Filosofia, scienza, intelligenza artificiale. A colloquio con Michele Marsonet

Michele Marsonet è professore ordinario di Filosofia della scienza e di Metodologia delle scienze umane nel Dipartimento di Filosofia dell’Università di Genova. I suoi interessi spaziano dalla logica al linguaggio, dall’etica alla metafisica, dalla bioetica all’intelligenza artificiale. Tra le sue pubblicazioni: Introduzione alle logiche polivalenti, Abete, Roma 1976, Logica e impegno ontologico, Angeli Editore, Milano 1981, Elementi di Filosofia della scienza, CLU, Genova 2008, Idealism and Praxis, Ontos Verlag, Frankfurt-Paris-Lancaster 2008. Ha, inoltre, curato numerosi volumi come Scienza e religione sono incompatibili?, ECIG, Genova 2011, Può esistere l’uomo robot? Valore e limiti dell’intelligenza artificiale, Ecig, Genova 2013, Il ruolo della bioetica oggi. L’etica fra medicina e filosofia, Ecig, Genova 2014.

Professore, Lei si occupa di Filosofia della scienza. Potrebbe dirci in cosa consiste il Suo lavoro? Che cosa indaga un filosofo della scienza?

La Filosofia della scienza è la disciplina che analizza le problematiche filosofiche e metodologiche che sorgono in ambito scientifico, e riveste una notevole importanza considerato il ruolo che la scienza oggi svolge nella crescita della conoscenza umana. Molti sono i problemi che affronta, e mi limito a citarne alcuni. C’è una sola scienza o è preferibile parlare di “scienze” al plurale distinguendo, per esempio, le scienze naturali ed empiriche da quelle umane e storico-sociali? Esiste davvero il metodo scientifico o hanno ragioni gli epistemologi – come Feyerabend – che ne negano il valore? Nel secondo caso si aprono le porte della conoscenza a dilettanti e improvvisatori di ogni tipo come purtroppo sta accadendo ai nostri giorni. La scienza ha dei limiti come ogni impresa umana o dobbiamo presumere che nulla le è precluso? In quest’ultimo caso si cade subito nello scientismo. Infine il filosofo della scienza deve sempre essere attento ai risvolti etici del progresso scientifico, tema che oggi sta diventando sempre più rilevante.

In base a quanto detto, quali sono i rapporti tra la filosofia e la scienza?

Nel corso degli ultimi due secoli il positivismo prima e in seguito il neopositivismo logico hanno ipotizzato la fine della filosofia, adducendo come ragione il fatto che la scienza avrebbe occupato ogni spazio della conoscenza. In realtà questo non è accaduto. La scienza non è in grado di rispondere a ogni domanda poiché anch’essa è intrinsecamente fallibile e, soprattutto, in continuo divenire. Se la scienza davvero raggiungesse lo stadio della completezza (“teoria del tutto”), gli esseri umani non avrebbero più quesiti da porre, e non avrebbero più motivo di stupirsi di fronte alla realtà. La filosofia continua dunque a svolgere il suo ruolo di stimolo e di coscienza critica “anche” nei confronti della scienza.

La scienza ha fatti notevoli passi in avanti. È di estremo interesse la questione dell’intelligenza artificiale. Potrebbe dirci, brevissimamente, che cos’è l’A.I.?

L’intelligenza artificiale, in fondo, è il coronamento di un vecchio sogno dell’umanità, quello di riprodurre e meccanizzare il processo del pensiero. C’è inoltre un altro presupposto tacito: l’eliminazione della mente, entità misteriosa e inafferrabile, a favore del cervello, ente fisico sul quale si può sperimentare. Confesso di nutrire qualche perplessità sul concetto stesso di “intelligenza artificiale”, e non sono certamente il solo ad avere dubbi. Per esempio, quando si afferma che sistemi artificiali come “Deep Blue” sono in grado di battere dei grandi campioni di scacchi, si vuole anche dire che tali sistemi hanno “l’intenzione” di vincere? Io non lo credo, ma altri studiosi pensano il contrario. È un altro capitolo dell’antica disputa tra chi riduce tutta la realtà alla dimensione fisica, e chi invece ritiene che ciò non sia possibile.

Quali sono le potenzialità e i rischi dell’A.I.?

Le potenzialità sono enormi, basti pensare al ruolo crescente degli automi in ogni aspetto della vita nostra quotidiana. Le aveva già individuate Isaac Asimov nel suo ciclo dei Robot. Ma pure i rischi sono enormi e toccano in primo luogo la dimensione etica, e anche in questo caso Asimov affrontò bene il problema con le sue leggi della robotica. Comunque pare assai difficile tornare indietro. Occorre affrontare la questione elaborando dei codici etici in grado di regolamentare l’utilizzazione e lo sviluppo dei sistemi artificiali.

Qual è, secondo Lei, il compito del filosofo oggi?

Direi che è sempre lo stesso: rappresentare la coscienza critica delle azioni umane. Senza sopravvalutare il ruolo della filosofia come fece il marxismo, e senza sottovalutarlo come ha fatto più recentemente la tradizione analitica. Nella storia del pensiero occidentale c’è sempre stato chi ha proclamato la “fine della filosofia”. Si è sempre trattato, tuttavia, di morti solo apparenti, giacché la filosofia è in ogni occasione risorta rinnovando il proprio vocabolario e senza tradire i suoi obiettivi di fondo.

Intervista a cura di Giovanni Covino


2 pensieri su “Filosofia, scienza, intelligenza artificiale. A colloquio con Michele Marsonet

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