Corrispondenze. Le prime indagini del commissario Salaris, IV

Una lacrima ha radici più profonde di un sorriso

Émil Cioran

IV

«Ci trovavamo – cominciò il neo commissario – nella zona orientale della Sardegna. Provincia di Nuoro. Era una situazione complessa: era stata ritrovata una donna tremendamente martoriata da una serie di martellate. Non c’era niente di sospetto nella sua vita: Letizia, questo era il suo nome, aveva una bambina di 5 anni; madre esemplare secondo il racconto di amici, vicini e conoscenti. Viveva da sola. Nessuno conosceva il padre della bambina. Non è stato facile. Setacciammo Oliena, la cittadina di Letizia, ma niente».

«Che cosa ha pensato in quel momento?».

«Dopo una lunga indagine, eravamo scoraggiati. Non riuscivamo a trovare nulla, ma io insistevo con il commissario di indagare sulla vita personale, fare di tutto per trovare il padre della bambina. Non emerse alcun problema dalle indagini nel paese e non avendo trovato nulla nella vita della donna, l’unica strada rimasta da percorrere era la bambina. Doveva essere lì, in quella vecchia relazione, la chiave di tutto. Ho pensato quindi di allargare il campo. Non era facile per il commissario accettare la mia ipotesi dando credito solo ad una intuizione, un presentimento. Le forze erano poche, e si rischiava di perdere tempo, di fare il cosiddetto buco nell’acqua».

«Perché – chiese Lo Capo – ha pensato di battere quella strada? Cosa ha visto?».

«In realtà, mi sono semplicemente messo nei panni dell’assassino: cosa può portarmi a sprigionare una rabbia simile? Doveva essere qualcosa capace di minacciare la mia vita, il mio vissuto. Non poteva essere qualcosa di accidentale, non una rapina, una lite o altro…le modalità erano una traccia evidente, un segno della corrispondenza tra l’idea della mia vita e la realtà che si mostrava».

«Certo, poteva essere anche un vicolo cieco…».

«Sì, sono le stesse parole usate dal commissario Nieddu. Lo sapevo. Era un rischio».

«E cosa avete fatto?».

«Siamo tornati indietro nel tempo. Due anni prima la donna aveva fatto una vacanza sulla costa dell’Ogliastra, a Santa Maria Navarrese».

«Perché è stato colpito da questa cosa?».

«La donna non si era mai mossa da Oliena prima e, secondo molti, lavorava solo per la bambina, metteva da parte tutto per lei, per il suo futuro. Perché quella vacanza?».

«…mmm…continui…».

«Andammo lì, e fummo fortunati. Nell’albergo che aveva scelto lavorava la stessa addetta alle pulizie, si ricordava della donna per via della bambina. Ci disse che lì aveva visto un uomo parlare più volte con lei e, in alcune circostanze, animatamente. Allora non facemmo altro che seguire la pista… Arrivammo così ad un certo Giuseppe Sanna, un uomo che viveva con la sua famiglia, moglie e due bambini, a Baunei. Interrogammo prima lui, poi la moglie. Aveva un alibi perfetto, ma non mi convinceva. Quando esposi l’accaduto, la moglie confermò quanto detto dal marito, ma la sua espressione cambiò quando parlai di una bimba piccola. Lì compresi. L’uomo aveva avuto una doppia vita, una doppia famiglia. Letizia decise di andare in vacanza per affrontare il “problema” della bambina. Lui promise qualcosa, ma ciò che promise fu semplicemente il male che aveva già concepito. Si sentì come costretto: per un po’ di tempo assecondò Letizia, ma quando sentì di non riuscire più a sostenere questa cosa, progettò il suo piano».

«E sua moglie?».

«Sua moglie confermò l’alibi perché pensò ad una semplice scappatella. Compresi però che lì era il punto debole della catena: andai di nuovo a casa di Sanna e feci leva sulla presenza di un’anima innocente, di un altro bambino. Così la donna confessò di aver mentito solo per coprire il marito».

«Insomma…».

«…una storia davvero triste».

«Cosa l’ha portata a pensare di dover allargare a tal punto il campo di indagine?» – chiese incuriosito Lo Capo.

«Come Le dicevo prima, ho solo pensato alla barbarie dell’assassinio. Il movente doveva essere qualcosa di personale e…».

«…e cosa c’è di più personale di una famiglia?».

«Esatto. Comunque, alla fine Nieddu si congratulò con tutti. Come al solito, ci portò a cena in un ristorante proprio sulla costa dell’Ogliastra, in quella graziosa località che non avevamo avuto modo di vedere in quei giorni, Santa Maria Navarrese» – disse ridendo, con un pizzico di amarezza, Salaris.

«E lì tra un culurgiòne e l’altro le ha detto di aver espresso il suo parere per la sua promozione…».

«Sì, proprio così. Quello è stato il nostro ultimo caso».

Salaris e Lo Capo vennero interrotti dall’arrivo di un agente. L’ex commissario era atteso per il disbrigo di alcune formalità. Si alzò e, guardando negli occhi Salaris, allungò la mano e disse:

«Commissario, sono contento che sia Lei a sostituirmi. Si sentiva il bisogno di una ventata di freschezza, di giovinezza in questo commissariato. Io ormai sono vecchio… e stanco. Comunque sia, sappia che potrà contare su di me anche quando sarò definitivamente in pensione. In fondo, qualche rotella gira ancora» – disse ridendo Lo Capo.

«Grazie, lo apprezzo molto».

Per qualche secondo tennero ferme le loro mani ben strette come per sigillare con un patto quella lunga chiacchierata. Non c’era altro da aggiungere: il passaggio del testimone era avvenuto proprio in quel momento con quella stretta di mano. In fondo, quello contava per i due più di un documento firmato. Lo Capo, difatti, comprese, con quella stretta, di trovarsi dinanzi ad una persona seria, leale, consapevole del suo ruolo; Salaris vide nell’ex commissario quasi un secondo padre, un uomo pronto a sostenerlo e guidarlo nei momenti difficili. Non sapeva che la sua prima impressione sarebbe stata confermata di lì a poco.

Giovanni Covino


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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.