Trascrizione
Pip: Briciole filosofiche torna con una domanda che gli antichi greci risolvevano bevendo insieme — il che, devo ammettere, è un metodo pedagogico che avrei apprezzato all’università.
Mara: Giovanni Covino ci porta al cuore del Simposio di Platone: che cos’è davvero Eros, e cosa ha a che fare con la filosofia. Iniziamo da lì.
Che cos’è l’eros? La filosofia come desiderio del Bello
Pip: Il Simposio non è solo un dialogo sull’amore — è un esperimento su cosa succede quando persone diverse, con visioni diverse, provano a dire la verità su un’unica parola: Eros. La domanda che il testo pone è radicale: il desiderio è una mancanza o una forza?
Mara: Il post apre ricordando che il simposio era una pratica educativa precisa, e cita le Leggi di Platone per spiegarlo: “le anime dei bevitori fondono come il ferro e perciò si fanno più malleabili e ritornano allo stato infantile sì da risultare facile oggetto di educazione nelle mani di chi può e sa formarle e plasmarle appunto come fossero in giovane età.”
Pip: Quindi bere insieme non era evasione — era una forma di ammorbidimento dell’anima, un prerequisito per ricevere formazione. Il contesto del dialogo non è decorativo: è già filosofia applicata.
Mara: Esatto. Il dialogo è narrato a più voci — Apollodoro riferisce ciò che gli ha raccontato Aristodemo, presente al banchetto. E i protagonisti sono diversi: Fedro, Pausania, Erissimaco, Aristofane, Agatone, Socrate, e infine Alcibiade. Ognuno elogia Eros a modo suo.
Pip: Aristofane è quello che rende tutto antropologicamente inquietante nel modo migliore: gli esseri umani sono metà di qualcosa che è stato spezzato, e l’amore è la ricerca dell’altra metà.
Mara: Il testo lo cita direttamente: “questa era la nostra antica natura, e che noi eravamo tutti interi. Perciò al desiderio e all’aspirazione dell’intero si riferisce il nome di Eros.”
Pip: È una definizione che funziona ancora oggi — Eros come nostalgia strutturale dell’essere.
Mara: Socrate però sposta tutto. Attraverso le parole della sacerdotessa Diotima, Eros diventa un demone intermedio tra dei e uomini, figlio di Poros e Penia, abbondanza e povertà. E da lì la conclusione: “è necessario che Eros sia filosofo e, in quanto filosofo, che sia intermedio fra il sapiente e l’ignorante.”
Pip: Il filosofo non sa ancora — ma desidera sapere. Eros e filosofia sono la stessa tensione.
Mara: Questa tensione culmina nella “scala di Eros”: un’ascesa metafisica verso il Bello in sé, che “sempre è, e che non nasce né perisce.” Il finito che cerca l’infinito, il mortale che cerca l’immortale.
Pip: E poi arriva Alcibiade, ubriaco, che vorrebbe scambiare saggezza con favori — e Socrate lo ferma con una sola immagine: non si scambiano armi d’oro con armi di bronzo.
Mara: È il punto etico del dialogo: la filosofia non è merce. Eros autentico non negozia — aspira.
Pip: Dal desiderio come mancanza alla bellezza come fine — il passo successivo è chiedersi cosa costruiamo su questa base.
Mara: Eros come filosofo, il simposio come palestra dell’anima: Platone non separa mai il desiderio dalla conoscenza.
Pip: La prossima volta vedremo dove porta questa ascesa — ammesso che riusciamo a non fermarci a metà scala.
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