Il problema della non-esistenza di Dio: l’ateismo difficile

La filosofia, come ho avuto modo di dire in altri articoli (sezione Filosofia), è, nella sua essenza, ricerca della causa ultima della realtà. L’uomo, osservando il mondo, intuisce la necessità di un “Fondamento”; intuisce che la realtà, in continuo divenire, necessita di una spiegazione.

Dare ragione di ciò di cui facciamo esperienza.

Da qui, da questa semplice intuizione nascono tutti i grandi “sistemi di pensiero”, quei “sistemi” che ancora oggi affascinano e fanno discutere.

Questa breve introduzione ci permette di entrare nel vivo del tema di questo articolo: il problema della “non-esistenza” di Dio. Quando si parla del problema del fondamento bisogna comprendere che la filosofia giunge a Dio non conoscendo Dio in sé, come se il Principio fosse oggetto del discorso, ma giunge a Dio terminando il discorso. Oggetto di indagine è il mondo nel suo divenire. Guardare la questione da questa prospettiva aiuta per due ragioni:

  • la prima. Permette di rispondere all’obiezione di coloro che, affermando giustamente la trascendenza di Dio, deducono erroneamente la sua inconoscibilità. Se Dio è termine del discorso, l’obiezione cade: il Fondamento non è conosciuto nella sua essenza. Io, in altri termine, so per certo che esiste questo Fondamento e che questo Fondamento ha determinati attributi, pur non avendo esperienza diretta. Per fare un esempio più semplice: conosco la funzionalità di un motore, pur non conoscendo perfettamente i meccanismi. Il discorso sull’essenza di Dio potrebbe essere fatto, pur sempre in modo limitato, nell’ambito della c.d. “teologia rivelata” o “sacra teologia”, scienza che parte da ciò che Dio stesso ha detto di Sé.
  • la seconda. Permette di comprendere che in questione non deve essere posta l’esistenza, ma la “non-esistenza” di Dio. La necessità del Fondamento è una necessità metafisica e la problematicità del divenire rimane tale proprio con la negazione del Fondamento.

Proprio questi motivi, il filosofo francese Étienne Gilson, in un piccolo ma denso studio, era molto più incuriosito dal c. d. ateismo filosofico che dalle prove dell’esistenza di Dio. Leggiamo quanto dice:

Proprio perché l’esistenza di Dio mi pare spontaneamente certa, sono curioso delle ragioni che altri possono avere per dire che Dio non esiste. Per me, è la non-esistenza di Dio che fa problema. Desidero quindi conoscere e mettere alla prova alcune delle ragioni invocate a favore dell’ateismo

Étienne Gilson, L’ateismo difficile, Milano 1986, p. 13.

La spontaneità di cui parla Gilson non deve essere interpretata come segno di ingenuità. Il filosofo esprime nel brano semplicemente quanto detto in apertura: ogni “sistema di pensiero” ha, alla sua base, l’intuizione della necessità del Fondamento.

Se la morte di Dio significa la sua morte finale e definitiva nello spirito degli uomini, la vitalità persistente dell’ateismo costituisce per l’ateismo stesso la più seria difficoltà. Dio sarà morto negli spiriti solo quando nessuno penserà più a negare la sua esistenza. Nell’attesa che l’ateismo finisca con lui, la morte di Dio rimane un rumore che aspetta ancora conferma.

Étienne Gilson, L’ateismo difficile, Milano 1986, p. 22.

La questione più interessante è, quindi, la negazione. Il vero problema è la “non-esistenza” più che l’esistenza di Dio.

Giovanni Covino

Un pensiero su “Il problema della non-esistenza di Dio: l’ateismo difficile

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