La guerra, il ruolo di Pechino e la debolezza dell’Occidente. A colloquio con Michele Marsonet

Michele Marsonet è professore ordinario di Filosofia della scienza e di Metodologia delle scienze umane nel Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova. I suoi interessi spaziano dalla logica al linguaggio, dall’etica alla metafisica, dalla bioetica all’intelligenza artificiale. Tra le sue pubblicazioni: Introduzione alle logiche polivalenti, Abete, Roma 1976, Logica e impegno ontologico, Angeli Editore, Milano 1981, Elementi di Filosofia della scienza, CLU, Genova 2008, Idealism and Praxis, Ontos Verlag, Frankfurt-Paris-Lancaster 2008. Ha, inoltre, curato numerosi volumi come Scienza e religione sono incompatibili?, ECIG, Genova 2011, Può esistere l’uomo robot? Valore e limiti dell’intelligenza artificiale, Ecig, Genova 2013, Il ruolo della bioetica oggi. L’etica fra medicina e filosofia, Ecig, Genova 2014.

*** *** ***

Professor Marsonet, entriamo subito nel vivo della questione: cosa pensa di quanto sta accadendo in Ucraina?

Penso non si possa negare la responsabilità della Federazione Russa per l’invasione, ma ritengo anche che l’intera questione sia stata gestita malissimo. Putin non ha compreso i forti sentimenti antirussi di buona parte della popolazione ucraina, retaggio anche dell’occupazione zarista prima e di quella sovietica poi. È vero che i due Paesi condividono secoli di storia comune e che l’origine di entrambi risale alla Rus’ medievale di Kiev. Le lingue tuttavia non sono uguali, anche se si assomigliano molto. La situazione è molto difficile perché nessuno vuole fare concessioni. Dico qualcosa di poco popolare in questo momento. A me pare che Zelensky abbia conservato parecchie caratteristiche dell’attore comico, il suo precedente lavoro, e che sia meno eroico di quanto molti pensano. Quando vedi che il tuo popolo è sottoposto a forti sofferenze qualche concessione va pur fatta. Su Donbass e Crimea per esempio. Né trovo così strana la richiesta che l’Ucraina diventi un Paese neutrale come la Finlandia. Questo risolverebbe molti problemi.

Secondo Lei perché Putin ha deciso di intervenire militarmente? E che ruolo ha avuto la Nato?

La Russia, nazione imperiale per eccellenza, ha da sempre la sindrome dell’accerchiamento. La continua espansione della Nato a Oriente, tra l’altro immotivata, ha aggravato tale sindrome. Non si capisce perché un simile allargamento fosse necessario. D’altra parte molti Paesi ora indipendenti e che prima facevano parte dell’Unione Sovietica temono un suo ritorno sotto altre forme, ed è comprensibile. Sarebbero necessari dei trattati bilaterali di garanzia reciproca, con la Russia che s’impegna a garantire la loro indipendenza in cambio della neutralità. Ma è difficile arrivarci partendo da un quadro come quello attuale.

La Cina, in questi giorni, ha parlato delle responsabilità della Nato e dell’Europa, criticando anche la scelta di seguire la strada delle sanzioni. Lei cosa pensa? Qual è il ruolo di Pechino in questa partita?

Xi Jinping sta manovrando con molta abilità. Da minaccia principale dell’Occidente è passato, in un breve volgere di tempo, al ruolo di “salvatore”. Intanto rafforza l’asse tra le due autocrazie a spese di un Occidente sempre meno decisivo, guidato da un presidente Usa debole come Biden, e con un’Unione Europea più confusa che mai. Il leader cinese, più potente di Putin dal punto di vista economico (anche se, forse, non da quello militare), giocherà un ruolo decisivo. Probabilmente chiederà una ricompensa per lui fondamentale, vale a dire il via libera all’annessione di Taiwan. Sarebbe un successo enorme, dopo la “normalizzazione” forzata di Hong Kong. Esiste insomma il rischio che il baricentro dell’ordine mondiale si sposti in Asia, a danno dell’America e dell’Europa. Quanto alle sanzioni il leader cinese ha ragione. Danneggiano enormemente l’Europa, assai meno gli Stati Uniti che sono pressoché autonomi sul piano energetico.

Professor Marsonet, Lei è molto attento ai fenomeni della cancel culture e del politically correct. Cosa pensa di quanto sta accadendo in Occidente circa la questione Russia-Ucraina? L’Università di Trento, per esempio, ha deciso, qualche giorno fa, di interrompere le collaborazioni accademiche con istituzioni russe.

Ho già scritto degli articoli su questo argomento. Cancellare la grande cultura russa e tagliare le collaborazioni accademiche è del tutto ingiustificabile, oltre che dannoso. Che c’entrano Fedor Dostoevskij, Lev Tolstoj, Vladimir Majakovskij e Boris Pasternak con l’invasione dell’Ucraina? Dobbiamo molto alla cultura russa e non v’è alcuna ragione di criminalizzarla a causa di eventi contemporanei che con essa nulla hanno a che spartire. Mi auguro un ritorno alla ragione, anche se attualmente il clima non è affatto promettente.

Intervista a cura di Giovanni Covino

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...