III.
Salaris e Grieco giunsero, dopo circa mezz’ora, in commissariato e cercarono di fare il punto della situazione. Il rapimento di Alice era avvenuto in circostanze analoghe: poco prima del tramonto, la bambina stava giocando nel giardino della propria abitazione, mentre la mamma era in casa. Questo – notava Salaris – faceva pensare ad un’azione programmata, una persona che scrupolosamente osservava le azioni della famiglia prima di agire. Con la famiglia Arduino stesso modus operandi: entrare in casa, di notte, prendere un bambino e andare via senza dare nell’occhio era un lavoro non certo facile. Si trattava senza dubbio di una persona attenta ai dettagli. Il commissario aveva annotato tre aggettivi sul suo taccuino:
- esperta
- attenta
- organizzata
Su questo non c’erano dubbi. Mentre i due riflettevano e discutevano insieme, squillò il telefono dell’ufficio.
Se non hai letto il primo capitolo:

«Salaris. Chi è?» – disse il commissario con la mente ancora presa dalla riflessione.
«Ciao, Paolo. Sono Remo, Remo Curti».
«Remo…ciao…dimmi, a che devo la chiamata?».
«Niente, ho sentito dal notiziario regionale che in città ci sono stati due sparizioni…».
«Sì, sì…un brutto caso…due bambini scomparsi».
«Ti sei fatto un’idea?».
«Bah…basandomi su quello che abbiamo, credo non si tratti di un rapimento a scopo di estorsione…temo il peggio per quei bambini…».
«Sì, lo credo anch’io. Comunque ti chiamavo per dirti che lo scorso anno abbiamo avuto anche noi un caso simile. Tre bambini scomparsi nel giro di una settimana. Ritrovati, dopo circa un mese, in un parco…una storia bruttissima…i bambini sono stati maltrattati e abusati…purtroppo non siamo riusciti a trovare il responsabile…Se vuoi, ti mando comunque tutti i file della nostra indagine via e-mail».
«Sì, manda pure. Grazie…».
«Figurati. Tienimi aggiornato. E se hai bisogno, chiama pure».
Il commissario riagganciò e spiegò tutto a Grieco. Controllò dopo qualche minuto la posta. I file dal commissariato di Alessandria, guidato dall’amico Curti, erano arrivati. Salaris lesse tutto con estrema attenzione. Il fascicolo confermò quello che avevano pensato Salaris e Grieco, e non era certo un bene: le stesse modalità facevano pensare alla medesima mano, gli abusi e i maltrattamenti confermavano l’intuizione di Salaris.
Il caso stava delineando un volto dai tratti demoniaci. Il confronto con il male richiedeva al commissario uno sforzo enorme: restare lucidi dinanzi ad una forza irrazionale, non lasciare nulla al caso e guardare dritto negli occhi la paura che attanagliava il suo cuore. Non era per nulla facile e il commissario sapeva che ogni minuto che passava corrispondeva ad un macigno che sbarrava la strada del loro futuro e nutriva l’angoscia dei lori genitori. Salaris, da genitore, viveva sulla sua pelle quell’ansia. Era necessario però mettere da parte le emozioni non per mancanza di pietas, ma proprio per non venir meno al proprio dovere di uomo e di commissario.
«Grieco, il nostro uomo si muove da un posto all’altro. Sappiamo dalle indagini svolte da Curti che lo scorso anno è stato ad Alessandria, presumo che questa città non sia stata la prima…credo si sia mosso in una regione, forse tra più regioni e in modo frequente».
«…sì, sicuramente…».
«Dobbiamo iniziare a controllare i contratti di affitto regolari e irregolari…se non ricordo male abbiamo conoscenze che possono aiutarci…la persona che cerchiamo non può certo avere una casa in ogni città…».
«Sì, possiamo trovare qualcosa nel giro di qualche ora…».
«…sì…poi fondiamoci sui vicini delle famiglie…cerchiamo di scoprire se sia stato visto qualcuno, qualche veicolo, qualcosa insomma che possa esserci utile…».
La giornata fu piena. Terminò con un briefing finale. Salaris ascoltò attentamente i colleghi e appuntò sul suo taccuino molte delle cose dette. Poi congedò tutti con il consueto giro di ringraziamenti. Salaris sapeva dell’importanza della squadra nelle sue indagini: non esiste intuito senza fatica. Per questo, ogni giorno ogni singola persona era, per il commissario, essenziale.
Era sera ormai. Il sole stava tramontando e le nuvole bordate d’arancio si muovevano lentamente nel cielo che lasciava, pian piano, la sua tinta azzurra. Ogni sera, accompagnato da Grieco, Salaris decideva di fermarsi in uno dei luoghi simbolo della città. Quella sera Grieco lasciò il commissario nei pressi del ponte della Gran Madre. Guardando l’acqua di quel fiume placido e maestoso, Salaris pensava e ripensava a quel caso così spinoso. In fondo, si trattava di riuscire a vedere in acque torbide come quelle del Po, riuscire a muoversi tra le correnti e portare a riva i due bambini. Il commissario continuava a riflettere, mentre percorreva le poche centinaia di metri che separavano la sua casa dal posto che aveva scelto prima di tornare a casa.
Giunto davanti al portone della propria abitazione, si fermò e cercò di togliere dal volto la sua espressione crucciata. Aprì la porta e salì le scale. Già sentiva le urla del piccolo Tommaso.
«…no, ho detto no».
«Dai, Tommaso…» – diceva con pazienza la mamma.
Il commissario aprì la porta.
«Allora, perché dici “no” alla mamma?».
«Papà» – urlò con la consueta gioia Tommaso.
«Non voleva andare a letto. Voleva aspettare…» – disse con dolcezza Sara.
«Sì, è vero…volevo aspettare te…».
«Sono contento di vederti, Tommaso, ma devi ascoltare la mamma. Con il mio lavoro, alle volte posso rientrare tardi…Ora raccontami la tua giornata, poi di corsa a letto».
Il commissario si accomodò sulla sedia davanti alla finestra del suo studio. Mise sulle gambe il piccolo e ascoltò con un gran sorriso, pazienza e attenzione tutta la lunga giornata di Tommaso.
«…e a te com’è andata?» – disse con innocenza il piccolo.
Il commissario accarezzò Tommaso e gli disse di aver avuto una giornata faticosa, ma – concluse ridendo – niente in confronto a quello che aveva appena raccontato. Il sorriso del commissario tradiva il suo cuore: come un fendente, le sue parole penetrarono nello stomaco. La gioia di Tommaso si scontrava con l’ansia, l’angoscia, le preoccupazioni delle famiglie ascoltate. E soprattutto si scontrava con il terribile pensiero dell’innocenza violata di quelle povere creature. Era come un tarlo, un’ossessione che lo distruggeva. Aveva già provato anni prima quella stessa sensazione. Lo ricordava bene, anzi lo sentiva nello stomaco, come un fuoco.
In quel momento, Salaris guardò dritto negli occhi Tommaso e giurò di proteggerlo in quel giorno e per sempre.
[continua]
Giovanni Covino



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