Emilio Gentile: “Una nuova visione del fascismo”

Il Taccuino del Filosofo

Un momento della marcia su Roma

Quando, nel corso degli anni Sessanta, prese l’avvio in Italia una nuova storiografia sul fascismo – soprattutto per merito delle ricerche condotte da Renzo De Felice con indipendenza intellettuale non comune e con genuina curiosità scientifica – fra gli studiosi dominava pressoché incontrastata la convinzione che il fascismo non aveva avuto una propria ideologia; era stato, cioè, un movimento senza una propria visione della vita e della politica, senza un suo progetto di organizzazione della società e dello Stato. Se al fascismo si concedeva una qualche ideologia, era considerata ideologia di scarto o di seconda mano, mutuata dal movimento nazionalista, oppure era considerata ideologia esclusiva-mente «negativa» (antidemocrazia, antiliberalismo, antimarxismo, antiparlamentarismo ecc.) senza alcuna formulazione «positiva». L’ideologia fascista, insomma, era un coacervo di improvvisazioni demagogiche, di aspirazioni e di propositi velleitari o mistificatori, e comunque materia di scarsa o nessuna rilevanza per la conoscenza e la comprensione della realtà storica del…

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