Le linee storte di Dio

Quando Dio imparò a scrivere è uno degli ultimi arrivi sulla piattaforma Netflix. Si tratta di un intricato thriller psicologico diretto dal regista Oriol Paulo che tiene lo spettatore incollato allo schermo dall’inizio alla fine non solo per la trama, ricca di colpi di scena, ma anche per la possibilità che ci viene data dal regista di riflettere sulla dolorosa esperienza della malattia mentale.

Il titolo spagnolo, Los renglones torcidos de Dios, è lo stesso del romanzo dello scrittore spagnolo Torcuato Luca de Tena (Madrid 1923-1999) pubblicato nel 1979 (di recente proposto anche in Italia dall’editore Vallecchi, Firenze) da cui il film trae ispirazione e racconta la storia di Alice Gould, un’investigatrice privata, donna di raffinata intelligenza, che viene ricoverata in un ospedale psichiatrico fingendosi paranoica per scoprire la verità su un caso di omicidio. Il film parte da questo “caso da risolvere”, ma i 155 minuti sono un gioco dialettico di luci e ombre, verità e menzogne, gioie e sofferenze…

Difatti la trama lineare dell’inizio (la risoluzione del caso da parte di un’investigatrice) si complica notevolmente con il passare del tempo e, per una serie di circostanze, lo spettatore si trova a dubitare realmente della salute mentale di Alice. Ciò che sembra reale, diventa frutto dell’immaginazione e viceversa.

Dov’è la verità? Questa è la domanda che inchioda allo schermo fino alla fine. Tutto infatti sembra sfumare e perdersi nel mondo dove vivono “le linee storte di Dio”.

Giovanni Covino


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