«…è evidente che l’indagine di questi “assiomi” rientra nell’ambito di quell’unica scienza, cioè della scienza del filosofo. Infatti essi valgono per tutti quanti gli esseri, e non sono proprietà peculiari di qualche genere particolare di essere, ad esclusione degli altri. E tutti quanti si servono di questi assiomi, perché sono propri dell’essere in quanto essere, e ogni genere di realtà è essere. Ciascuno però si serve di essi nella misura in cui gli conviene, ossia nella misura in cui si estende ilò genere intorno al quale vertono le sue dimostrazioni. Di conseguenza, poiché è evidente che gli assiomi appartengono a tutte le cose in quanto tutte sono esseri…competerà a colui che studia l’essere in quanto essere anche lo studio di questi assiomi (Aristotele, Metafisica Γ 3)
Tesi: non spetta alla scienza “settoriale” e “ontica” ma alla scienza trascendentale e ontologica (la filosofia prima) lo studio della stessa dimostrabilità di Dio e quindi ogni tentativo di aggrapparsi alle scienze per negare l’ esistenza di Dio è in sé stesso una totale e aberrante assurdità. Allo stesso modo risulta invalida quell’apologetica superficiale che pretende di trovare le cosiddete “prove matematiche” dell’esistenza di Dio.
Dimostrazione :
L’ unità di misura particolare scelta su una semiretta S qualsiasi per rappresentare l’ insieme discreto dei numeri naturali ( N ) è convenzionale (convenzione metrica) ma non può essere convenzionale il concetto di unità di misura (necessità logica fondata su necessità ontologica) altrimenti sarebbe impossibile logicamente che sia valido in (R) il sottoinsieme (N) di (R) , ma (R) è dato dalle stesse operazioni su (N). Ciò implica che se (N) assurdo in sé lo sarà pure (R). Se il fondamento (N) fosse logicamente inconsistente o basato su un’unità puramente arbitraria e non definita, tale inconsistenza si propagherebbe in (R) rendendo tutta la matematica assurda. Mentre la scelta del segmento unitario su una semiretta S è un atto convenzionale (l’arbitrarietà del sistema metrico), l’Unità come concetto trascendentale è una necessità ontologica.
- Se l’unità non fosse un principio assoluto di intelligibilità, (N) non sarebbe intelligibile né “discreto”, e sarebbe inconsistente logicamente. E così l’inconsistenza si estenderebbe in (R) poiché la struttura dei numeri reali (R) è costruita per stratificazione logica da (N) a (Z), (Q) fino a (R) tramite i tagli di Dedekind ad esempio. Senza l’unità allora, il rapporto (ratio) non esiste più.
In altri termini mancherebbe l’ unità quale principio di intelligibilità di ogni rapporto numerico stesso. E così (R) diverrebbe un ammasso confuso e indistinto per sé non processabile.
Pertanto segue che se il discreto fosse assurdo perché puramente arbitrario e questa arbitrarietà è consapevole, allora il continuo stesso non si potrebbe mai dare perché si darebbe all’ infinito e sarebbe impensabile. Impensabile diverrebbe lo stesso I (numeri immaginari) per la semplice ragione che verrebbe meno il termine positivo di confronto per cui lo definiamo appunto “immaginario”.
Ora se la matematica fosse in sé stessa assurda, lo sarebbe anche la fisica e ogni scienza “settoriale” che faccia strutturalmente uso della matematica, dei suoi oggetti e concetti. Ma alla conclusione dell’ assurdità assurda della matematica si giunge accogliendo le stesse istanze positivistiche anti-metafisiche. Ma il positivismo (e lo scientismo) nega sé stesso.
Questa tesi è una reductio ad absurdum che possiamo schematizzare così:
- Il positivismo nega la metafisica e la filosofia prima, riducendo tutto a dato empirico e convenzione scientifica.
- La scienza dipende strutturalmente dalla matematica.
- La matematica, privata dei suoi fondamenti ontologici (l’Unità come principio), diventa logicamente inconsistente.
- Conclusione: Il positivismo, negando la filosofia, distrugge la matematica e, di riflesso, annulla la validità della scienza stessa che pretenderebbe di elevare a unica verità.
Ora se la filosofia non può essere sensatamente negata senza negare il valore epistemico della matematica stessa, e siccome spettano al filosofo le dimostrazioni “ultime” , quelle riguardanti i fondamenti e cioè i principi primi e le cause prime tra cui Dio , allora è insensato per sé volersi aggrappare alle scoperte scientifiche stesse per negare la dimostrabilità stessa dell’ Essere per sé sussistente (Dio). Tale pretesa è assurda. Negare a priori la dimostrabilità di Dio usando i risultati scientifici è un errore categoriale. Ora se il positivista e il formalista più estremista dicesse che la matematica sarebbe solo un gioco sintattico, si potrebbe rispondere come segue:
se le regole sono totalmente e radicalmente arbitrarie, potremmo inventare infinite matematiche basate su regole assurde e auto-contraddittorie. Se scegliessimo una sintassi che nega il principio di non-contradizzione o l’unità, non otterremmo una “matematica alternativa”, ma l’assurdo. La sintassi stessa richiede un senso (semantica) per essere costruita. Per stabilire una regola sintattica, devo già possedere i concetti di “identità”, “successione”,”relazione”, “regola”, ecc.. Questi concetti non sono sintattici, sono pre-sintattici. E così se la sintassi non poggia sulla semantica (il senso), e la semantica non poggia sull’ontologia (l’essere), la matematica stessa diventa un un nichilismo relativista messo a sistema, il che è una contraddizione in termini. In altri termini sarebbe un puro delirio.
Questo argomento, poi, non è una petitio principii perché la prima parte è una semplice enunciazione della tesi e la tesi non è “Dio esiste” ma “spetta alla solo filosofia e non alle altre scienze dimostrarlo e prendere in considerazione la stessa dimostrabilità di Dio”. L’ argomento può essere sintetizzato a mio modesto avviso nel modo seguente: la matematica processa tutto (R) ma (R) è strutturalmente costituito da (N) e si costruisce a partire da (N) ma N si costruisce grazie all’ unità di misura che è metricamente convenzionale ma tale convenzione per essere logicamente valida suppone la validità del concetto di unità. Ora tale validità è presupposta nella costruzione stessa di (N) e quindi dal punto di partenza della stessa matematica in tutto (R). Pertanto è presupposto dalla matematica in sé. Se presupposto dalla matematica in sé allora non compete ad essa lo studio dell’ unità in quanto tale ma ad una scienza superiore fondativa. Ora se è fondativa della struttura matematica delle scienze seconde non può essere che prima ma appunto questa scienza prima non può che essere la scienza dell’ ente in quanto tale e delle cause che gli competono in quanto tale. Pertanto nessuna scienza in quanto seconda può avocare a sé il compito di dimostrare se esista o meno la Causa efficiente prima (quella che chiamiamo Dio). Tale compito spetta alla filosofia prima comunemente nota col nome di metafisica. Quindi non possono essere valide le cosiddette “prove matematiche dell’ esistenza di Dio” né possono essere validi gli argomenti presunti matematici che la negano, per la semplice ragione che tale compito esula dalle competenze della stessa matematica.
E ancora: 1) il passaggio non è direttamente dalla nozione di unità alla nozione di causa efficiente prima. Il passaggio è dalla nozione di unità in quanto unità a quella di una scienza che la prenda a tema in quanto tale. Ora se la nozione di unità è alla base di quella scienza per mezzo della quale almeno si pensa poter fondare, se non talora secondo alcuni ridurre, le altre scienze ma non è tematizzata dalla stessa allora si deve ammettere almeno che esista una scienza che la superi. Ma la nozione di unità qua talis è trascendentale perché vale per ogni realtà e aspetto della realtà in quanto è l’ indivisum in se et divisum a quolibet alio, allora essa si converte nella stessa nozione di ente (ens et unum convertuntur) e pertanto è a livello ontologico che essa va studiata in sé; 2) ma la stessa nozione di Dio è la nozione della causa efficiente prima come causa trascendentale ossia dell’ ente in quanto habet esse. Pertanto se esiste una scienza capace di tematizzare l’ ente in quanto ente essa sarà l’ unica capace di produrre un discorso sensato intorno a questa causa; 3) sulla convenienza: non è l’ argomento più forte a sostegno della necessità epistemologica della metafisica, ma non vuole nemmeno apparire tale, e tuttavia può essere di accompagnamento a quelli più radicali.
La matematica non può auto-fondarsi perché mostra di avere delle precondizioni per la sua stessa validità epistemica e le pre-condizioni di una scienza non possono essere studiate dalla scienza medesima per definizione stessa di pre-condizione. Esiste pertanto un piano epistemico non solo di grado ma di natura superiore a quello della stessa matematica. Questo piano superiore è quello della filosofia prima. In altri termini ancora, le leggi della fisica, ad esempio, sono inintellegibili senza la matematica, e la matematica è un’allucinazione senza un fondamento ontologico che ne garantisca il senso. In conclusione: se lo scientista rifiuta la filosofia, deve accettare che la matematica sia assurda. Ma se la matematica è assurda, la scienza è falsa. Dunque, lo scientismo è materialmente incoerente. Oppure si comprende la necessità dell’ontologia (filosofia prima) ed allora deve ammettere che la questione dell’esistenza di Dio spetta solo al filosofo, dal punto di vista della conoscenza naturale. Tuttavia come si confuta lo scientismo allo stesso modo si scarta la facile apologetica superficialmente “iper-concordista” perché risultano invalide le stesse “prove matematiche” dell’esistenza di Dio. Dio non può essere il risultato di un limite, di un integrale e così via, perché se lo fosse, sarebbe un ente misurabile tra gli altri enti misurabili e non il Principio dell’Essere. Ma abbiamo provato come la matematica stessa non può nemmeno fondare sé stessa. A fortiori non può trattare del valore ontologico dei suoi oggetti stessi.
Dunque la questione di Dio è una questione di Filosofia Prima. Spetta alla metafisica studiare l’Ente in quanto tale e le sue cause.
L’argomento non nega alcun valore epistemico alla “scienza”, ma cerca di rimetterla al suo posto, diciamo così, proteggendola dal diventare un’ideologia (lo scientismo) che finirebbe per annullare la sua stessa validità logica.
Mario Padovano OP



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