Renato Caccioppoli (1904–1959) è stato uno dei matematici italiani più brillanti e, allo stesso tempo, più enigmatici del Novecento. Napoletano di nascita, Caccioppoli si distinse per le sue straordinarie capacità logiche e per le sue geniali intuizioni… continua per la Nota introduttiva.
Se non hai letto la parte 1 del primo capitolo, clicca qui: Gioco di bimba. Un’indagine di Renato Caccioppoli, I,1.
I due attraversarono rapidamente il cortile del grande palazzo e salirono le scale facendo i gradini a due a due come dei piccoli ragazzini. Appena entrati, Caccioppoli e Don Savino andarono nello studio dove erano soliti riunirsi per discorrere dei grandi problemi della matematica. Nel frattempo, il professore aveva preso da una vetrinetta posta dietro la scrivania una bottiglia di whiskey, ne versò due dita per sé e una per il sacerdote che meccanicamente prese il bicchiere e tracannò il contenuto come un uomo assetato dopo una lunga marcia nel deserto.
Caccioppoli si accomodò sulla sedia e attese. Don Savino fece un gran respiro. Dopo qualche secondo, prese coraggio e cominciò a raccontare.
«Renato – e lì il professore si accorse che la questione era grave assai, raramente Don Savino usava il nome per rivolgersi al professore – Renato, avevo appena finito di recitare la compieta[1] ed ero pronto per andare a letto, quando i miei piani abituali sono stati interrotti dallo squillo del telefono. Già questo fatto mi insospettì, nessuno mi cerca ad ora tarda. Lo sapete, voi, che il mio lavoro di pastore si svolge sempre di giorno…».
«Certo, certo…chi era?».
«La nostra giovane amica Silvia».
Le sopracciglia di Caccioppoli si inarcarono. Silvia era una degli allievi più promettenti del matematico. Era ormai nelle sue grazie per quella disinvoltura tutta giovanile e quel modo frizzante di affrontare e risolvere i problemi. Non era semplice entrare in sintonia con Caccioppoli, ma la giovane donna fin dal primo momento, con quel suo sguardo malinconico e le sue geniali capacità intuitive, aveva trovato la chiave giusta per entrare nelle sue simpatie.
«Cosa voleva?» – chiese. La voce ebbe un leggero tremito per il timore della risposta.
«Mi dice “Don Savino dovete perdonarmi, io non l’ho fatto di proposito. Ora però vuole uccidermi”. Ho cercato di calmarla, ma niente. Erano solo singhiozzi e pianti».
«E cosa ha fatto?».
«Vista la situazione, le ho detto di non muoversi da casa e di aspettarmi per parlare di persona, ma lei continuava “No, Don Savino, il professore cosa dirà” ed io “Cosa dirà Renato? Perché? Cos’è successo figliola?”. Niente, non riusciva a parlare. Nel mentre cercavo di calmarla, ho rimesso il mio abito…».
Il sacerdote sembrava ora avere un groppo in gola.
«Vuole un altro sorso di liquore?» – chiese con inconsueta delicatezza Caccioppoli.
Il sacerdote declinò e, dopo un altro grande respiro, continuò.
«Dall’altro capo del telefono, Silvia ormai non parlava più con me. La sentivo solo armeggiare, poi d’improvviso un colpo di pistola…».
Il volto del matematico divenne, se possibile, ancora più cadaverico. Gli occhi vennero come presi da un nero di angoscia innaturale. Quando Don Savino proferì quelle parole, sentì il suo cuore sobbalzare nel petto come volesse uscire e raggiungere subito la donna.
«…a quel punto ho lasciato cadere la cornetta e sono andato da lei. Lì, ho trovato una scena – e le lacrime iniziarono a solcare il viso del sacerdote – una scena…».
«Ho capito – disse Renato, comprendendo il momento – cosa ha fatto dopo? Ha chiamato la polizia?».
«No, sono venuto qui da voi… subito, perché in una mano, in un pugno chiuso, aveva questo».
Don Savino allungò un pezzo di carta. Caccioppoli lo afferrò con una rabbia indicibile e lo guardò. Sopra c’era scritto qualcosa a prima vista incomprensibile per tutti, tranne che per loro due.

Giovanni Covino
Note al testo
[1] La compieta è l’ultima delle ore canoniche della liturgia cristiana, recitata o cantata prima del riposo notturno. Il termine deriva dal latino completorium, che significa “compimento” o “conclusione”, poiché conclude la giornata liturgica.
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