Trascrizione
Pip: Briciole filosofiche — dove si va a cercare il senso dell’essere e si torna con più domande di prima. Benvenuti.
Mara: Oggi ripercorriamo il pensiero di Martin Heidegger, attraverso un ritratto che Giovanni Covino costruisce in due movimenti: prima l’analitica esistenziale, poi la svolta verso una filosofia evocativa.
Pip: Due Heidegger al prezzo di uno. Cominciamo dall’analitica esistenziale.
Ritratti di filosofi: Heidegger tra esistenza e linguaggio
Mara: Il punto di partenza è Essere e tempo del 1927: Heidegger vuole determinare il senso dell’essere, e per farlo analizza l’unico ente che si pone questa domanda — l’uomo, il Dasein, l’essere-nel-mondo.
Pip: E l’essere-nel-mondo non è solo una collocazione geografica. Porta con sé altri esistenziali fondamentali: l’essere-con-gli-altri e, soprattutto, l’essere-per-la-morte.
Mara: Proprio la morte è l’esistenziale centrale. Il testo dice che chi non affronta questa possibilità estrema resta nell’esistenza inautentica, quella che “non ha il coraggio dell’angoscia di fronte alla morte” — e rimane nell’anonimato del si dice, del si fa.
Pip: Quindi l’angoscia non è il problema, è la cura. Affrontarla è il modo per fare scelte davvero proprie.
Mara: Esatto. Ed è il passaggio dal piano ontico a quello ontologico: si smette di vivere tra le cose e si comprende la verità del proprio essere-nel-mondo. Essere e tempo però rimane incompiuto — Heidegger stesso ammette che mancava il linguaggio adatto per dire ciò che voleva dire.
Pip: Il che prepara la svolta degli anni Trenta, la Kehre: lo stile diventa evocativo, argomentativo molto meno.
Mara: Sì, e da lì si susseguono scritti come L’origine dell’opera d’arte, Hölderlin e l’essenza della poesia, Sentieri interrotti — tutti percorsi per avvicinarsi alla verità dell’essere. Il fulcro diventa il linguaggio, definito “casa dell’essere”: “nel pensiero l’essere perviene al linguaggio. Il linguaggio è la casa dell’essere. Nella sua dimora abita l’uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora.”
Pip: I poeti come guardiani dell’essere. Non male come mansione.
Mara: Il ritratto chiude con una riflessione critica netta: il secondo Heidegger risulta affascinante ma oscuro, quasi un volontario non-dire. Il primo, invece, con la sua analitica esistenziale, è giudicato più lucido — pur con il limite che Edith Stein gli riconosce: una chiusura dell’uomo nell’orizzonte della temporalità, senza alcuna prospettiva ulteriore.
Pip: Esistenza autentica, linguaggio come dimora, morte come maestra. Heidegger non alleggerisce.
Mara: No. Ma forse è proprio questa la filosofia che non si lascia ignorare. Alla prossima.
Episodio tratto da Ritratti di filosofi: Martin Heidegger e generato con WordPress.



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