 d. C.). Tra il 68 e il 69, inizia il periodo dei quattro imperatori: Galba, successore di Nerone in carica dal giugno 68, Otone, entrato in carica a gennaio, Vitellio, imperatore da aprile, e Vespasiano, che ottenne la porpora a dicembre per tenerla saldamente per dieci anni.

Galba venne eletto in Hispania, Vitellio dalle legioni germaniche, Otone dalla guardia pretoriana a Roma ed infine Vespasiano dalle legioni orientali e danubiane (vedi foto 2).

Nello scontro (che vedrà vincitore Vespasiano, imperatore tra il 69 e il 79), si colloca la guerra di cui parla Tacito: la battaglia più sanguinosa fu quella di Bedriaco (Cremona vedi foto 3). Di seguito un testo in cui Tacito cita Hostilia e, in nota, un commento di uno studioso sull’importanza della città:

«Per iniziativa della Quinta legione si mettono in piedi le statue di Vitellio e si incatena Cecina. Si scelgono come capi il legato della Quinta legione Fabio Fabullo e il prefetto del campo Cassio Longo. Trucidano gli equipaggi di tre liburniche, del tutto ignari e senza colpa, casualmente capitati sulla loro strada. Lasciano il campo, tagliano il ponte e puntano di nuovo su Ostiglia e poi su Cremona, per congiungersi alla Prima legione Italica e alla Ventunesima Rapax, che Cecina aveva mandato avanti con una parte della cavalleria, a occupare Cremona»[2].

Ciò che maggiormente interessa nel testo, è l’importanza di Hostilia: si presentava come uno snodo strategico dal punto di vista militare per la sua vicinanza al fiume Po.

Nei secoli XVIII e XIX, alcuni scavi confermarono la presenza romana, mettendo in luce tracce dell’antica via Claudia, nonché fittili (= fatti di terracotta) con iscrizioni romane, urne cinerarie, qualche tomba e alcune monete del periodo imperiale.

Hostilia – come accennavo già inizialmente – è uno snodo importantissimo, non solo dal punto di vista militare, ma anche commerciale (via Claudia terminata nel 47 d. C.).

Sulla pietra miliare di Rablà, un cippo iscritto, posto sul ciglio stradale, utilizzato per scandire le distanze lungo le vie pubbliche romane, scoperto nel 1552 e conservato nel Museo di Bolzano, leggiamo:

«Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico, pontefice massimo, insignito della tribunicia potestas per la sesta volta, console designato per la quarta, imperatore per l’undicesima, padre della patria, la via Claudia Augusta, che il padre Druso, aperte le Alpi con la guerra, aveva tracciato, munì dal fiume Po al fiume Danubio per miglia CCCL».

L’iscrizione e la foto mostrano l’importanza di questa strada che collegava l’Italia alle attuali regioni austriache e tedesche. Notiamo, inoltre, l’importanza specifica di Hostilia come snodo stradale sia verso nord che verso sud (la strada infatti proseguiva collegandosi a Bologna e Pisa).

L’importanza di Hostilia è confermata anche dall’itinerario di Antonino – un registro delle stazioni e delle distanze tra le località poste sulle diverse strade dell’Impero romano, registro probabilmente redatto alla fine del III secolo o agli inizi del IV – e dalla Tavola Peutingeriana, copia di un’antica carta romana che mostra le vie militari dell’Impero (vedi foto 5: le principali vie romane della Pianura padana e cerchiato in rosso Hostilia; vedi foto 6, cerchiate in rosso Mantua e Hostilia sulla Tavola Peutingeriana).

Hostilia, nel quadro generale delle vie romane, si presentava, dunque quale luogo di tappa, cioè punto fermo per le legioni romani che procedevano da Roma o a Roma ritornavano per la via Claudia augusta[3].

Conclusione

In questo breve articolo, abbiamo potuto vedere l’importanza di una città, apparentemente piccola. Con delle ricerche – che possono di certo essere approfondite – si possono scoprire lati dei territori che abitiamo inaspettati e affascinanti. Roma imperiale aveva tante città importanti e tra queste vi era Hostilia: la sua posizione si presentava come strategica sia dal punto vista militare che dal punto di vista commerciale. Concludo citando ancora una volta lo storico Zanchi che, nella sua Storia di Ostiglia, si sofferma ancora una volta sull’antichità della città mantovana e sull’affinità tra Romani e Ostigliesi:

«faremo spiccare piuttosto la certezza che Ostiglia è antica perché la passarono dinanzi oltre 20 secoli; e che gli antichi Ostigliesi erano lavoratori solerti; che rifuggivano dal vizio sfacciato; che risparmiavano per calcolo e per riflessione […] erano famigliari dei Romani e come i Romani avevano anime che si potevano rompere ma non piegare»[4].

Giovanni Covino


[1] A. Zanchi-Bertelli, Storia di Ostiglia, Stabilimento tipografico librario di L. Segna, Mantova 1863, p. 9.

[2] Tacito, Historiae, III, 2, 14. Spiega uno storico: «Venuto a conoscenza dell’arrivo di Antonio Primo [politico e militare dell’impero], legato della VII Claudia che guidava l’esercito che avrebbe spianato la strada a Muciano, Vitellio mandò a chiamare rinforzi in Germania e Britannia, ma solo la III legione Augusta, di stanza in Nord Africa, presso l’odierno confine tra Tunisia ed Algeria, gli manifestò il proprio aperto appoggio. Le truppe scese in Italia erano in preda all’indisciplina. Ciò nonostante, le legioni renane marciarono da Roma verso nord ed occuparono Hostilia (Ostiglia) e Cremona, punti chiave per l’attraversamento del Po. Il grosso dell’esercito si schierò ad Hostilia, mentre un contingente minore presidiava Cremona. Comandante vitelliano era Valente, il quale, dopo essersi assicurato la linea del Po si recò in Gallia a raccogliere rinforzi, affidando il comando a Aulo Cecina Albino. Contro Antonio Primo era schierato un esercito composto dalle legioni XXI Rapax, V Alaudae, I Italica e XXII Primigenia, più vexillationes di altre sette legioni  ed a truppe ausiliarie».(Pierluigi Romeo di Colloredo), Cremona, 24 Ottobre 69: Il trionfo di Vespasiano, pp. 73-74.

[3] Vedi A. Zanchi-Bertelli, Storia di Ostiglia, cit. p. 13.

[4] A. Zanchi-Bertelli, Storia di Ostiglia, cit., p. 10.


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