Un mistero da risolvere, un capolavoro scomparso, un investigatore d’eccezione. Briciole Filosofiche e Club Theologicum presentano un nuovo giallo estivo ispirato a uno degli episodi più affascinanti della storia dell’arte: il furto del celebre dipinto “San Girolamo scrivente” di Caravaggio.
Chi ha osato trafugare il capolavoro? Quali interessi si nascondono dietro la sua scomparsa? E come riuscirà Zerafa a risolvere un enigma che sembra senza soluzione? Chi sosterrà il frate?
L’estate del mistero è cominciata.
Se non hai letto i capitoli precedenti:
- Caravaggio, 1. Ombre su San Giovanni.
- Caravaggio, 2. Incubi.
- Caravaggio, 3. La lettera.
- Caravaggio, 4. Il valzer delle bugie.
Gli Autori
Quando aprì la busta, il cuore di Zerafa batteva all’impazzata. Al tatto questa seconda busta era sembrata diversa. E lo era: un leggero rigonfiamento faceva pensare ad un contenuto diverso dalla semplice carta scritta. Borg, dal canto suo, aspettava, senza proferire parola, mentre seguiva ogni piccolo movimento di Zerafa. Fuori un leggero vento soffiava e, di tanto in tanto, qualche goccia di pioggia ticchettava alla finestra quasi come l’orologio alla parete scandiva il tempo passare.
Erano solo quei piccoli rumori a rompere il silenzio della stanza.
Dall’altro lato della casa, arrivava solo il leggero brusio degli uomini di Borg. Il commissario aveva scelto con cura i suoi uomini: erano necessarie discrezione e prudenza, e i tre uomini che facevano parte di quella “indagine silenziosa” rappresentavano al meglio quelle virtù.
Il domenicano infilò le dita tremolanti nella busta. Il crepitio della busta sembrò quasi un tuono nella quiete della casa. Zerafa percepì immediatamente la differente consistenza del contenuto: non occorreva altro, capì immediatamente. Tirò fuori, mentre Borg osservava le mille espressioni della tensione che si muoveva sul volto di Zerafa.
“Che cos’è, padre?” – disse con un filo di voce l’ispettore.
“Sono pezzi del San Girolamo” – disse Zerafa, con un nodo alla gola.
Borg vide sul palmo della mano tre piccoli pezzi di tela: due di un colore scuro, l’altro rosso.
“Questo – disse Zerafa con un tono grave e mostrando il pezzettino di tela rosso – è la parte della tunica di San Girolamo”.
“Padre…ma questa è la prova che cercavamo. Dopo due anni di silenziosa ricerca abbiamo la certezza dell’esistenza del dipinto…”
Zerafa sembrava non ascoltate.
“…ora – continuò Borg – deve continuare ad avere contatti con i ladri, deve anzi dobbiamo continuare questo lavoro”.
Di colpo, guardando nuovamente quei pezzi di tela, come da un sogno, Zerafa si risvegliò.
“Ha ragione, Borg”.
Zerafa, quasi come in un rito sacro, prese una bustina trasparente dove ripose delicatamente i pezzi di tela. La sua mente aveva già visualizzato il loro luogo proprio, come una specie di puzzle nella sua mente apparve la tela di Caravaggio con i tre pezzi mancanti.
Mentre i due parlavano squillò il telefono. Si guardarono. Erano loro.
“Prenda tempo, padre, come ci siamo detti”.
Gli altri agenti erano tutti ai loro posti con i registratori accesi. Zerafa alzò la cornetta.
“Pronto”
“Sono Merisi” – disse l’uomo dall’altro capo del telefono con una voce camuffata.
Dalle telefonate precedenti avevano compreso la zona, ma sulla carta di Malta era un territorio troppo vasto. Occorreva più tempo per restringere il campo ed essere attenti a qualsiasi cosa. Zerafa sembrava ora un’altra persona. Aveva ritrovato una calma stoica. Era lì, fermo e immobile, con la cornetta in mano attaccata all’orecchio. Trattava con i ladri come un agente esperto.
“Sì, Merisi, allora…”.
“Ha ricevuto la lettera?” – interruppe bruscamente il ladro.
“Sì, ricevuta”.
“Ora sa che il dipinto è nelle nostre mani”.
“Allora…”
“Le regole le facciamo noi…mi ascolti bene: voi rivolete indietro il dipinto, noi come già vi abbiamo detto vogliamo soldi. Dobbiamo…”.
“Scusi – disse Zerafa, sperando di prendere più tempo – ma le regole vanno fatte insieme. Troviamo un accordo. La cifra…”.
“La cifra giusta già la conoscete: non vale quei soldi il vostro Caravaggio?”.
Zerafa sapeva che il problema era non solo trattare con i ladri, ma anche con le autorità. In questa storia, si trovava tra due fuochi. L’unico sostegno era l’ispettore Borg, il quale aveva capito che la posta in gioco non era soltanto il recupero di un dipinto. Ogni volta che sentiva padre Zerafa parlare d’arte, percepiva l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità della Bellezza. Le parole di Zerafa erano per l’ispettore come se vedere aprire uno spiraglio sul mistero dell’infinito. E in quel momento, mentre parlava con i ladri, gli occhi di Zerafa testimoniavano proprio quello.
“Certo – disse Zerafa – ma non è facile trovare quella somma”.
“Beh…per noi è facile trovare altri acquirenti”.
Sentendo quelle parole, Zerafa decise di passare all’attacco. Era una mossa pericolosa, ma sentì che quello era il momento giusto per fare quella mossa.
“Se aveste avuto acquirenti non staremmo trattando ora”.
Gli agenti spalancarono gli occhi. Erano tutti colpiti da quella mossa tanto improvvisa quanto pericolosa. Dall’altro lato della cornetta, vi era un silenzio altrettanto sorprendente. Cosa stavano pensando i ladri? Erano stati semplicemente spiazzati da quel nuovo modo di trattare o cosa?
L’ispettore Borg era stato l’unico a non scomporsi. Sapeva che quel momento sarebbe arrivato. Era in attesa come Zerafa della risposta. Nel mentre, la pioggia fuori aveva cominciato a scendere con maggiore intensità: non era più un orologio che scandiva il tempo, ma sulle finestre tamburellava incessante, una specie di conto alla rovescia per i ladri. Dopo qualche altro secondo di silenzio, la risposta arrivò.
“Lei scherza con Merisi, ma Merisi non ha voglia di scherzare…”.
“Non scherzo affatto” – disse con voce sicura Zerafa.
“Se non ci siamo mossi non è per mancanza di acquirenti…” – rispose il ladro.
In quel momento, mentre stava per terminare la sua frase, Zerafa percepì un rumore in lontananza e fissò subito Borg, mentre il ladro sussurrava “chiudi”, poi seguì il rumore della linea del telefono che viene messo giù.
Padre Zerafa si era mosso con grande abilità. Senza lasciarsi trascinare dall’emozione, era riuscito a ottenere dagli anonimi interlocutori informazioni sufficienti perché gli investigatori potessero lavorare. I tecnici della polizia erano finalmente riusciti a circoscrivere l’area da cui provenivano le telefonate. Non si trattava ancora di un indirizzo preciso, ma di una porzione della città abbastanza limitata da rappresentare una vera svolta dell’indagine.
Zerafa e Borg stesero sul tavolo una grande mappa della città. Le dita scorrevano lentamente tra le strade, le piazze e i vicoli segnati dai tecnici. Ogni quartiere, ogni edificio poteva nascondere una traccia decisiva. Per la prima volta da quando il dipinto era scomparso, la nebbia che avvolgeva il caso sembrava diradarsi.
“Secondo lei, Borg, cos’era quel rumore?” – chiese Zerafa.
“Sembrava quasi il fischio di una frenata o di un treno…”.
“Sì, e se – le dita di Zerafa scorrevano – fosse questo?”
L’indice destro si era fermato con decisione su una vecchia fabbrica di scarpe.
Giovanni Covino – Briciole Filosofiche
Fr Gabriele Scardocci OP – ClubTheologicum
Clicca qui per il capitolo terzo: Caravaggio, 6.
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