
Questo racconto, come i precedenti, ha come protagonista un filosofo: questa volta è il turno di René Descartes. Se non hai letto la nota preliminare clicca qui.
Come già detto, eccezion fatta per i riferimenti presenti in questa nota e quelli che pubblicherò alla fine, il racconto è il frutto della fantasia dell’autore.
Se non ha letto il primo capitolo:
V.
10 novembre 1981
…il trillo della sveglia risuonò nella camera dell’appartamento alle 7 in punto. Hilary si alzò di scatto e venne riportato alla veglia uscendo, finalmente, dall’incubo che lo aveva intrappolato per una notte intera. Il cuscino era tutto bagnato, così come la maglia del suo pigiama. Si colpì il viso e mosse violentemente il braccio destro che formicolava per essere stato per ore in una stramba posizione notturna.
Hilary cercava ma non riusciva a riprendersi da quell’incubo nell’incubo: un gruppo di scienziati uccisi da uomini che erano stati costretti a subire orrendi esperimenti e il sogno di uno di questi scienziati, tale Henry, sul filosofo francese Cartesio, a sua volta ucciso dal terribile genio maligno.
Un vortice di paura che aveva inghiottito la mente di Hilary che, dopo qualche minuto, decise di alzarsi e preparare un bel caffè. Si diresse però prima in bagno e si sciacquò ripetutamente il viso come per tirar via l’ansia che aveva attanagliato il suo cuore. «È stato solo un sogno» – disse tra sé e sé.
Con il cuore che batteva ancora forte, Hilary andò in cucina e preparò il caffè, i soliti pancake e un bel bicchiere di succo d’arancia. La paura stava man mano andando via e un lieve sorriso apparve sul suo viso. Mentre addentava uno dei suoi meravigliosi pancake squillò il telefono.
«Pronto» – disse con voce squillante.
«Buongiorno, professor Putnam. Scusi se la disturbo. Chiamo per informarLa che il problema tecnico che abbiamo avuto ieri è stato risolto e possiamo proseguire il ciclo di conferenze».
«Oh…perfetto» – disse Hilary.
«Allora, a più tardi».
«A dopo, grazie».
Hilary, contento, si alzò e si diresse di nuovo in bagno per una doccia rigeneratrice prima di prepararsi per la sua conferenza e la giornata di studio che lo attendeva.
Il sogno sembrava aver lasciato ormai la sua mente e al suo posto il consueto piacere pre-conferenza, il gusto di condividere con altri il frutto delle proprie ricerche presero piede.
*** *** ***
…due ore dopo
La sala era gremita. Tutti erano in attesa dell’intervento di Hilary Putnam[1]. Il tema del ciclo di conferenza era Mind and Reality: un brusio correva da un capo all’altro della sala e, di tanto in tanto, venivano fuori parole come verità, significato, realtà. Gli argomenti del momento. D’improvviso calò il silenzio.
Hilary Putnam era salito sul piccolo palco posizionato al centro della sala, posizionò il microfono e iniziò la sua conferenza:
«Imagine that a human being (you can imagine this to be yourself) has been subjected to an operation by an evil scientist. The person’s brain (your brain) has been removed from the body and placed in a vat of nutrients which keeps the brain alive…»[2].
Giovanni Covino
Note
[1] Hilary Putnam (Chicago 1926 – Boston 2016) è un filosofo dai molteplici interessi. La sua vasta produzione spazia dalla logica alla filosofia della matematica, dalla filosofia del linguaggio alla filosofia della scienza, fino ad arrivare alla filosofia della mente.
[2] Capitolo quinto: il testo in lingua inglese è tratto da Hilary Putnam, Brains in a Vat, consultabile on line visitando il sito philosophy.as.uky.edu: https://philosophy.as.uky.edu/sites/default/files/Brains%20in%20a%20Vat%20-%20Hilary%20Putnam.pdf
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