Stanze gotiche. Un’indagine del commissario Salaris, II

II.

Grieco aveva appena chiamato il commissario. Il caso aperto qualche giorno prima richiedeva la sua presenza. Sentito il resoconto dell’agente, Salaris avvertì un brivido lungo la schiena: sapeva che il male aveva molti volti, ma quando coinvolgeva i bambini quel volto assumeva sembianze demoniache.

Si trattava della seconda sparizione in una settimana. Un altro piccolo era stato strappato alla propria famiglia. La situazione stava diventando sempre più complessa e ingarbugliata, oltre che evidentemente inquietante.

Salaris salutò sua moglie Sara, che riposava tranquillamente avvolta nelle lenzuola, poi si diresse verso la camera del piccolo Tommaso: come al solito, nel suo lettino, nonostante assumesse tutte le posizioni più strambe, appariva in una specie di beatitudine, niente pareva disturbare il suo sonno. Salaris si avvicinò e sorrise guardando le sue acrobazie, lo accarezzò sulla fronte, poi uscì.


Se non hai letto il primo capitolo:


Grieco era arrivato puntuale e attendeva in macchina da qualche minuto. Quei primi giorni di agosto non erano stati particolarmente caldi, anche se non mancava la solita afa. La città si preparava a trascorrere il ferragosto. La quiete che si respirava era in stridente contrasto con la situazione che i due poliziotti si apprestavano ad affrontare.

«Buongiorno, commissario!».

«Buongiorno, Grieco. Allora dimmi tutto…».

«Come ti dicevo al telefono, la situazione è davvero ingarbugliata. Si tratta della seconda sparizione in pochi giorni e nulla sappiamo della prima bambina. La famiglia  di Alice non è stata contattata, cosa che ci porta ad escludere un rapimento a scopo di estorsione. La seconda famiglia è la famiglia Arduino. È stato preso il piccolo Riccardo. Stessa età della prima bambina, 8 anni».

«Hai già parlato con i genitori?».

«Ho avuto modo di parlare solo via telefono. La mamma mi ha detto solo di non aver trovato il bambino nel letto. Abbiamo appuntamento tra mezz’ora…».

Il tragitto che portava a casa Arduino si presentò libero dal tran tran quotidiano. Salaris e Grieco si trovarono dinanzi ad una villetta di periferia immersa nel verde, color rosso pompeiano. I genitori del piccolo Riccardo erano in piedi davanti al cancello di ingresso, in evidente e comprensibile stato di agitazione.

«Salve, sono il commissario Salaris. Lui è l’agente Grieco».

«Buongiorno, commissario. Sono Alfonso Arduino e lei è mia moglie, Francesca. Prego, entriamo».

Con passo lento, il commissario Salaris e l’agente Grieco seguirono la coppia sul vialetto di pietra. Ai lati, due ampie porzioni di giardino, con alberi e fiori di ogni genere, si estendevano e perimetravano la casa che presentava davanti un imponente porticato in legno. Entrati, i genitori di Riccardo condussero Salaris e Grieco in soggiorno. Il classico del mobilio si alternava all’oggettistica in stile moderno in un ambiente dai colori chiari e luminosi che creavano un ambiente disteso. Un televisore di grandi dimensioni era appeso al muro di fronte a un comodo divano in pelle di colore nero. Nell’angolo, accanto al televisore, un camino e, proseguendo verso destra, una grande porta finestra che affacciava sul giardino. Al centro della sala, un grande tavolo in vetro con sedie trasparenti di diversi colori dove i genitori di Riccardo fecero accomodare Salaris e Grieco.

«Signor Arduino, capisco perfettamente la situazione e quanto sia difficile per voi parlare in questo momento, ma è importante non perdere tempo…» – disse con estrema delicatezza il commissario.

«Sì, certo, commissario…non si preoccupi…vogliamo solo ritrovare nostro figlio» – rispose Alfonso. Di fianco la moglie singhiozzava.

«Allora, l’agente Grieco mi ha spiegato che vi siete accorti questa mattina della sparizione…mi racconti un po’ la giornata di ieri…la serata…cosa avete fatto…».

«Sì, sì…siamo stati fuori a cena dopo un pomeriggio in piscina con alcuni amici di famiglia…a cena siamo stati…aspetti…».

«In una pizzeria qui vicino…» – disse la moglie.

«…sì, è vero, è la pizzeria “Il giardino”. Comunque abbiamo cenato e verso le 21 siamo ritornati a casa. Riccardo era stanchissimo. Si è addormentato subito. Noi, invece, abbiamo visto un film, poi siamo andati a letto…».

«Verso che ora? Ricordate? Siete andati in camera di Riccardo prima di mettervi a letto?».

«Sì, commissario…mia moglie… come ogni sera…che ore erano…?».

«Erano le 11:45 – disse Francesca – lo ricordo bene».

«Ok. Avete notato qualcosa di particolare? Qualsiasi cosa?».

«Beh…non saprei… mi è sembrata una serata tranquilla, normale. Non abbiamo avuto particolari problemi in questi giorni…».

«A che ora vi siete accorti della scomparsa del piccolo?».

«Le 6 circa. Mi sono svegliata perché mio marito russava e ho deciso di alzarmi. Sono andata in bagno, poi sono passata in camera di Riccardo. Il letto non era disfatto, ma qualcosa non andava…le coperte erano troppo su…mi sono avvicinata…».

A quel punto, Francesca scoppiò in lacrime e non riuscì a continuare il suo racconto. Il marito la abbracciò. Il commissario, pensieroso, fece un cenno a Grieco. I due si alzarono. Alfonso li accompagnò alla porta e li congedò, pregando – come solo un genitore può fare – di fare di tutto per ritrovare Riccardo.

[continua]

Giovanni Covino

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.