Pip: Briciole filosofiche — dove il cuore umano viene smontato pezzo per pezzo, e rimontato con mani più gentili di quelle che lo hanno rotto.
Mara: Giovanni Covino ci porta oggi nel territorio della conversione: Manzoni, l’Innominato, e quella domanda sull’eternità che irrompe nel silenzio di una notte. Cominciamo da lì.
L’Innominato e il «guazzabuglio del cuore umano»
Pip: Il tema del post è la conversione dell’Innominato nei Promessi Sposi — non come evento improvviso, ma come lungo travaglio interiore in cui la grazia lavora senza forzare la libertà dell’uomo.
Mara: Il ritratto di partenza è quello di un uomo che non riconosce nulla sopra di sé: “dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto.”
Pip: È la descrizione di una condizione spirituale, non solo di un potente seicentesco. L’autonomia assoluta si rovescia in schiavitù: chi non vuole nulla sopra di sé finisce per essere dominato da ciò che crede il proprio bene.
Mara: L’incrinatura comincia prima ancora dell’incontro con Lucia — Manzoni la descrive come “se non un rimorso, una cert’uggia delle sue scelleratezze.” Non ancora pentimento, solo disagio. L’io che resta solo con se stesso e non trova pace.
Pip: Poi arriva Lucia, inerme e spaventata, che prega ad alta voce. E quella preghiera fa esplodere l’Innominato: “coloro che non possono difendersi da sé, che non hanno la forza, sempre han questo Dio da mettere in campo.” La rabbia tradisce esattamente la fragilità che vuole nascondere.
Mara: Lucia diventa uno specchio. L’Innominato vede nella sua innocenza tutto ciò che la propria esistenza non è. Manzoni richiama qui, implicitamente, Agostino: dal male compiuto Dio sa far scaturire un bene.
Pip: La notte è il cuore del dramma. L’Innominato tiene in mano una pistola e la domanda sull’eternità lo blocca: se quell’altra vita non c’è, perché morire? E se c’è?
Mara: Il testo è preciso: “A un tal dubbio, a un tal rischio, gli venne addosso una disperazione più nera, più grave, dalla quale non si poteva fuggire, neppur con la morte.” Kierkegaard, richiamato nel post, chiamerebbe questo il momento in cui l’eterno dissolve l’illusione.
Pip: E poi l’incontro con il cardinale Borromeo — non un trionfo, ma un abbraccio. L’Innominato arriva “straziato da due passioni opposte”: il desiderio di sollievo e la vergogna di cedere.
Mara: Manzoni costruisce qui, scrive il post, una riflessione filosofica, teologica e psicologica insieme. Il “guazzabuglio del cuore umano” non è solo una formula letteraria — è la mappa di una lotta che si combatte nell’intimità di ogni esistenza.
Pip: Alla fine, l’Innominato non è un personaggio seicentesco. È chiunque abbia tenuto in mano qualcosa che poteva distruggerlo e abbia sentito, nel buio, una parola più antica.
Mara: La prossima volta, vedremo dove ci porta Briciole filosofiche. Il cuore umano ha ancora molto da dire.
Podcast generato da L’Innominato con strumenti WordPress



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