La pace, “tranquilla libertas”

Dopo l’articolo sul “tempo presente” di domenica scorsa, vorrei – in questa seconda tappa dell’Avvento – proporre una riflessione sulla pace. Il salmo 84, riferendosi alla venuta del Signore e al conseguente annuncio della salvezza, recita: “Amore e verità s’incontreranno, giustizia e pace di baceranno”. Nella tradizione cristiana questi versi sono molto importanti e numerosi sono stati i commenti nella bimillenaria storia del cristianesimo. Tuttavia, essi hanno anche grande rilievo filosofico. La Sacra Scrittura offre al filosofo la possibilità di riflettere sui temi più svariati e, nello specifico, sul legame tra l’amore e la verità, nonché sul rapporto tra la giustizia e la pace. È proprio quest’ultima coppia che ci interessa.

La pace ha uno stretto legame con la giustizia: per ottenere quella che Cicerone definiva “tranquilla libertas” occorre, infatti, “raddrizzare i nostri sentieri”, vivere bene, in definitiva essere giusti. Ciò vale sia da un punto di vista personale, cioè in riferimento alla nostra vita interiore, che dal punto di vista sociale, vale a dire nelle nostre relazioni con gli altri e, allargando il nostro discorso, nell’ambito istituzionale (sia sul piano nazionale che su quello internazionale). Insomma, come dice sant’Agostino – nel commento al salmo sopracitato – la “pace è un frutto soave della giustizia”: non è possibile amare l’una senza avere l’altra.  

Soffermandoci sulla pace intesa come armonia della vita interiore, pensiamo alle parole di Platone sull’equilibrio tra passione e ragione, all’ordine dell’amore del già citato sant’Agostino o alle riflessioni di san Bonaventura sul desiderio, senza dimenticare Aristotele, Cartesio, Kant o agli esponenti del personalismo del secolo scorso. Sono solo alcuni esempi che ci mostrano lo stretto legame di cui sopra.

Quanto appena detto risulta valido anche se spostiamo il discorso volgendo l’attenzione ai rapporti sociali e istituzionali. Il rapporto con gli altri, del singolo con le istituzioni, di uno Stato con gli altri Stati trova, infatti, nella giustizia un elemento fondamentale: senza di essa manca il debito ordine e di conseguenza l’armonia propria della pace. 

Naturalmente, il Vangelo, con il suo realismo, ci aiuta anche a capire che uno stato di pace perfetta in questo mondo è impossibile: questo desiderio è per ora destinato non realizzarsi nella sua pienezza. Ciò avverrà solo quando – come dice san Pietro – ci saranno “nuovi cieli e una nuova terra”. Qui entra in gioco la speranza cristiana che, tuttavia, non ci esime dal lavoro personale e sociale di cui si è parlato perché – come dice ancora sant’Agostino – la pace è «un bene tanto grande che normalmente non si sente nulla di più dolce, non si brama nulla di più desiderabile e da ultimo non si può trovare nulla di meglio anche nella realtà terrena e mortale” (De civitate Dei, XIX, 11).

Giovanni Covino


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