«Che peccato. Sembrano così giovani».
«Un doppio suicidio» disse il vecchio poliziotto guardandoli dall’alto.
Matsumoto Seichō, Tokyo Express.
Il ritrovamento, «nella pallida luce del sole ancora nascosto», dei corpi di un uomo e di una donna «su una lastra di roccia scura» (p. 22) della baia di Hakata apre l’indagine di Tokyo Express, un racconto di genere poliziesco breve, ma intenso dello scrittore giapponese Matsumoto Seichō (1909-1992).
Quello che sembra un doppio suicidio nasconde una storia fatta di amori perduti o mai avuti, gelosie, invidie, paure oltre che trame di ipocrisia, corruzione e brama di potere.
La cifra che contraddistingue questo scritto è, a mio parere, un’altra: l’Autore è riuscito a raccontare una storia dove protagonista principale sembra essere il tempo nella sua doppia veste di tempo “fisico”, quello segnato dall’orologio per intenderci, e il tempo quale distensio dell’animo umano. Il primo è una cornice che accoglie le descrizioni dello scorrere della vita interiore: un’intricata selva di orari di partenza e di arrivo. Idee, emozioni, riflessioni prendono forma tra il via vai di treni, aerei e traghetti.

Non è per nulla semplice scrivere in questo modo senza annoiare o appesantire il racconto, ma lo scrittore giapponese è riuscito a compiere questa impresa: indagine viva e avvincente (nella foto, un esempio della selva intricata di cui sopra, p. 72).
L’ispettore che risolve il caso è il giovane Mihara, ma durante le indagini è sostenuto, supportato da un anziano poliziotto, Torigai. Quando lo scoramento prende il sopravvento nell’animo del giovane ispettore, Turigai, con una lettera lo invita a non arrendersi: «Sa meglio di me che la qualità di un investigatore coincide con la sua ostinazione nel voler risolvere ogni caso, anche quelli che altri vorrebbero archiviare […] Quello che voglio dire è che se si è convinti della colpevolezza di qualcuno bisogna fare più di un tentativo […]» (pp. 137, 139).
Come accennavo inizialmente, la descrizione dell’abisso dell’animo umano dà un tocco in più al volume che è tutto attraversato anche da una lieve, ma, al tempo stesso, persistente tristezza che, come nebbia, avvolge quasi tutti i personaggi.
Le pagine finali ospitano un glossario dei termini giapponesi e una carta del Giappone con le città citate. Due appendici utilissime per il lettore.
Giovanni Covino
Note: Il testo usato per le citazioni è quello pubblicato da Adelphi nel 2018; l’immagine di copertina è stata generata con IA tramite Image Creator di Microsoft Bing.



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