Il Cappello Parlante: un destino già scritto?

Dopo il primo anno ad Hogwarts, Harry Potter è pronto per una nuova avventura con i suoi amici e…i nemici di sempre. Il secondo capitolo – intitolato Harry Potter e la camera dei segreti – non delude le aspettative: la magia della scuola di Hogwarts avvolge il lettore in ogni pagina e, disseminati qua e là, piccoli preziosi insegnamenti splendono come pietre preziose tra viaggi su macchine volanti, mirabolanti imprese con bacchette magiche e creature spaventose come il ragno Aragog o il Basilisco.

L’inizio di questa nuova avventura è contraddistinto dalla consueta indifferenza della famiglia Dursley. Il compleanno di Harry è come sempre posto nel dimenticatoio: «Niente biglietti d’auguri, niente regali e, per giunta, avrebbe trascorso la serata a far finta di non esistere» (II, 20). Tuttavia, la monotonia dell’indifferenza è rotta da un evento inaspettato – come l’arrivo delle lettere nel precedente romanzo: Dobby, un elfo domestico, irrompe nella casa di zio Vernon per avvertire Harry di un pericolo imminente:

«Dobby è venuto per proteggere Harry Potter, per avvertirlo, anche se poi gli toccherà chiudersi le orecchie nello sportello del forno… Harry Potter non deve tornare a Hogwarts» (II, 27).

Ritorneremo su questo curioso personaggio della saga nel prossimo articolo (che sarà verosimilmente intitolato Dobby, l’amico fidato). Ciò che interessa ora è che la sua improvvisa comparsa nelle prime pagine del secondo della serie dà al lettore la certezza che il suo buffo atteggiarsi e le sue misteriose parole siano il preludio alla grande avventura che condurrà Harry a nuove scoperte e che, a mio giudizio, ruota intorno al grande tema del destino.

Come detto nel primo articolo, la cicatrice a forma di saetta (cfr. II, 17) è un segno che ci dice già qualcosa della vita di chi la possiede, ma è un segno che non determina nulla: opera della malvagità di un uomo, Voldemort, azione che inevitabilmente influirà sulla vita di Harry, ma non è per nulla necessitante come se tutto fosse già scritto. Harry seguirà quel segno per comprendere il suo passato, ma – come Silente sottolinea più volte – è tutto fatto per vivere liberamente il presente e progettare il futuro.

Tornando al secondo capitolo della saga, la ricerca di chi ha aperto la Camera dei segreti pone Harry davanti ad alcune verità su sé stesso che, di primo acchito, inquietano il protagonista perché sembrano andare nella direzione opposta, sembra che tutto sia scritto, come quando scopre il dono del Serpentese o quando ripensa al dubbio del Cappello Parlante durante lo smistamento del primo anno:

«Allora è vero che dovrei stare con i Serpeverde!» disse Harry guardando disperato Silente. «Il Cappello Parlante ha visto in me il potere di Serpeverde e…» (II, 316).

Silente, dall’alto della sua saggezza, supporta e aiuta Harry a comprendere come stanno realmente le cose:

«Ti ha assegnato a Grifondoro» disse Silente sempre calmo. «Ascoltami bene, Harry. Si dà il caso che tu abbia molte qualità che Salazar Serpeverde apprezzava nei suoi alunni, che selezionava accuratamente. Il dono molto raro del Serpentese, intraprendenza, determinazione, un certo disprezzo per le regole» soggiunse, e ancora una volta i suoi baffi vibrarono. «E tuttavia, il Cappello Parlante ti ha assegnato a Grifondoro. Tu sai perché. Pensaci». «Lo ha fatto» disse Harry con la delusione nella voce, «perché gli ho chiesto io di non andare fra i Serpeverde…». «Appunto» disse Silente ancora una volta tutto raggiante. «Il che ti rende assai diverso da Tom Riddle. Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità» (II, 316).

Un insegnamento prezioso di Silente che permette di rispondere alla domanda presente nel titolo. La saga è un intricato mondo che nasce – come il nostro d’altronde – dall’intreccio delle vite dei personaggi, un intreccio complesso che quasi sempre ci appare disordinato, a cui diamo il nome di storia.

Giovanni Covino

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.