Il racconto – come i precedenti (per la pagina dedicata ai racconti clicca qui) – è frutto di fantasia. Protagonisti saranno i filosofi dell’antica Grecia. Nelle pagine che seguono ho cercato di narrare la storia della filosofia in modo diverso…Se non hai letto la nota preliminare, clicca qui.
In quella fredda giornata di gennaio, le onde del mare s’infrangevano sugli scogli dell’isola con una forza sorprendente e quasi innaturale. L’uomo ammirava, dalla finestra, stupito, la spuma schizzare e disegnare sulla tela nera del cielo imperfette geometrie.
Si girò e si diresse verso la scrivania dove erano affastellati fogli: annotazioni personali si intrecciavano a profonde riflessioni esistenziali. Aprì il cassetto e prese in mano il suo taccuino.
Lo aprì e iniziò a scrivere. Appena terminò, una voce interruppe il flusso dei suoi pensieri:
«Papà, papà…dove sei?».
Il piccolo correva nei corridoi di quella vecchia casa senza far conto del pericolo e continuava ad urlare…
«Sono qui» – rispose il padre.
Il bambino arrivò nello studio e, come sempre, guardò, con quegli occhi grandi e pieni di speranza, la stanza, stupito dal numero di libri presente sugli scaffali: ogni mensola traboccava di pagine e pagine che raccontavano la ricchezza della nostra civiltà: storia, filosofia, teologia, scienza, ogni interesse umano era presente e quell’enorme patrimonio teneva compagnia, sosteneva nella ricerca, consigliava nei dubbi. Cos’è una biblioteca se non ciò che raccoglie il tentativo dell’uomo balbuziente di dare forma alle proprie aspirazioni, di tracciare imperfette linee per rispondere alla sete si senso della ragione.
«Papà, cosa stai scrivendo?».
«Vieni, vieni…leggiamo insieme…».
Prese il piccolo sulle gambe e cominciò a leggere:

«È bella – disse il piccolo incuriosito – ma chi sono questi uomini saggi?».
«Allora, il primo uomo saggio è Socrate…».
Il padre cominciò a narrare. Fuori, la tempesta continuava ad infuriare.
Giovanni Covino
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Note: immagine di copertina generata con IA (MicrosoftBing). La filastrocca: composizione presente nel testo di Agatha Christie, liberamente modificata e adeguata per il presente racconto.



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