Nel libro Delle Magie Fetide e Putridissime, si legge che l’Horcrux è «la più malvagia della magiche invenzioni»: trattasi, infatti, di un oggetto usato dal mago per nascondere un “pezzo” della propria anima in vista dell’immortalità. Lo spiega molto bene Horace Lumacorno nel sesto volume della saga:
«“Si definisce Horcrux un oggetto nel quale una persona ha nascosto parte della sua anima…” […] Be’, si spacca l’anima, capisci» rispose Lumacorno, “e se ne nasconde una parte in un oggetto al di fuori del corpo. Quindi, anche se il corpo viene colpito o distrutto, non si può morire, perché parte dell’anima resta legata alla terra, intatta. Ma naturalmente l’esistenza in una simile forma…” […] “Pochi la vorrebbero, Tom, davvero pochi. La morte sarebbe preferibile”» (VI, 438).
La presenza di un simile oggetto accomuna il testo ad un altro capolavoro fantasy, Il Signore degli Anelli di J. R. Tolkien. Qui il fascino del male, la seduzione del potere viene da un anello, l’anello del potere. Un intricato e subdolo meccanismo s’innesca e dalla seduzione si giunge lentamente ed inesorabilmente alla perdita di sé stessi. Quando Sam lo indossa, nel secondo capitolo Le due torri, «ogni cosa attorno a lui non era scura ma vaga […]. Non si sentiva affatto invisibile, ma orribilmente e opacamente visibile, e sapeva che da qualche parte un Occhio lo stava cercando» (The Lord of the Ring, part 2: The Two Towers, HarperCollinsPublishers, London 2005, p. 734).
Ritornando alla saga Harry Potter, l’Horcrux, come l’anello (anche se l’anello di Tolkien presenta un meccanismo più subdolo), simboleggia la seduzione del male che, nella saga di Rowling, si fa visibile in un oggetto solo dopo aver ceduto alla tentazione. Lo scopo è salvaguardare la propria vita, la ricerca dell’immortalità, ma il prezzo da pagare è altissimo: snaturando sé stesso e, alla fine, perdendo ciò che si voleva avere. L’Horcrux è il segno visivile della propria condanna.
«[L]a bramosia di Riddle ormai era evidente; aveva un’espressione avida, incapace di nascondere il suo desiderio. “Come di fa a spaccare l’anima?”. “Ecco” fece Lumacorno, a disagio, “tieni a mente che l’anima deve restare integra e indivisa. Spaccarla è un atto di violenza, è contro natura”. “Ma come si fa?”. “Con un’azione malvagia…L’azione malvagia suprema. Commettendo un omicidio. Uccidere lacera l’anima […]”» (VI, 438-39).
Quando i protagonisti della saga si mettono alla ricerca degli Horcrux, si rendono immediatamente conto della malvagità di questa pratica magica. Nell’ultima tappa del viaggio Hermione, l’erudita amica di Harry Potter, sottolinea proprio l’oscurità e la perversione dell’atto:
«Questo contiene istruzioni esplicite su come fare un Horcrux. Segreti dell’Arte Più Oscura… è un libro terribile, veramente orrendo, trabocca di magia malvagia. […] E più ne leggo più mi sembrano orribili e meno riesco a credere che ne abbia fatti veramente sei. Questo libro dice chiaramente che se si fa a pezzi l’anima si diventa molto instabili, e parla di un solo Horcrux!» (VII, 101).
Per tale ragione, il tentativo operato da Voldemort si conclude malamente: lo sforzo di raggiungere l’immortalità conduce il Signore Oscuro alla distruzione di sé stesso e questo perché la pratica magica non tiene conto del monito della Prima Legge Fondamentale sulla Magia (citata nel libro Fiabe di Beda il Bardo): «altera i più profondi misteri – l’origine della vita, l’essenza dell’uomo – solo se sei preparato alle conseguenze più estreme e pericolose».
Conseguenze sono davvero estreme, un vero e proprio processo di autodistruzione; inizialmente la pratica sembra portare potere e forza, ma è proprio qui che si nasconde il male. L’Horcrux diviene così un abisso che risucchia il suo creatore nel vortice del nulla. Triste e tragico epilogo di un desiderio innaturale.
Giovanni Covino



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