“Da uomini nobili, nobili azioni”: il bene e la virtù dell’amicizia

Trascrizione

Pip: Briciole filosofiche — filosofia in briciole, come suggerisce il nome. Oggi Giovanni Covino ci porta in territorio aristotelico-tomistico, dove l’amicizia non è solo un sentimento ma una virtù che tiene in piedi la società.

Mara: Esatto. Il tema centrale è l’amicizia come valore morale e come habitus — qualcosa che si coltiva, che ordina i rapporti con gli altri, e che cresce proprio attraverso la pratica. Partiamo da lì.

Ordo amoris: l’amicizia come virtù che ordina la vita comune

Pip: La domanda di fondo è questa: l’amicizia è solo un legame affettivo, oppure ha una struttura morale precisa — qualcosa che la ragione può definire e che la volontà deve coltivare?

Mara: Tommaso d’Aquino risponde con una definizione tecnica, e vale la pena leggerla per intero: “Poiché la virtù è ordinata al bene, là dove si riscontra un bene speciale da compiere è necessario che vi sia una virtù speciale. Ora il bene è costituito dall’ordine, per cui l’uomo nella vita quotidiana deve essere ordinato come si conviene in rapporto agli altri, sia negli atti che nelle parole: in modo cioè da trattare tutti secondo il dovuto. Si richiede quindi una virtù speciale che conservi l’ordine suddetto. E questa virtù è denominata amicizia o affabilità.”

Pip: Quindi non stiamo parlando di simpatia o di affinità elettiva. L’amicizia, per Tommaso, è ciò che tiene in ordine il tessuto quotidiano dei rapporti — anche con chi non ci è particolarmente caro.

Mara: Precisamente. Il post distingue tra l’amicizia in senso stretto e quel minimo di affabilità che deve regolare ogni rapporto, escludendo qualsiasi forma di simulazione. Il rispetto per l’altro si esprime nel desiderare il suo vero bene — e questo include anche il richiamo, l’ammonimento, quando serve.

Pip: Il che rovescia l’idea che l’amicizia autentica significhi accettare tutto. Correggere l’amico è un atto d’amicizia, non una violazione.

Mara: È esattamente il punto che Aristotele sviluppa nell’Etica nicomachea, citato nel post: “L’amicizia degli uomini virtuosi è virtuosa e cresce col loro frequentarsi. Si ritiene, poi, che diventino anche migliori col mettere in atto l’amicizia, cioè correggendosi a vicenda: essi, infatti, si modellano l’uno sull’altro, imitando le qualità che loro piacciono; di qui il detto: Da uomini nobili, nobili azioni.”

Pip: La virtù è contagiosa. Non per osmosi, ma per imitazione consapevole — si sceglie di modellarsi su chi si stima.

Mara: Il post segnala anche una bibliografia per chi vuole approfondire: il De amicitia di Cicerone e il volume di Majuri sull’amicizia restano riferimenti solidi per una panoramica più ampia sul tema.

Pip: Dall’ordine nei rapporti quotidiani all’ordine interiore — il passo è breve, e vale la pena farlo.


Mara: L’amicizia come virtù ordinatrice: non un sentimento spontaneo, ma una pratica che plasma chi la esercita.

Pip: E se i nobili producono azioni nobili per imitazione reciproca, forse vale la pena scegliere con cura chi si frequenta. Alla prossima.

Episodio tratto dalla rubrica Ordo amoris e generato con WordPress.

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Giovanni Covino, autore e curatore del blog.

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