Il racconto – come i precedenti (clicca qui per altri racconti) – è frutto di fantasia dell’Autore, anche se i personaggi principali sono realmente esistiti. Di seguito alcune note importanti per la comprensione del testo…[per leggere la Nota preliminare clicca qui]. Se non hai letto il primo capitolo, clicca qui.
II.
Il profumo dello stufato si mescolava terribilmente con l’acre odore del sangue, mentre un raggio di sole illuminava il viso martoriato della povera Lou.
Friedrich rimase fermo.
Immobile.
Paralizzato da quella scena.
Improvvisamente, le forze vennero meno e cadde in ginocchio dinanzi al corpo ormai senza vita di sua moglie.

Passarono così diversi minuti, ore. Il silenzio era rotto solo dal ticchettio dell’orologio presente nel corridoio e dagli scricchiolii della vecchia casa.
Friederich era in uno stato catatonico. Lo sguardo perso nel vuoto degli occhi sbarrati di Lou, le mani ferme sul suo corpo freddo.
La luce lasciò presto il posto al buio della sera.
Lontano un rumore sordo continuava ad essere impresso sulla porta della casa dei coniugi Nietzsche-Salomé. I pugni forti erano intervallati dalle grida. Fu proprio quello che ruppe lo stato letargico di Friedrich che ritrovò la lucidità. Si guardò intorno. Le lacrime ancora scendevano lungo il suo volto, ma trovò la forza di alzarsi e andare verso il rumore che ancora continuava, continuava, continuava.
«Friedrich, Friedrich…Lou…ci siete?».
Era la voce dell’amico Peter.
Arrivò alla porta ed aprì.
Peter vide il volto di Friedrich sconvolto, gli occhi gonfi di disperazione e dolore, dolore e disperazione che si traducevano in copiose lacrime, le mani tremolanti. Non fece altro che abbracciare l’amico. Comprese immediatamente la gravità della situazione. Poi prese Friedrich sotto braccio e si diresse nella sala da pranzo. I due sedettero sul divano e Friedrich trovò il coraggio di raccontare tutto.
«Friedrich, dobbiamo avvertire la Regia Polizia».
Nietzsche non rispose. Annuì semplicemente.
***
La Regia Polizia non tardò ad arrivare e nella persona del commissario Siccardi iniziò subito le indagini, interrogando dapprima Peter Gast, poi Nietzsche.
«Da quanto descritto» – disse il piccolo e goffo ufficiale – «la situazione è molto chiara. Trattasi di una rapina finita male, signor Fridricc…».
Le parole straniere non erano il suo forte e la completa indifferenza per la situazione colpirono ancor più Nietzsche che tentò di dire qualcosa, ma venne subito stoppato dal commissario.
«Voi dite di non avere nemici. Nessuna aveva un motivo per odiare Voi e Vostra moglie. Cosa altro rimane?» – disse il commissario calmo, lisciando i baffi e palesando ancora una certa spocchiosa indifferenza.
«Non so cosa potrebbe rimanere, ma mi pare sia una soluzione affrettata» – disse con rabbia Nietzsche.
«Senta signor Nicc…Nicce…qui abbiamo anarchici che mettono sotto sopra le periferie della città un giorno sì e l’altro pure…agitatori politici di ogni genere…e morti di fame che vanno in giro cercando proprio persone come Voi…qualcuno di questi si è introdotto in casa e…ha fatto quello che ha fatto…».
«E perché non manca nulla qui in casa? Cosa avrebbe rubato questo ladro?» – replicò Nietzsche.
«Allora, facciamo così. Controllate tutto, poi vediamo cosa fare. Intanto, io mi occupo del corpo di Vostra moglie. Ho già avvisato il medico. Arriverà tra breve».
Il commissario si alzò e si avvicinò di nuovo al corpo della vittima. Guardò la scena del crimine come si guarda un’opera al teatro. Il corpo presentava diversi rigonfiamenti dovuti ai colpi subiti: sulla fronte aveva una ferita larga, probabilmente la causa della morte – pensò tra sé il commissario. Guardò la tavola imbandita. La finestra. Poi si voltò e si diresse verso l’ingresso. Guardò la porta e uscì.
Nel frattempo, aveva fatto il suo ingresso il medico che non fece altro che confermare quanto era a tutti evidenti: morte per frattura cranica. Un colpo forte alla testa, il colpo fatale.
Nietzsche, dall’altro lato della casa, camminava nervosamente davanti alla finestra, si bloccò e guardò per un attimo fuori.
Le fioche luci di Torino illuminarono il commissario intento a chiacchierare con un uomo sulla cinquantina. Poi, tirò fuori dalla tasca del cappotto un bigliettino e lo consegnò all’uomo che si allontanò immediatamente. Nietzsche osservava attentamente ogni mossa del commissario Siccardi che si portò il sigaro alla bocca, si guardò intorno e rientrò nel palazzo.
Giovanni Covino
[continua]
Nota: immagine di copertina generata con IA – WordPress; immagine di Nietzsche generata con Grok di X.



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