L’eredità longobarda. Un’indagine fuori porta del commissario Salaris, VI

VI.

La famiglia Adelchi, all’annuncio del domestico, si girò quasi all’unisono e fissò con aria distratta i tre uomini che avanzavano verso di loro.

«Salve, sono Lamberto, il fratello maggiore di Dario. Questi sono Folco, fratello minore, nostra madre, Gisella, e, infine, Adelmo, nostro padre».

«Molto piacere. Ispettore Domenico Sapi. I miei colleghi, l’agente Grieco e il commissario Salaris».



Adelmo guardò l’ispettore con sguardo severo. L’uomo mostrava i segni evidenti della vecchiaia ed era senza dubbio provato dalla scomparsa di uno dei figli.

«Ispettore, mi scuso per non essere venuto, ma la mia salute non mi permette di uscire. Come vede, sono qui rinchiuso» – disse, intervallando le parole con leggeri colpi di tosse. «I miei giorni passano così, seduto su questa poltrona…».

«Non si preoccupi. Abbiamo bisogno di qualche informazione. Da quanto ci ha detto il commissario Salaris, suo figlio non aveva più rapporti con voi. È così? Ci può dire il motivo».

«Ispettore – disse Lamberto con un tono alquanto alterato – era lo zimbello del paese, anzi di un’intera città Non solo non ha avuto il coraggio di prendere in mano la propria vita, ma ha distrutto la reputazione della nostra famiglia con quel matrimonio scellerato…».

«Cioè?».

«Quando ha sposato quella donna…già sapevamo come sarebbe finita…abbiamo cercato di avvertirlo, ma lui era come cieco…».

Il commissario Salaris osservava attentamente il volto, le espressioni sul viso di Lamberto: le rughe di rabbia si facevano sempre più marcate e gli occhi non sembravano avere un briciolo di pietà per la tragica morte del fratello. Accanto, Folco aveva lo sguardo perso nel vuoto. Non proferiva parola. Sembrava come perduto in chissà quali pensieri. La madre, dal canto suo, era sempre in piedi lì accanto al marito con uno sguardo fiero, come quelle donne che non versano alcuna lacrima per troppo orgoglio, come se il dolore fosse quasi una colpa da cui fuggire.

«Abbassa i toni – disse Adelmo con voce flebile rivolgendosi a Lamberto – non è necessario. Quello che è successo non giustifica la morte di tuo fratello…».

«Ma…».

«Ho detto basta!» – urlò il padre con uno sforzo notevole. «Commissario, scusi mio figlio. Li abbiamo cresciuti con un’idea ben precisa di famiglia…ma ci sono pur sempre dei limiti…e mio figlio alle volte non li vede».

«Mi dica, allora, perché non avevate accolto vostro figlio dopo il fallimento del suo matrimonio?».

«Diciamo che è stato lui a non volerlo. Forse non si è mai perdonato, la sua scelta in fondo lo ha portato a perdere tutto o quasi…questo forse lo ha fatto sentire in colpa…».

«Voi lo avete mai contattato?».

«No, alle volte ci siamo incontrati. In quelle occasioni è stato invitato qui, ma non è mai venuto…».

«E Lei, signora Adelchi, ha mai sentito, visto suo figlio».

«No, mai, se non in poche occasioni».

La freddezza della madre era davvero sconvolgente. Tuttavia, il dolore poteva essere vissuto anche nel segreto del proprio cuore, e questo lo sapeva bene il commissario che continuava ad ascoltare ed osservare la famiglia.

«Suo figlio – continuò l’ispettore Sapi – è stato ucciso a mani nude, strangolato, poi lasciato sotto uno delle grandi arcate di Ponte Vecchio…».

«Sì, lo sappiamo – disse Adelmo – uno dei suoi agenti ci ha spiegato tutto ieri».

«Ebbene, avete qualche idea su chi possa odiare a tal punto Suo figlio tanto da ucciderlo in quel modo?».

«Sua moglie» – disse Lamberto irritato. «È stata sua moglie. Dario si era finalmente deciso di intraprendere la strada legale contro la donna che amava…e questo era un pericolo per lei… Lei è…».

«Te lo ripeto ancora una volta – disse Adelmo – non esagerare».

Il racconto di Lamberto coincideva con quanto detto il giorno prima dal commissario Salaris.

Mentre Sapi continuava a porre domande, Salaris si avvicinò a Folco e sottovoce chiese:

«Dimmi, Folco, cosa pensi?».

Folco continuava a guardare il pavimento senza proferire parola. Stringeva le mani. Sembrava non comprendere il commissario. E in effetti era così. La madre di Folco si avvicinò al commissario e disse:

«Commissario, purtroppo Folco non comprende quello che dice. Quando era piccolo ha subito un trauma che i medici non riescono ancora a spiegare. Sappiamo solo che un giorno di quindici anni fa è tornato a casa e non ha più parlato. In questi giorni poi è particolarmente provato».

Lo sguardo di Folco, tuttavia, non era completamente muto. Qualcosa sembrava esserci, ma cos’era? Un uomo così grosso che ricordava Dario come poteva perdere da un giorno all’altro l’uso della parola?

[continua].

Giovanni Covino

Risposte

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