Letture consigliate

Briciole filosofiche propone due letture filosofiche. Si tratta di due importanti lavori appena ristampati dall’Editore Leonardo da Vinci (Roma):

Descrizione

L’atto di fede nella rivelazione cristiana si presenta con le caratteristiche comuni a ogni atto di fede, ossia all’assenso che un soggetto possa dare a un oggetto di conoscenza per lui inaccessibile, grazie alla testimonianza di un altro soggetto: si tratta dunque delle caratteristiche epistemiche proprie di una conoscenza certa di qualcosa, ottenuta non direttamente (con l’esperienza o con il ragionamento) ma indirettamente, sulla base di una trasmissione di conoscenze da parte di testimoni qualificati, la cui testimonianza sia stata previamente verificata nella sua attendibilità.

In questo senso, l’analisi filosofica della fede nella Rivelazione, svolta in questo trattato da Antonio Livi, farà parte di un discorso più ampio, che è il discorso propriamente epistemico circa le condizioni di possibilità della conoscenza per fede in generale.

Il discorso è di estrema importanza dal punto di vista filosofico e teologico: nel primo caso, Livi espone una teoria generale e si sofferma sullo statuto epistemologico della conoscenza per fede; nel secondo caso, in base a quanto detto, il filosofo toscano mostra la peculiarità della fede cristiana, della fede nella Rivelazione divina.

Le Réalisme méthodique, che qui viene pubblicato in traduzione italiana e con il commento di Antonio Livi, discepolo di Gilson, ha dato origine negli anni trenta del Novecento a un acceso dibattito sulla possibilità di trovare, in filosofia, un punto d’incontro tra realismo e idealismo. La questione – che implica un giudizio di merito sulla vicenda moderna dell’immanentismo, da Descartes a Hegel) – ha interessato principalmente, all’inizio, i filosofi di scuola neotomistica, impegnati a difendere l’ipotesi di un “realismo critico”; poi, però, ha coinvolto tutti gli studiosi che in vario modo e con varie metodologie critiche hanno voluto superare l’ipoteca dell’immanentesimo; tra questi, in particolare i filosofi di scuola “analitica” (si pensi al Manifesto per un nuovo realismo di Maurizio Ferraris) e quelli di scuola fenomenologica, che, come Edith Stein e Dietrich von Hildebrand, hanno voluto evitare gli esiti idealistici di Husserl.

Di fronte a tutti questi tentativi di concordismo, Gilson dimostra – ricorrendo alla sua competenza storiografica e al suo grande rigore logico – che l’unico metodo che garantisca alla ricerca filosofica la costruzione di un sistema coerente è proprio il realismo, che consiste nell’ammettere fin dall’inizio la verità dell’esistenza delle cose come ontologicamente indipendenti dalla loro conoscenza.

Il testo è arricchito da due saggi di Antonio Livi: il primo è un’analisi storica de Il realismo; il secondo, invece, un approfondimento teoretico del discorso di Gilson sul realismo. Conclude questo classico del pensiero una ricca bibliografia commentata.

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